Ikigai: la filosofia di vita di chi arriva a 100 anni

Era l’autunno del 1942 quando Viktor Frankl, un neurologo e psichiatra viennese di origini ebree, venne deportato, insieme ai suoi familiari, nel campo di concentramento di Theresienstadt. Poco tempo dopo venne trasferito ad Auschwitz ed in altri due campi di concentramento prima di essere finalmente liberato.

Lungo il corso degli anni che trascorre in quell’inferno, vive delle esperienze terribili durante le quali riesce ad analizzare il proprio comportamento e quello degli altri. Le sue considerazioni lo portano ad un’intuizione molto significativa: le persone che avevano più probabilità di sopravvivere, erano quelle che si orientavano verso un senso per cui avrebbero potuto realizzarsi in futuro.

Nel 2008, i ricercatori della Tohoku University hanno potuto constatare un fenomeno molto simile in un contesto completamente diverso.  Sono stati pubblicati i risultati di quelli che sono conosciuti come gli “Studi Ohsaki“, nei quali sono state analizzate 43.391 persone durante 7 anni.

Si è scoperto che gli uomini e le donne con l’ikigai vivono di più, non solo sono meno soggetti a morire per via di malattie cardiovascolari, ma anche per cause esterne. Un’ulteriore studio effettuato dalla Iwate University, nel quale sono state prese in esame più di 73.000 persone per 5 anni, è arrivato alla stessa conclusione.

Cos’è l’Ikigai? 

Tutto sembra indicare che, oltre alla dieta, l’altro segreto dei giapponesi, soprattutto di quelli centenari, si trova proprio nell’ikigai, una motivazione vitale, quel qualcosa che dà la forza di alzarsi tutte le mattine e di continuare a vivere.

La parola ikigai proviene dai vocaboli “ikiru” e “kai“. Ikiru significa vivere e kai si riferisce alla materializzazione di ciò che uno si aspetta. Pertanto, questo concetto può essere tradotto come “Ragione di esistere“. Secondo questa filosofia, tutti abbiamo l’ikigai, però non tutti riusciamo a scoprirlo perché è necessaria una ricerca profonda che implica un viaggio introspettivo alla scoperta di se stessi.

Abraham Maslow, uno psicologo statunitense, faceva riferimento proprio a questa ragione di esistere quando disse:

“Un musicista deve fare musica, un artista deve dipingere, un poeta deve scrivere,
se vuol essere alla fine in pace con se stesso. Ciò che un uomo può essere, egli deve essere”

Non si tratta di trovare la felicità, ma di scoprire ciò che riusciamo a fare bene e che ci appassiona.

L’obiettivo finale degli ikigai non è la felicità. Di fatto, il Giappone si posiziona al 51° posto tra i paesi più felici del mondo. È un dettaglio interessante, in quanto si è potuto notare che chi cerca la felicità ha un maggiore rischio di esserne ossessionato e, per questo, infelice. La pressione che facciamo a noi stessi per essere felici ed il costante controllo delle nostre emozioni tende a generare l’effetto opposto, facendoci provare sentimenti come l’insoddisfazione e la tristezza.

L’ikigai punta a scoprire la cosa in cui siamo veramente bravi, che ci dia piacere quando la realizziamo e che possa dare un contributo al mondo. Quando troviamo il nostro posto nel mondo e ci sentiamo soddisfatti, al posto di inciampare attraverso la vita, la felicità arriva da sola. Di fatto, una persona può sentire l’ikigai anche nei giorni più bui, perché le avversità non riescono ad oscurare quella profonda passione.

Quando troviamo questo scopo tutto ci risulta più facile e piacevole, ci divertiamo facendo il nostro lavoro e ci sentiamo utili perché stiamo dando il nostro contributo al mondo. Questo genera una gradevole sensazione di forza, oltre ad eliminare gran parte dello stress.

Diversi studi hanno dimostrato che le persone che dicono di aver trovato la propria ragione di esistere, hanno una maggiore capacità di affrontare esperienze di vita stressanti, vivono meno conflitti ed hanno meno incertezze. Questa facoltà permette la diminuzione dell’ansia, così come una minore attivazione del sistema nervoso simpatico durante eventi negativi.

Per trovare il nostro ikigai è importante anche sentire di riuscire a dare un contributo prezioso a chi ci circonda, perché se così non fosse potrebbero derivare delle frustrazioni. Il nostro contributo potrebbe essere un aiuto diretto per risolvere un problema concreto, ma anche diffondere la propria conoscenza, generare l’allegria o avere la capacità di riportare la calma quando regna il caos.

Questo grafico ci mostra il punto esatto in cui possiamo trovare l’ikigai:

Come trovare l’ikigai?

Nella vita quotidiana, non sempre è facile trovare il momento per poter fare un’analisi interiore. A volte le abitudini, gli impegni e le pressioni di tutti i giorni ci portano su una strada che, probabilmente, non è la più giusta per noi. Se ci accade questo, non è strano sentirsi depressi, soffrire di attacchi di panico, sperimentare profonde frustrazioni o insoddisfazioni.

Di fatto, chi da molti anni fa un lavoro che non gli piace, o si sottomette ad impegni sociali che non lo soddisfano, tende a pensare di non avere l’ikigai, che non possiede abilità speciali e nemmeno obiettivi da raggiungere nella propria vita. Questo accade perché si sono allontanati troppo dalle proprie abilità innate ed hanno perso la connessione con questo sesto senso che porta alla felicità.

Tuttavia, non è mai troppo tardi per iniziare a cercare il nostro posto nel mondo. Esistono alcuni momenti chiave nella vita che rendono più facile intraprendere questo percorso di ricerca, uno di questi è l’adolescenza, quando stiamo cercando un nostro posto nel mondo ed un motivo per cui valga la pena vivere. Purtroppo, però, non tutti riescono a trovare il proprio ikigai in questa precisa tappa, perché è molto facile lasciarsi influenzare dal pensiero del successo.

Un altro momento importante è quando stiamo attraversando una crisi. Per esempio, se abbiamo perso il lavoro, o se ci propongono di cambiare città o stato, si tratta di un momento ideale per chiederci a cosa vorremmo dedicarci davvero. Durante la peggiore delle crisi, quando tutto si vede di colore nero, può essere più difficile trovare l’ikigai perché abbiamo poco da perdere ed i nostri legami sociali si nono indeboliti. Possiamo approfittare di questa situazione apparentemente negativa per dare una svolta positiva alla nostra vita.

Queste domande possono aiutarci a trovare la nostra ragione di esistere:

  • Con cosa ti senti veramente a tuo agio? Esistono persone che si sentono a proprio agio interagendo con gli altri, altre che preferiscono attività più solitarie. C’è chi ama il rischio, chi invece lo teme. L’idea è quella di trovare la cosa con cui ti senti più a tuo agio, talmente comodo da farti sentire che “sei nato per quello”.
  • Con quali attività il tempo vola? Rispondere a questa domanda ti permetterà di entrare nello “stato di flow o di flusso” al quale si riferisce lo psicologo ungherese Mihaly Csikszentmihalyi. Si tratta di cercare quell’attività in cui ti immergi completamente, nella quale perdi completamente la nozione del tempo perché tutta la tua concentrazione è su ciò che stai facendo. E ti diverte.
  • Cosa trovi più facile da fare? Tutti abbiamo abilità diverse, cose che ci vengono meglio di altre. Si tratta di trovare quella cosa che ti viene facile, non importa quanto possa sembrare irrilevante all’inizio. Tutte le abilità possono essere canalizzate in attività utili che danno soddisfazione.
  • Cosa ti piaceva fare quando eri un bambino? Man mano che cresciamo, prendiamo sempre più  le distanze dalle cose che ci piacevano davvero e che ci davano un’autentica soddisfazione, per piegarci ai doveri ed alle responsabilità. Tuttavia, tutti da bambini abbiamo dei “pregi naturali”, cose in cui eravamo bravi e che ci davano un’enorme felicità. Purtroppo, molti di questi talenti vengono messi a tacere con l’età adulta. Per trovare l’ikigai, a volte, bisogna solo guardare indietro.

Dalla “rivelazione trascendentale” alla realtà quotidiana

mykeyruna / 123RF Archivio Fotografico

In questa ricerca dobbiamo essere coscienti del fatto che l’ikigai non sempre è “una grande rivelazione interiore” che ci motiva a cambiare radicalmente la nostra vita, può anche consistere nel guardare con altri occhi la nostra realtà, trovando i motivi per sentirci appagati. Per i giapponesi le piccole gioie quotidiane sono quelle che ci portano alla meta finale nella vita.

Uno studio realizzato alla University of California rinforza questa idea. Questi psicologi hanno scoperto come le persone con l’ikigai sanno adattarsi alle circostanze, trovando in ogni situazione uno modo per usufruire delle proprie abilità migliori per aiutare gli altri. A volte, la cosa più difficile non è trovare l’ikigai, ma mantenerlo durante tutte le varie vicissitudini della vita.

Il segreto sta nell’essere colegati con noi stessi, trovare ciò che ci appassiona e capire come poterlo mettere in pratica, dando un contributo agli altri. Quando ci riusciamo, il resto delle cose che desideriamo arriverà da solo.

Cosa pensi di questa filosofia di vita? Tu sei riuscito a trovare il tuo ikigai? Lasciaci un commento e non dimenticare di condividere queste informazioni con i tuoi amici.

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