Sono calva, e allora?

Sono donne senza capelli che si sono unite per togliersi la parrucca quando ne hanno voglia e per piacersi così come sono.

“Ventitre anni chiusa in una gabbia che per me è stata la parrucca. Non andavo nemmeno al bagno senza di lei”, afferma Julia Vincent, 31 anni, professoressa e attrice. “La prima volta volta che sono andata in piscina senza nulla in testa, mi sono resa conto che erano anni che non mi immergevo completamente. Ho trascorso due ore a giocare nell’acqua!”.

https://www.facebook.com/aPeloAlopecia/photos/a.1732452790382542/1849050115389475/?type=3&theater

“Il foulard mi ha accompagnato persino durante il sesso”, afferma Núria Garriga, 37 anni, badante per anziani. “La tua mente pensa per tutto il tempo ai capelli”.

“Io l’ho appena comunicato sul gruppo di Whatsapp della mia linea di autobus, perché quando guido uso la parrucca, proprio come faccio con la cravatta. Non voglio che nessuno mi distragga chiedendomi se sono malata o cosa mi è successo. Però, per il resto della giornata voglio che sappiano che io sono così, pelata”, raconta María del Carmen Suárez, 46 anni, conducente di autobus.

https://www.facebook.com/aPeloAlopecia/photos/a.1732454533715701/1811049949189492/?type=3&theater

“Sul mio posto di lavoro hanno visto ogni mia fase, dai foulard alle fasce e, da parecchio tempo, sono per tutti la bionda, detto con ironia, e lavoro con il pubblico senza problemi, senza un pelo sul corpo, anche se non so cosa farei se dovessi cambiare lavoro adesso”, afferma Elisabet Rodríguez, 37 anni, ingegnere agricolo, sebbene descriva il suo compito come amministrativo.

Queste quattro donne spagnole sono il cuore pulsante di Apelo, un’associazione di donne con alopecia. Sì, di donne, perché esistono anche donne calve. Da quando sono apparse in un programma televisivo il loro gruppo non ha più smesso di crescere.

Sono felici di essersi conosciute, di aver scoperto di non essere sole e di rendersi conto di quanto sono belle mentre si guardano l’una con l’altra. Si trasmettono tra di loro la gioia di poter fare a meno della parrucca, del foulard o del cappello quando non ne hanno voglia.

La cosa più visibile è la nostra allegria, guardaci in queste foto“, afferma una delle ragazze.

https://www.facebook.com/aPeloAlopecia/photos/a.1732454533715701/1920714291556390/?type=3&theater

“Cosa ci succede? Beh, siamo calve. Abbiamo l’alopecia. E non abbiamo nemmeno idea di quante possiamo essere, perché questa è una conseguenza estetica di vari disturbi, dalle malattie autoimmuni, le più frequenti, alle alterazioni ormonali per cause più o meno identificate. Però non stiamo insieme per una malattia o per trovare sostegno per una causa medica. Stiamo insieme perché sentiamo il bisogno di vederci, di ascoltarci, di scambiarci delle idee sulla micropigmentazione di ciglia e sopracciglia, sui nodi dei foulard, per sapere che non siamo casi unici. La nostra causa è essere pelate, però pelate fiche”.

Le cause della loro alopecia sono diverse, però dicono di non essere malate anche se hanno bisogno di sostegno.

In un caffè di Barcellona ci sono loro quattro, la madre di Elisabet, Mari Carmen, e alcuni bambini, figli di queste donne calve, i quali sono più che abituati a spiegare questa normalità a chiunque lo chieda a scuola o al parco.

https://www.facebook.com/aPeloAlopecia/photos/a.1732454533715701/1919944101633409/?type=3&theater

“I bambini non hanno problemi. Ti chiedono perché non hai i capelli, glielo spieghi e via. Il problema lo hanno i genitori”. Però risconoscono che la scuola è una fase molto delicata e che alcuni dei figli hanno chiesto alle loro madri di andare a prenderli con la parrucca. “Bisogna parlarne molto prima di iniziare a farlo, di modo che la cosa diventi normale e sappiano cosa rispondere a chi gli chiede se la loro madre morirà presto”.

Julia ha perso il proprio lavoro per la sua calvizie. Attrice in un gruppo teatrale che faceva delle rappresentazioni nelle scuole, usava la parrucca adeguata dipendentemente dalla parte che doveva recitare. “Però, quando bisognava montare e smontare stavo senza. Mi dissero che questo li preoccupava perché avrei potuto spaventare i bambini. Ho sempre vissuto la mia calvizie con un sentimento negativo. Ho un’alopecia autoimmune, la più frequente, che ora mi ha lasciato anche senza sopracciglia. Da circa un paio d’anni è scattato qualcosa dentro di me. Ero in un vicolo cieco. L’azienda che mi faceva le parrucche mi chiese di fare da modella. Le foto della promozione ricevettero un sacco di Like e per un secondo avevo sentito che la mia alopercia si era trasformata in qualcosa di positivo. Poi però, mi sentii di nuovo malissimo. Apelo nasce per questo”.

Elisabet soffre di alopecia da quando aveva 8 anni. “Io la pettinavo con cura perché non si vedesse, la portai da molti dermatologi e le feci fare ogni cura immaginabile”, spiega Mari Carmen, sua madre. La sua alopecia areata ha sempre richiesto un grande ingegno per essere nascosta.

Per fortuna queste grandi donne si sono ritrovate e grazie all’associazione che hanno creato riescono a sostenere loro stesse e molte altre donne che hanno il loro stesso problema.

Cosa ne pensi della loro magnifica associazione? Lasciaci un commento e salva il contenuto sul tuo diario così che anche i tuoi amici possano leggere la loro storia. Seguici per altre curiosità sulla pagina Curiosando si impara.

Potrebbe interessarti:
Back to top button