Inizio Seicento, Russia. Il regno è in ginocchio, devastato da carestie, intrighi di palazzo e un’oscura paura che serpeggia tra il popolo. In questo clima di disperazione, appare un uomo che afferma di essere Dimitri, il figlio più giovane di Ivan il Terribile, ufficialmente morto anni prima in circostanze misteriose. Lo sconosciuto sostiene di essere scampato a un attentato e di essere tornato per reclamare il trono che gli spetta. È l’inizio di una delle più incredibili truffe della storia: l’avventura del Primo Falso Dimitri.
Per capire come un simile inganno abbia potuto funzionare, bisogna immergersi nel caos del cosiddetto “Tempo dei Torbidi”, un periodo di crisi spaventosa per la Russia. Tra il 1601 e il 1603, una carestia apocalittica uccise centinaia di migliaia di persone. Oggi sappiamo che la causa fu un’eruzione vulcanica in Perù, che alterò il clima globale, portando un gelo anomalo anche in Europa orientale. In un mondo piegato dalla fame e dall’incertezza, la speranza divenne una merce preziosa, e la gente era pronta a credere a qualunque miracolo, incluso il ritorno di un principe perduto.
Il presunto Dimitri spunta in Polonia, circondato da nobili che sperano di mettere le mani sulla Russia e da mercenari pronti a tutto per denaro. Con un’incredibile abilità narrativa, seduce potenti famiglie come i Mniszech e raduna un esercito di cosacchi e soldati. Sfruttando il diffuso malcontento contro lo zar regnante, Boris Godunov, varca il confine. La sua marcia verso il potere subisce un’accelerazione improvvisa quando, nel 1605, Godunov muore. A Mosca, i boiari tradiscono l’erede legittimo e spalancano le porte all’impostore, acclamandolo come nuovo zar. Un perfetto sconosciuto si siede sul trono più potente d’Oriente.
Ma chi era veramente? L’ipotesi più accreditata lo identifica come Grigorij Otrep’ev, un monaco fuggito dal suo convento. Di certo, una volta al potere, tentò di scuotere le fondamenta della vecchia Russia. Promosse i contatti con l’Occidente, adottò modi considerati “stranieri” e si circondò di consiglieri polacchi. Lo scandalo più grande fu il suo matrimonio con la nobildonna cattolica Marina Mniszech, a cui non impose la conversione alla fede ortodossa. Scelte audaci, forse troppo, per un’élite conservatrice e diffidente.
La sua favola era destinata a durare poco. Nel maggio 1606, durante i festeggiamenti per le nozze, i boiari guidati da Vasilij Šujskij fecero scattare la trappola. Il Cremlino fu preso d’assalto e lo zar, dopo un disperato tentativo di fuga, venne catturato e massacrato. La sua fine fu brutale e plateale: il corpo fu cremato e, secondo le cronache, le sue ceneri furono caricate in un cannone e sparate verso la Polonia, un gesto simbolico per scacciare l’influenza straniera che rappresentava.
E qui la storia diventa ancora più surreale. La morte del primo impostore non chiuse la partita, ma la riaprì. Pochi anni dopo apparve un Secondo Falso Dimitri, che stabilì una corte parallela e fu persino “riconosciuto” da Marina Mniszech come suo marito redivivo. A lui seguì poi un Terzo Falso Dimitri. Sebbene finirono tutti male, la loro esistenza dimostra quanto fosse profonda la crisi russa: bastava una storia ben raccontata per spaccare il paese e mettere in discussione la realtà stessa.
Una delle curiosità più incredibili di questa saga riguarda un evento del 1591 a Uglich, alla morte del vero Dimitri. La campana che suonò per chiamare il popolo alla rivolta fu essa stessa messa sotto processo come un essere umano: le fu simbolicamente “tagliato un orecchio”, fu frustata in pubblico e infine esiliata in Siberia. Un gesto assurdo che rivela la paura viscerale del potere per i simboli in grado di scatenare il caos.
Il Tempo dei Torbidi si concluse solo nel 1613 con l’elezione di Michail Romanov, capostipite di una nuova dinastia. Eppure, l’eco di quei falsi zar non si è mai spento. La loro vicenda è un monito potente su come, nei momenti di crisi, i confini tra verità e menzogna si dissolvano. Mostra come l’ambizione di un singolo uomo, unita alla fragilità di un impero, possa deviare il corso della storia. Una storia che sembra un romanzo, ma che ci ricorda quanto la realtà possa superare qualsiasi fantasia.
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