Dopo 50 anni d’oblio apre al pubblico la misteriosa cripta di San Sepolcro. Un viaggio sotterraneo nel cuore di Milano

Le piazze sono incontri casuali di vie nelle quali il vento della fantasia si raccoglie e gioca”, scriveva Alberto Savinio riferendosi a una piazza dove il vento del cambiamento non ha mai smesso di soffiare.

Piazza San Sepolcro. Anche lei come tutte le piazze ha qualcosa da raccontare, a patto che gli si dia spazio per farlo.

È la piazza dove i milanesi partirono per la prima crociata. È la piazza dove Mussolini fondò il primo fascio di combattimento. Ma soprattutto è la piazza sotto la quale giace il cuore più antico e glorioso della città di Milano. Un cuore che ha smesso di battere per cinquant’anni e che ha ricominciato a pulsare il 12 marzo 2016, giorno in cui dopo oltre mezzo secolo d’oblio la cripta sotterranea è stata riaperta al pubblico.

Il merito va tutto a Fondazione Cariplo e a Regione Lombardia che insieme al Comune e alla Sopraintendenza hanno permesso di restituire a Milano questo gioiello sotterraneo per troppo tempo relegato a vivere dietro le quinte.

Sopra la piazza l’aria è rosa. Il tramonto ha tinto l’agorà di una luce rosata e non resta che correre giù lungo la scaletta che conduce alla cripta per assaporarne l’atmosfera. Un’atmosfera solenne ma molto sobria. Qui sotto il tempo sembra essersi fermato. Un tempo etereo quasi immateriale. Un tempo che ti prende per mano e ti accompagna in un’altra dimensione, illuminata dal freddo riverbero della luce del crepuscolo e dal caldo bagliore delle lingue di fuoco che fanno capolino all’interno delle lanterne tra una tomba e qualche statua in terracotta smaltata. D’altronde la cripta di San Sepolcro è il primo “museo” milanese a essere aperto anche la sera.

Il suo è un destino assai curioso soprattutto se si pensa che fino a duemila anni fa la vera piazza Duomo di Milano era proprio questa. Era questa la piazza simbolo della civitas romana. Era questo il più antico social network dedicato agli eventi, ai dibattiti, alla preghiera e al commercio cittadino.

La prova provata? I resti delle botteghe e delle taberne intercettate dagli archeologi sotto le grandi lastre di marmo Veneto che pavimentano la cappella ipogea.

È incredibile pensare come quelle lastre marmoree bianche siano le pietre originali con le quali si costruì l’antico Foro romano (ora riutilizzate). È  incredibile osservare come riportino ancora i solchi dei carri che secoli fa transitavano in questa zona. È incredibile immaginare che su quelle pietre ci camminò Agostino, Sant’Ambrogio, l’imperatore Teodosio, Leonardo da Vinci o Carlo Borromeo. È incredibile riflettere su come in questo preciso incrocio si aprissero come arterie il Cardo e il Decumano, oggi via Manzoni e corso di Porta Romana.

La cripta ipogea che sorge sotto la chiesa di San Sepolcro è chiamata anche la cripta di Leonardo. Per quale motivo? Era il periodo in cui il da Vinci abitava alla corte di Ludovico il Moro quando decise di realizzare la mappa del Codice Atlantico in cui dimostrava che questo luogo fosse l’ombelico della città, “il vero mezzo di Milano”.

Quella cartina è oggi conservata in una teca in vetro all’ingresso del “mausoleo”.

Ma la chiesa ipogea è l’epicentro di altri curiosi aneddoti. La tomba della nobile Cornelia Lampugnani è uno di questi. Il suo sarcofago giace da quattrocento anni in uno spazio immacolato in una stanza accanto alla cripta che nessuno ha mai varcato se non con lo sguardo.

A proposito di sguardo, dal Seicento in poi sarà quello di un Santo a non abbandonare mai la cripta di San Sepolcro. D’altronde era il luogo di preghiera che il beato aveva scelto per se stesso, veniva a pregare qui tutti i mercoledì e i venerdì pomeriggio.

Quel Santo oggi indossa un mantello rosso ed è rappresentato da una statua inginocchiato ai piedi di una copia del sepolcro di Cristo mentre prega. Si dice che quel sepolcro contenga della terra prelevata dai crociati lombardi a Gerusalemme e delle reliquie.

Si dice che quel Santo sia San Carlo Borromeo.

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