Immagina una guerra durata più di tre secoli senza che nessuno spari un colpo, senza una singola battaglia e senza nemmeno una vittima. Sembra un racconto fantastico, eppure è la storia vera della Guerra dei Trecentotrentacinque Anni, un conflitto surreale tra i Paesi Bassi e le Isole Scilly, un minuscolo arcipelago al largo della Cornovaglia. Iniziata nel 1651, in pieno caos della Guerra Civile Inglese, si è conclusa solo nel 1986 con una stretta di mano e un sorriso.
Per capire come sia stato possibile, dobbiamo fare un salto nel XVII secolo. L’Inghilterra è spaccata in due: da una parte i realisti, fedeli a Re Carlo I, e dall’altra i parlamentari di Oliver Cromwell. Le Isole Scilly sono una delle ultime roccaforti realiste e da lì, navi corsare attaccano senza sosta il traffico mercantile olandese. Per i Paesi Bassi, una potenza marittima e commerciale in piena ascesa, questi attacchi sono un danno enorme, un’emorragia economica e un problema diplomatico con l’Inghilterra.
La pazienza olandese si esaurisce. Nel 1651, una potente flotta guidata dall’ammiraglio Maarten Tromp si presenta davanti alle Isole Scilly. L’obiettivo è chiaro: fermare le incursioni e ottenere un risarcimento per i danni subiti. Secondo la tradizione, di fronte al rifiuto dei realisti, l’ammiraglio compie un gesto formale: emette una dichiarazione di guerra rivolta specificamente contro le isole. Poco tempo dopo, però, la situazione cambia drasticamente. La flotta parlamentare di Cromwell conquista le Scilly, mettendo fine al problema dei corsari. A quel punto, la missione olandese perde di significato e le navi tornano a casa.
E qui la storia prende una piega incredibile: nessuno si preoccupa di firmare un trattato di pace. Quel pezzo di carta, quella formalità burocratica che chiude ufficialmente un conflitto, viene semplicemente dimenticata. Il risultato è che, per i successivi 335 anni, i Paesi Bassi e le Isole Scilly rimangono tecnicamente in guerra. Una guerra fantasma, congelata negli archivi, che non ha mai visto un solo soldato schierato o una cannonata sparata. La vita va avanti, le generazioni si susseguono e nessuno sa di quel conflitto ancora “aperto”.
Il colpo di scena arriva nel 1986, quando Roy Duncan, uno storico e presidente del Consiglio delle Isole Scilly, scopre questa anomalia spulciando vecchi documenti. Incuriosito, contatta l’ambasciata olandese a Londra, che conferma con un certo divertimento l’incredibile dimenticanza. La notizia fa il giro del mondo. L’ambasciatore olandese si reca sulle isole e, durante una cerimonia tanto semplice quanto sentita, firma finalmente l’agognato trattato di pace. Dopo tre secoli e mezzo, il conflitto più lungo e pacifico della storia si chiude ufficialmente, senza aver mai fatto del male a una mosca.
C’è chi sostiene che la dichiarazione di guerra originale fosse solo un gesto simbolico per legittimare un eventuale attacco, e non un atto formale in senso stretto. Ma la firma del 1986 ha trasformato questa curiosità in una leggenda celebrata, un simbolo di pace duraturo. Questa vicenda ci ricorda in modo affascinante che la storia non è fatta solo di grandi battaglie, ma anche di aneddoti, dimenticanze burocratiche e gesti mancati. È la prova che a volte anche un banale errore può trasformarsi, col tempo, in un racconto capace di strapparci un sorriso e farci guardare al passato con occhi diversi.
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