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Borobudur il Tempio Invertito di Giava Misteri Nascosti e Meraviglie dell’Architettura Antica

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Nel cuore della giungla di Giava, in Indonesia, sorge Borobudur, un tempio di pietra che sembra sfidare le leggi dell’architettura e della spiritualità. È conosciuto come il “tempio invertito” perché guida chi lo visita in un viaggio spirituale verso l’alto: si parte dalla base, si attraversano gallerie circolari e si arriva in cima, dove il mondo diventa essenziale e silenzioso. L’intero monumento è come un gigantesco mandala tridimensionale, un cammino che rovescia la prospettiva di chi lo percorre.

Costruito tra l’VIII e il IX secolo dalla dinastia Sailendra, Borobudur è un magnifico esempio di Buddhismo Mahayana. La sua struttura è composta da nove piattaforme: sei a base quadrata e tre circolari. Sulla sommità si erge un’imponente stupa centrale, circondata da 72 stupa più piccole, traforate come merletti di pietra, ognuna delle quali protegge una statua del Buddha. Il tempio è un’opera d’arte colossale, con centinaia di statue e migliaia di pannelli scolpiti. Ogni blocco di andesite, una pietra vulcanica grigia, è stato posato senza usare malta, ma con un sistema di incastri perfetti. Un gigantesco puzzle di pietra progettato per resistere ai secoli.

Ma perché tempio invertito? Una teoria affascinante suggerisce che, invece di costruire dal basso verso l’alto, gli architetti abbiano “vestito” una collina naturale con la pietra, scolpendo il paesaggio stesso. Non una costruzione tradizionale, ma una montagna sacra trasformata in architettura. Un’altra spiegazione è legata al suo percorso simbolico: la base rappresenta il mondo dei desideri, le terrazze intermedie il mondo delle forme e la cima il regno spirituale senza forma. Salendo fisicamente, ci si spoglia simbolicamente del superfluo, fino a raggiungere l’essenziale.

Il mistero più concreto, però, si nasconde nelle sue fondamenta: la base nascosta. Alla radice del monumento si trova una serie di bassorilievi, chiamati Karmawibhangga, che furono volutamente coperti poco dopo la costruzione. Questi pannelli illustrano la legge del karma, mostrando le cause e gli effetti delle azioni umane. Perché nasconderli? Le ipotesi sono due. La prima è pratica: il rivestimento serviva a rinforzare la sua enorme base, proteggendola dall’erosione in un clima tropicale. La seconda è simbolica: nascondere il mondo del desiderio per lasciarlo come fondamento invisibile del percorso di illuminazione. Oggi, un angolo della base è stato lasciato scoperto, permettendo ai visitatori di sbirciare questo racconto segreto.

Le gallerie di Borobudur non sono sotterranee, ma corridoi a cielo aperto che avvolgono il nucleo del tempio. Le loro pareti narrano le storie della vita del Buddha e dei suoi insegnamenti. La visita si svolge camminando in senso orario, piano dopo piano, in un pellegrinaggio a spirale verso la cima. Le stupas traforate creano una magica danza di luci e ombre, con il sole che filtra attraverso i motivi geometrici, donando al luogo un’atmosfera sospesa e quasi irreale. È un’architettura che vive e respira con chi la percorre.

Dal punto di vista tecnico, Borobudur è una lezione di ingegneria antica. Il sistema di drenaggio è geniale, con canali nascosti e doccioni a forma di creature mitologiche che proteggono la pietra dalle piogge monsoniche. Gli incastri perfetti hanno permesso alla struttura di resistere a terremoti, eruzioni vulcaniche e secoli di intemperie. Nel XX secolo, un imponente progetto di restauro sostenuto dall’UNESCO ha smontato e rimontato intere sezioni del tempio, inserendo moderne protezioni contro l’acqua e consolidando il capolavoro dell’ingegno giavanese.

La storia recente di Borobudur è di per sé un’avventura. Abbandonato e ricoperto dalla giungla per secoli, fu riscoperto nel 1814 e lentamente riportato alla luce. Oggi, come Patrimonio dell’Umanità, continua a incantare. Chi lo visita all’alba assiste a uno spettacolo unico: la nebbia si dirada e la luce del sole svela lentamente i dettagli del tempio, che sembra risvegliarsi insieme alla foresta.

Forse, il vero segreto del “tempio invertito” è proprio questo: obbligarci a cambiare sguardo, a guardare oltre la superficie. Borobudur ci ricorda che sotto ogni apparenza si nascondono storie e significati profondi, e che la semplicità si raggiunge solo dopo aver attraversato la complessità. È una mappa della coscienza incisa nella pietra, una montagna da scalare per trovare, in cima, una pace piena di significato.

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