L’idea di un albero che “cammina” sembra uscita da una fiaba. Eppure, nelle foreste tropicali, circolano racconti su piante capaci di spostarsi, quasi trascinando il proprio tronco con radici sempre nuove. Ma quanto c’è di vero in questa storia? La protagonista più famosa di questa leggenda è la palma Socratea exorrhiza, diffusa in America Centrale e del Sud.
Questa pianta cresce su terreni umidi e instabili, sostenuta da impressionanti radici a trampolo: colonne robuste che si dipartono dal tronco e lo sollevano da terra. È proprio da qui che nasce il mito: la palma sviluppa nuove radici in direzione della luce, lasciando seccare quelle vecchie che restano in ombra. In questo modo, il tronco si riposizionerebbe gradualmente, spostandosi di pochi centimetri all’anno. Mentre alcuni osservatori hanno notato lievi cambiamenti, studi scientifici hanno chiarito che non si tratta di una “camminata” intenzionale. La verità è che la palma non si sposta come un animale, ma può correggere la sua posizione durante la crescita. È un movimento dettato dalla biologia, non dai muscoli.
Per capire meglio, basta pensare ai superpoteri delle piante. Anche se non hanno gambe, rispondono all’ambiente con una precisione straordinaria:
- Fototropismo: i germogli e le foglie si piegano verso la luce, una fonte di vita essenziale.
- Gravitropismo: le radici crescono verso il basso e il fusto verso l’alto, per garantire equilibrio e stabilità.
- Skototropismo: alcune liane, da giovani, cercano l’ombra, perché spesso indica la presenza di un albero più grande a cui aggrapparsi per salire verso il sole.
Quando parliamo di alberi, il movimento è quasi sempre un lento cambiamento di forma dovuto alla crescita. Le radici si allungano, il tronco si inclina e i rami si estendono dove c’è più luce. In alcune specie, questo processo può creare l’illusione di un vero e proprio spostamento.
Altri casi affascinanti di “movimento” vegetale:
- I ficus banyan, come il Ficus benghalensis, calano radici aeree dai loro rami. Una volta toccato il suolo, queste radici si trasformano in nuovi tronchi, permettendo all’albero di espandersi in orizzontale per ettari. L’albero non cammina, ma crea un’intera foresta da un unico individuo.
- Le mangrovie sono piante pioniere che colonizzano le coste fangose. Le loro radici aeree formano un intricato reticolo che stabilizza il terreno e intrappola i sedimenti. L’intera foresta di mangrovie può così “avanzare” lentamente verso il mare, conquistando nuovo spazio.
- I boschi clonali, come quelli di pioppi tremuli, sono formati da migliaia di alberi che in realtà sono un unico organismo collegato da un vasto sistema di radici. L’intera foresta può espandersi e “migrare” per chilometri nel corso dei secoli, un superorganismo che si muove nel paesaggio.
C’è poi un altro modo, più profondo e su larga scala, in cui il bosco “cammina”. Con i cambiamenti climatici, intere foreste si spostano. I semi, trasportati dal vento, dagli animali e dall’acqua, danno vita a nuove generazioni in luoghi più adatti. Con l’aumento delle temperature, molte specie si “ritirano” gradualmente verso altitudini più elevate o latitudini più fresche. Nessun albero fa un passo, ma l’ecosistema forestale compie un viaggio di generazioni per sopravvivere.
Dunque, gli alberi che si muovono esistono davvero? Se per movimento intendiamo radici che avanzano come piedi, la scienza dice di no. Ma se lo intendiamo come una risposta intelligente e lenta all’ambiente, allora la risposta è un sonoro sì. Le piante ridisegnano costantemente il loro corpo e la loro posizione. È un movimento che si misura in centimetri all’anno, non in passi al minuto, basato su un equilibrio perfetto tra luce, terra, acqua e gravità.
Il “bosco che cammina” è un’immagine poetica che descrive un fenomeno reale: la straordinaria capacità delle piante di essere architetti del proprio spazio. Si raddrizzano per cercare il sole, rinforzano le radici dove il terreno è instabile, espandono la chioma per catturare ogni raggio di luce. Più che camminare, le piante costruiscono il loro percorso, foglia dopo foglia, radice dopo radice. Ed è proprio questo movimento invisibile, questa lenta e creativa danza con la natura, la loro più grande meraviglia.
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