Durante le notti più buie della Prima Guerra Mondiale, Parigi smetteva di essere la romantica città delle luci per trasformarsi in un bersaglio vulnerabile. I cieli sopra la capitale francese erano solcati dai minacciosi bombardieri Gotha e dai dirigibili Zeppelin tedeschi, carichi di esplosivi. Senza i radar moderni, i piloti nemici si affidavano alla vista: cercavano il riflesso argenteo della Senna, le geometrie dei grandi viali e i bagliori delle stazioni ferroviarie per sganciare il loro carico di morte. Per proteggere il cuore della nazione, lo Stato Maggiore francese concepì un piano tanto folle quanto geniale: costruire una Parigi finta.
Era il 1917 e la difesa antiaerea non bastava più. Bisognava ingannare l’occhio umano. Nacque così uno dei progetti di camuffamento militare più audaci della storia. L’idea era creare una copia della città in aperta campagna, a nord-ovest della capitale reale, per attirare il fuoco nemico su una città fantasma disabitata. Per realizzare questa illusione, l’esercito non chiamò solo ingegneri, ma reclutò pittori, scenografi e un visionario ingegnere elettrico italiano: Fernand Jacopozzi. Questo “mago della luce”, che anni dopo avrebbe illuminato la Torre Eiffel e l’Arco di Trionfo, aveva il compito di creare una vita artificiale fatta puramente di lampadine e ombre.
Il progetto fu studiato nei minimi dettagli per sfruttare le debolezze della ricognizione aerea dell’epoca. Venne scelta un’ansa della Senna vicino a Maisons-Laffitte, simile per conformazione al percorso del fiume nel centro di Parigi. Qui, la squadra di Jacopozzi iniziò a edificare una scenografia teatrale a cielo aperto. Non servivano mattoni o cemento: usarono legno, tela dipinta e materiali traslucidi. Lo scopo non era costruire edifici solidi, ma sagome che, viste dall’alto e al buio, sembrassero i tetti e le strade della metropoli.
La parte più sorprendente del piano riguardava la simulazione della Gare de l’Est, un nodo ferroviario cruciale. Gli artisti del camuffamento crearono falsi binari e treni finti fatti di assi di legno. Ma la vera magia era l’illuminazione. Jacopozzi ideò un sistema di luci bianche, gialle e rosse che si accendevano e spegnevano in sequenza. Dall’altezza di un bombardiere, queste luci imitavano perfettamente il movimento dei convogli sui binari, i segnali di scambio e persino i bagliori delle fornaci industriali lasciate “accidentalmente” scoperte. L’obiettivo era far credere al pilota tedesco di aver trovato il bersaglio grosso, inducendolo a premere il pulsante di sgancio sopra un campo vuoto.
Questa strategia dell’inganno si basava su una profonda comprensione della psicologia percettiva. I piloti, stressati e circondati dall’oscurità, cercavano pattern familiari. La finta Parigi offriva loro esattamente ciò che si aspettavano di vedere: una città “oscurata” ma tradita da qualche luce residua. Le strade finte erano illuminate quel tanto che bastava per sembrare viali trafficati, con lampade progettate per proiettare la luce solo verso l’alto, invisibili da terra ma chiarissime dal cielo. Era un capolavoro di ingegneria visiva.
Tuttavia, questa straordinaria illusione non ebbe mai il suo battesimo di fuoco completo. I lavori iniziarono e diverse strutture furono completate, pronte per essere accese durante i raid. Ma la storia prese un’altra direzione: l’Armistizio del novembre 1918 pose fine al conflitto prima che la “città ombra” fosse pienamente operativa (in particolare la zona simulata vicino a Villepinte e quella a nord-est). Con la fine della Grande Guerra, il segreto militare fu svelato, ma le strutture vennero rapidamente smantellate. La Parigi finta sparì così come era nata: velocemente e senza lasciare tracce fisiche.
Oggi, di quella incredibile operazione rimangono solo poche fotografie d’epoca, mappe ingiallite e i progetti dettagliati negli archivi storici. Resta però la testimonianza di come l’ingegno umano, di fronte alla distruzione, abbia saputo rispondere con la creatività. La storia della falsa Parigi è il ricordo di una città costruita non per essere abitata, ma per salvare vite umane, un bersaglio sacrificale fatto di luce e legno che attendeva bombe destinate altrove.
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