Di notte, quando l’oscurità avvolge l’isola di Giava, in Indonesia, accade qualcosa che sfida la nostra immaginazione. Sulle pendici del vulcano Kawah Ijen, la terra non si limita a tremare o fumare: si illumina. Uno spettacolo spettrale e magnifico trasforma la montagna in un teatro naturale dove scorrono fiumi di luce di un blu elettrico intenso. Sembra fantascienza, ma è pura chimica terrestre.
Spesso le immagini che circolano sul web parlano erroneamente di “lava blu”. È fondamentale fare chiarezza per comprendere la vera meraviglia di questo luogo: la lava del Kawah Ijen è rossa e incandescente, esattamente come quella di ogni altro vulcano al mondo. Quello a cui assistiamo è un fenomeno raro dovuto alla combustione di concentrazioni altissime di zolfo. I gas solforici emergono dalle fratture del cratere ad altissima pressione e a temperature che superano i 600°C. Non appena questi gas roventi entrano in contatto con l’aria ricca di ossigeno, si incendiano istantaneamente.
Il risultato è ipnotico: le fiamme blu si alzano fino a cinque metri d’altezza. Quando lo zolfo passa dallo stato gassoso a quello liquido pur continuando a bruciare, cola lungo i fianchi rocciosi creando l’illusione ottica di una “lava” color zaffiro che scivola verso il basso. È un inferno gelido alla vista, ma rovente nella sostanza, visibile esclusivamente nel buio della notte, poiché la luce del sole renderebbe queste fiamme invisibili all’occhio umano.
Ma il Kawah Ijen non è solo fuoco. Al centro del cratere giace un altro record naturale: il lago acido più grande del mondo. Le sue acque, di un turchese brillante e ingannevolmente invitante, sono un cocktail chimico letale con un pH vicino allo 0,5, simile a quello dell’acido delle batterie. Questo bacino, profondo circa 200 metri, è il cuore pulsante del sistema idrotermale del vulcano, capace di dissolvere metalli e rendere l’aria circostante un mix pungente di vapori tossici.
Eppure, in questo scenario che sembra appartenere a un altro pianeta, c’è una componente umana straziante e reale. Da decenni, i minatori locali sfidano ogni giorno questi gas velenosi. Si arrampicano fin dentro la bocca del vulcano per estrarre lo zolfo che, una volta raffreddato, si solidifica in blocchi di un giallo vivace. Questi uomini trasportano a spalla, su ripidi sentieri di montagna, carichi che spesso superano gli 80 chilogrammi, protetti solo da stracci bagnati o maschere rudimentali. È un lavoro durissimo, che ci ricorda come la bellezza estrema della natura possa essere, per altri, una risorsa di sopravvivenza faticosa e pericolosa.
Geologicamente parlando, il Kawah Ijen si trova all’interno di una vasta caldera, formatasi dal collasso di antichi vulcani, situata proprio lungo la famigerata Cintura di Fuoco del Pacifico. È un promemoria costante di quanto il nostro pianeta sia vivo e in continuo mutamento.
Per chi desidera comprendere a fondo questo luogo, ecco alcuni dettagli che rendono l’esperienza unica:
- L’orario è tutto: Per vedere le fiamme blu bisogna arrivare al cratere ben prima dell’alba, solitamente tra le 2:00 e le 4:00 del mattino.
- La fotografia: Le foto spettacolari che vediamo online sono quasi sempre frutto di una lunga esposizione, che cattura la scia della luce nel buio, amplificando l’effetto visivo rispetto a ciò che vede l’occhio nudo.
- I cristalli di zolfo: Lo zolfo estratto qui è estremamente puro e viene utilizzato nell’industria per produrre cosmetici, zucchero raffinato e fiammiferi.
Visitare, anche solo virtualmente, il Kawah Ijen significa osservare un dialogo violento e meraviglioso tra gli elementi. Gas che bruciano, acque che corrodono e rocce che raccontano millenni di storia: è la prova che la Terra non ha bisogno di effetti speciali artificiali per lasciarci senza fiato. Basta chimica, geologia e il silenzio della notte per dipingere col fuoco.
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