Immagina una fredda mattina d’inverno, quando il ghiaccio dipinge i vetri delle finestre e l’aria gelida pizzica il viso. All’interno dell’alveare, però, sta accadendo qualcosa che sfida le leggi del clima: migliaia di insetti si trasformano in una batteria vivente incredibilmente efficiente. A differenza di molti altri animali, le api non vanno in letargo. Non dormono in attesa della primavera. Al contrario, restano sveglie e collaborano per creare una centrale termica naturale.
Il segreto della loro sopravvivenza si chiama glomere. Si tratta di una sfera compatta formata dai corpi delle api che si stringono l’una all’altra. Al centro di questa palla vivente, le api iniziano a far vibrare i muscoli toracici, gli stessi che usano per volare, ma senza muovere le ali. È una sorta di brivido controllato, un fenomeno fisiologico noto come termogenesi. Questa ginnastica invisibile produce calore puro.
I dati sono sorprendenti: mentre fuori la temperatura può scendere di molti gradi sotto lo zero, il cuore dell’alveare viene mantenuto caldo e stabile. Se c’è covata (le larve), il nucleo raggiunge con precisione i 35 gradi centigradi. È un prodigio di ingegneria: ogni ape contribuisce con la sua minuscola quota di energia, e insieme riescono a creare un microclima tropicale in mezzo alla neve. La struttura è dinamica: le api all’esterno formano un mantello isolante, disponendosi dense come tegole di un tetto per trattenere il calore, mentre quelle all’interno generano energia. Per evitare che chi sta fuori congeli, avviene un continuo ricambio: le api esterne scivolano verso il centro per riscaldarsi, e quelle calde prendono il loro posto a protezione del gruppo. È la definizione perfetta di cooperazione.
Il carburante di questo sistema di riscaldamento è il miele. Durante l’inverno, una colonia può consumare da 8 a 20 chilogrammi di scorte. Le api “bruciano” gli zuccheri del miele attraverso le contrazioni muscolari. È come se accendessero il motore di un’auto e premerossero sull’acceleratore tenendo il cambio in folle: tutta l’energia, invece di diventare movimento, si trasforma istantaneamente in calore.
Il sistema è anche incredibilmente intelligente. Quando la regina ricomincia a deporre le uova, alcune operaie diventano api riscaldatrici specializzate. Queste possono premere il loro torace direttamente sulle celle della covata, generando picchi di calore localizzati che possono superare i 40 gradi, funzionando come piccoli termosifoni mirati per garantire lo sviluppo delle larve. Inoltre, il glomere non soffoca mai: le api aprono e chiudono minuscoli canali per far circolare l’ossigeno ed espellere l’umidità e l’anidride carbonica. Visto attraverso una termocamera, l’alveare sembra un organismo che pulsa, respirando e regolando la sua temperatura interna con una precisione millimetrica.
Ecco alcune curiosità che rendono questo meccanismo un capolavoro biologico:
- Il glomere non sta fermo: si sposta lentamente sui favi, avanzando di pochi centimetri al giorno per raggiungere nuove celle piene di miele, portando con sé il calore.
- L’isolamento dell’alveare, fatto di cera e propoli, aiuta a trattenere il calore, ma senza lo “sforzo muscolare” attivo delle api, la colonia non sopravvivrebbe al gelo.
- Le api hanno un doppio sistema di climatizzazione: d’inverno producono calore vibrando, d’estate raffreddano l’alveare ventilando con le ali e facendo evaporare l’acqua.
Osservando questo comportamento, i biologi parlano spesso di superorganismo. Non si tratta solo di migliaia di insetti singoli, ma di un’unica entità in cui ogni ape è come una cellula di un corpo più grande. Il miele è la riserva energetica, i muscoli sono i convertitori di energia, e il glomere è l’architettura sociale che permette la vita. In un mondo che cerca soluzioni per l’efficienza energetica, le api ci offrono una lezione magistrale: l’unione non fa solo la forza, fa anche il calore necesario per superare l’inverno più rigido.
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