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Operazione Argo: Quando la CIA e Hollywood Scritto un Film Finto per Salvare Sei Ostaggi in Iran

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Teheran, novembre 1979. La rivoluzione iraniana è nel suo momento più feroce. La rabbia contro gli Stati Uniti infiamma le piazze e l’ambasciata americana viene presa d’assalto. In poche ore, 52 persone diventano ostaggi. Ma in quel caos, sei diplomatici riescono a scappare, trovando rifugio nelle residenze private dell’ambasciatore canadese. Sono braccati, terrorizzati, senza apparente via d’uscita. In un Paese dove ogni occidentale è un bersaglio, fuggire sembra impossibile.

Eppure, dall’unione improbabile tra il mondo dello spionaggio e quello del cinema, nasce un’idea così folle da poter funzionare: fingere di essere una troupe di Hollywood in cerca di location esotiche per un colossal di fantascienza chiamato “Argo”.

Questa è la storia vera dell’operazione congiunta tra la CIA e il governo canadese. Il cuore del piano è Tony Mendez, un maestro dell’esfiltrazione (l’arte di tirare fuori le persone da territori ostili). La sua intuizione è geniale: per passare inosservati sotto il naso delle Guardie Rivoluzionarie, non bisogna nascondersi, ma rendersi visibili in modo così assurdo e sfacciato da sembrare innocui.

Per rendere la finzione credibile, Mendez contatta Hollywood. Coinvolge John Chambers, il truccatore premio Oscar per Il pianeta delle scimmie. Insieme creano la Studio Six Productions: una casa di produzione fantasma, ma con uffici reali a Los Angeles, telefoni che squillano e biglietti da visita stampati. Il film “Argo” prende vita sulla carta, sfruttando una sceneggiatura scartata basata sul romanzo di fantascienza Signore della Luce, corredata dai disegni visionari del leggendario Jack Kirby. Comprano persino pagine pubblicitarie su riviste autorevoli come Variety e The Hollywood Reporter. Se il regime iraniano avesse controllato, avrebbe trovato le prove di un film reale in pre-produzione.

Intanto, a Teheran, i sei americani smettono di essere diplomatici in fuga. Vengono addestrati a diventare canadesi: un regista, una scenografa, un cameraman, un produttore. Ognuno memorizza la sua nuova biografia, false abitudini e dettagli tecnici sul cinema. Il piano prevede abiti vistosi, occhiali alla moda dell’epoca e cartelle piene di storyboard. L’obiettivo è sfruttare un potente principio psicologico: la verosimiglianza. La normalità e la burocrazia disarmano il sospetto molto più delle armi.

Arriva il giorno cruciale: il 27 gennaio 1980. La finta troupe si presenta all’aeroporto di Mehrabad. È il momento della verità. Non ci sono inseguimenti in pista o sparatorie come nei film d’azione; c’è solo una tensione palpabile e controlli burocratici snervanti. Grazie alla freddezza dei sei “cineasti” e alla perfezione dei documenti falsi canadesi, superano i varchi. Solo quando l’aereo decolla e lascia lo spazio aereo iraniano, possono finalmente tirare un sospiro di sollievo.

L’operazione, nota come Canadian Caper, rimase segreta fino al 1997. Nel 2012, il film Argo diretto da Ben Affleck ha vinto l’Oscar raccontando questa vicenda, anche se ha drammatizzato il finale. Ma la realtà fu una vittoria della pazienza e dell’ingegno.

Dettagli che rendono questa storia incredibile:

  • Il nome simbolico: Il titolo “Argo” richiamava la nave mitologica degli Argonauti, un riferimento perfetto per una missione pericolosa volta a riportare a casa un tesoro prezioso: la vita umana.
  • La cura maniacale: La CIA non lasciò nulla al caso. Se qualcuno avesse chiamato il numero della Studio Six a Hollywood, una vera segretaria avrebbe risposto confermando i dettagli del film.
  • La psicologia della copertura: Un film di fantascienza era la scusa perfetta per giustificare la presenza di mappe, macchine fotografiche e l’interesse per i paesaggi desertici dell’Iran. Più la storia era bizzarra, più appariva reale agli occhi dei controllori.
  • I veri eroi: Oltre a Mendez, un ruolo chiave fu giocato dall’ambasciatore canadese Ken Taylor e dal funzionario John Sheardown, che rischiarono la propria incolumità ospitando gli americani (Bob Anders, Lee Schatz, Mark e Cora Lijek, Joe e Kathy Stafford) per quasi tre mesi.

Perché questa storia ci colpisce ancora oggi? Perché dimostra che l’intelligence non è fatta solo di gadget o violenza, ma di creatività e collaborazione. In un inverno di crisi internazionale, un film mai girato divenne il biglietto reale per la libertà di sei persone. Una delle migliori sceneggiature mai scritte, non per il cinema, ma per la vita vera.

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