Durante gli anni più gelidi della Guerra Fredda, la corsa allo spazio rappresentava molto più di una semplice sfida tecnologica: era l’arena principale in cui si decideva chi dominava il mondo. L’Unione Sovietica aveva scioccato l’Occidente con una serie di trionfi umilianti, tra cui il lancio del Lunik 2 (noto in URSS come Luna 2), il primo oggetto umano a raggiungere la superficie lunare nel 1959. Per capitalizzare questo successo e mostrare la propria superiorità scientifica, i sovietici organizzarono una grande mostra itinerante mondiale. Tra modelli, tute e capsule, il pezzo forte era proprio una replica dettagliata del Lunik, lucidata e messa in mostra come un trofeo inarrivabile.
A Langley, nel quartier generale della CIA, gli analisti americani erano tormentati da una domanda fondamentale: quella in mostra è solo una scatola vuota o nasconde le vere specifiche tecniche del nemico? In quel periodo, capire la tecnologia sovietica non era solo curiosità, era una questione di sicurezza nazionale. Conoscere il peso, i materiali e la disposizione interna della sonda avrebbe permesso agli USA di calcolare la potenza dei razzi vettori sovietici, e quindi la loro capacità di lanciare missili nucleari intercontinentali. Ma la sonda era sorvegliata a vista, 24 ore su 24, da guardie sovietiche armate. Avvicinarsi sembrava impossibile.
La svolta arrivò con un piano tanto audace quanto basato sulla pura logistica. Gli agenti americani, invece di tentare un furto cinematografico nel museo, puntarono al momento più vulnerabile: il trasporto. Il Lunik viaggiava da una città all’altra su un camion, scortato da personale sovietico. La CIA scoprì che durante una tappa specifica del tour, il trasporto sarebbe stato gestito per un tratto via camion e poi via treno. L’opportunità perfetta. Gli agenti riuscirono a corrompere l’autista del camion che trasportava la cassa contenente la preziosa sonda. Il piano era semplice: deviare il percorso, nascondere il camion per una notte, e rimetterlo in strada prima dell’alba.
Quella notte, mentre la scorta sovietica riposava in albergo convinta che il prezioso carico fosse al sicuro in un deposito ferroviario, il camion fu guidato in una rimessa appartata. Lì, una squadra d’élite della CIA era già pronta ad attendere. Non erano soldati, ma tecnici specializzati, fotografi e ingegneri. Iniziò un’operazione chirurgica. L’obiettivo non era rubare la sonda, ma smontarla, studiarla e rimontarla senza lasciare nemmeno un graffio o un’impronta digitale che potesse tradire l’intrusione. Lavorarono in un silenzio febbrile, con la consapevolezza che un solo errore avrebbe scatenato un incidente internazionale di proporzioni catastrofiche.
Rimosso il coperchio della cassa e i pannelli esterni della sonda, ciò che scoprirono lasciò gli americani senza fiato. Non si trattava di un semplice modello da esposizione. All’interno trovarono componenti reali, cablaggi autentici e marchi di fabbrica. Scoprirono che l’oggetto era probabilmente un veicolo di riserva operativo o un modello di ingegneria completo. Gli agenti scattarono centinaia di fotografie dettagliate e prelevarono campioni minuscoli dei metalli. Analizzarono la disposizione dei serbatoi e il sistema di propulsione. Ma il dato più prezioso arrivò dai marchi sui componenti elettrici e dalle dimensioni della struttura: questi dettagli permisero agli USA di stimare con precisione la capacità di carico del razzo vettore sovietico, scoprendo che i russi erano avanti, ma non così irraggiungibili come la propaganda voleva far credere.
Prima che il sole sorgesse, la squadra rimise ogni vite al suo posto, lucidò le superfici e richiuse la cassa. Il camion ripartì, arrivando puntuale alla stazione ferroviaria per la consegna al mattino successivo. La delegazione sovietica prese in consegna il carico, controllò i documenti e proseguì il viaggio, completamente ignara che i segreti del loro gioiello spaziale erano stati violati poche ore prima. La CIA aveva “preso in prestito” il Lunik per una notte, ottenendo informazioni vitali senza sparare un colpo.
Questa operazione, rimasta segreta per decenni e rivelata solo in documenti declassificati molto tempo dopo (come il file “The Kidnapping of the Lunik”), rimane una delle storie più affascinanti dello spionaggio industriale e militare. Dimostra come la Guerra Fredda non fosse combattuta solo con le armi, ma con cacciaviti, macchine fotografiche e l’audacia di chi è disposto a smontare la luna, pezzo per pezzo, pur di capire il proprio avversario.
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