Immagina una città intera costretta a trattenere il respiro. Nell’estate del 1858, Londra visse un incubo a occhi aperti: il maestoso Tamigi, trasformato nel tempo in una fogna a cielo aperto, si scaldò sotto un sole implacabile. Quello che accadde dopo passò alla storia come il Grande Puzzo (The Great Stink). Non era un’esagerazione giornalistica: l’odore era talmente nauseabondo da paralizzare la vita cittadina. Le finestre venivano sbarrate con disperazione, i negozi chiudevano, e persino i potenti membri del Parlamento furono costretti a fuggire dal Palazzo di Westminster, incapaci di resistere ai miasmi che risalivano dal fiume.
Per capire come si arrivò a questo punto di non ritorno, bisogna guardare ai numeri. La Londra vittoriana stava esplodendo: la popolazione era raddoppiata in pochi decenni, raggiungendo milioni di abitanti, ma le infrastrutture erano rimaste medievali. Per secoli, le case avevano utilizzato semplici pozzi neri. Tuttavia, con l’invenzione dei primi gabinetti a sciacquone e il desiderio di “ripulire” le strade, tutti i rifiuti vennero deviati nei ruscelli sotterranei e, inevitabilmente, nel grande collettore naturale della città: il Tamigi. In pratica, quello che doveva essere fonte di acqua potabile era diventato il sistema fognario.
Nell’estate del 1858, una temperatura anomala fece il resto. Il livello del fiume si abbassò drasticamente, lasciando esposti metri di fanghi putridi che, sotto il sole cocente, iniziarono a fermentare. Un cocktail tossico di ammoniaca e solfuro d’idrogeno saturò l’aria. Le cronache dell’epoca descrivono tentativi disperati alla Camera dei Comuni: le tende vennero impregnate di cloruro di calce per filtrare l’aria e tonnellate di calce viva furono gettate sulle rive del fiume. Nulla funzionò. Il fetore era democratico: colpiva i poveri nei bassifondi così come i lord nelle loro stanze dorate.
Eppure, non era solo una questione di naso. Era una questione di vita o di morte. Londra aveva già affrontato tre devastanti epidemie di colera, che avevano ucciso oltre 30.000 persone. Sebbene il medico John Snow avesse dimostrato nel 1854 che il colera viaggiava attraverso l’acqua contaminata, la maggior parte della comunità scientifica credeva ancora alla teoria dai “miasmi”, ovvero che fossero i cattivi odori a trasmettere la malattia. Paradossalmente, fu proprio la paura della puzza a salvare la città. L’intollerabile odore costrinse il governo ad agire con una velocità mai vista prima.
In soli 18 giorni, il Parlamento approvò una legge che stanziava fondi enormi e affidava i lavori a un ingegnere visionario: Joseph Bazalgette. Il suo piano era titanico, semplice e geniale. Invece di scaricare i rifiuti nel Tamigi mentre attraversava la città, costruì enormi fognature intercettatrici parallele al fiume. Queste avrebbero catturato gli scarichi prima che toccassero l’acqua, trasportandoli chilometri a valle, lontano dal centro abitato, dove sarebbero stati trattati e rilasciati con la marea calante.
Il risultato fu una delle più grandi opere d’ingegneria del mondo moderno, un cantiere che cambiò per sempre il volto e il sottosuolo di Londra:
- Furono posati oltre 1.800 chilometri di gallerie sotterranee in mattoni;
- Si utilizzarono 318 milioni di mattoni e tonnellate di cemento Portland, un materiale all’avanguardia per l’epoca;
- Le gallerie furono costruite con una sezione “a uovo” (più strette in basso), un design intelligente che permetteva all’acqua di scorrere veloce anche con poca portata, rendendo il sistema autopulente;
- Vennero erette stazioni di pompaggio monumentali, come Abbey Mills e Crossness, vere e proprie cattedrali industriali decorate con ferro battuto e ori;
- Nacquero i celebri argini del Tamigi, il Victoria Embankment e l’Albert Embankment, che non solo nascondevano i tubi, ma ospitavano anche le prime linee della metropolitana.
Bazalgette ebbe un’intuizione che ancora oggi fa scuola: quando calcolò il diametro necessario per i tubi, decise di raddoppiarlo. “Lo facciamo una volta sola”, disse, prevedendo una crescita demografica enorme. Fu una scelta straordinaria che ha garantito l’efficienza del sistema per oltre 150 anni. I risultati furono immediati: il puzzo svanì e, cosa più importante, l’acqua tornò pulita. Quando il colera colpì nuovamente nel 1866, si diffuse solo in un’area dell’East End non ancora collegata alla rete di Bazalgette. Era la prova definitiva: le fognature salvavano vite.
La storia del Grande Puzzo ci insegna una lezione fondamentale: le infrastrutture invisibili sono vitali quanto ospedali e medicine. Si stima che l’opera di Bazalgette abbia salvato più vite di qualsiasi altra iniziativa medica dell’Ottocento. Quella terribile estate in cui Londra si fermò non fu solo un aneddoto curioso, ma l’inizio di una rivoluzione sanitaria che ha permesso alle moderne metropoli di esistere. A volte, serve un problema impossibile da ignorare per spingere l’umanità a costruire soluzioni destinate a durare nei secoli.
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