1770768127362_MNz1YIFy

Quando gli Stati Uniti tentarono di guidare missili con piccioni addestrati nella Seconda Guerra Mondiale

Condividi l'articolo

Sembra la trama di un film di fantascienza distopica, eppure si tratta di uno dei capitoli più incredibili e realmente accaduti della storia militare moderna. Durante il fervore della Seconda Guerra Mondiale, mentre gli ingegneri cercavano disperatamente modi per migliorare la precisione dei bombardamenti, gli Stati Uniti finanziarono un’idea che oggi appare folle: utilizzare dei piccioni vivi come sistema di guida per missili balistici.

Il padre di questa visione audace fu B.F. Skinner, il più celebre psicologo comportamentista americano. La sua teoria era semplice ma rivoluzionaria: attraverso il condizionamento operante, gli animali potevano imparare a eseguire compiti estremamente complessi in cambio di cibo. Se un piccione poteva imparare a suonare una campana o a distinguere i colori, poteva anche imparare a riconoscere una nave nemica nell’oceano e a seguirla fino all’impatto.

Per trasformare la teoria in pratica, Skinner progettò un sistema ingegnoso all’interno dell’ogiva di un missile, denominato “Pelican”. Al posto di circuiti, valvole e giroscopi rudimentali, la punta del missile ospitava una piccola cabina di pilotaggio per tre piccioni. Davanti a loro c’era uno schermo su cui veniva proiettata l’immagine del terreno sottostante tramite un sistema di lenti. Il compito degli uccelli era terribilmente semplice: ogni volta che vedevano il bersaglio al centro dello schermo, dovevano beccarlo freneticamente.

La genialità risiedeva nell’interfaccia. Il becco del piccione agiva come un cursore umano su un touchscreen moderno. I sensori dietro lo schermo rilevavano le beccate: se il piccione beccava al centro, il missile proseguiva dritto. Se il bersaglio si spostava ai bordi e l’animale lo seguiva beccando fuori asse, il sistema interpretava quel segnale come un comando di virata, attivando i motori per correggere la rotta. Per garantire la massima sicurezza ed efficacia, Skinner inserì tre uccelli, non uno: il computer di bordo calcolava la “media” delle loro decisioni. Se un piccione si distraeva, gli altri due mantenevano la rotta corretta, creando un sistema di voto democratico biologico.

Perché preferire un uccello alla tecnologia? La risposta è nella superiorità biologica dell’epoca. Negli anni ’40, nessun computer al mondo aveva la capacità di elaborazione visiva di un piccione. Questi animali possiedono una vista eccezionale, processano immagini molto più velocemente degli umani e non soffrono di vertigini. Inoltre, erano immuni alle contromisure elettroniche: un segnale radio può essere disturbato (jamming), ma non si può disturbare l’occhio di un piccione con le onde radio.

I test condotti con i simulatori furono sorprendentemente positivi. I piccioni, addestrati con semi di canapa come ricompensa, si rivelarono piloti tenaci, capaci di mantenere il “lock” sul bersaglio anche con forti vibrazioni e rumori assordanti. Tuttavia, il progetto si scontrò con un nemico insuperabile: lo scetticismo umano. I generali e i vertici militari non riuscivano a prendere sul serio l’idea di affidare un’arma costosa a un volatile comunemente visto nei parchi. Sembrava tutto troppo bizzarro, quasi ridicolo.

Il progetto fu interrotto nel 1944 per lasciare spazio allo sviluppo del radar, considerato una tecnologia più “seria”. Venne brevemente ripescato dalla Marina nel 1948 con il nome in codice Project Orcon (da “Organic Control”), ma fu definitivamente cancellato nel 1953 quando i sistemi elettronici divennero abbastanza affidabili da superare le prestazioni animali.

Oggi, il Progetto Piccione rimane un esempio straordinario di pensiero laterale. Ci ricorda un momento in cui la scienza ha tentato di fondere natura e macchina in un ibrido letale, creando, forse per fortuna solo sulla carta, i primi missili intelligenti della storia guidati da piccoli, inconsapevoli kamikaze piumati.

Potrebbe interessarti:

Torna in alto