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Il sorprendente scambio del Re Sergente: 600 soldati prussiani per 151 vasi di porcellana cinese

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Immaginate una scena che, ai nostri occhi moderni, appare folle: un sovrano che decide di barattare centinaia di vite umane non per territori o strategie politiche, ma per dei fragili oggetti d’arredamento. Sembra una leggenda, eppure è una storia vera accidentata nel cuore dell’Europa del XVIII secolo. I protagonisti sono due dei monarchi più potenti dell’epoca: Federico Guglielmo I di Prussia e Augusto il Forte di Sassonia. L’oggetto dello scambio? Un incredibile set di 151 vasi di porcellana cinese in cambio di 600 soldati in carne ed ossa.

Siamo nel 1717. Da una parte abbiamo Federico Guglielmo I, passato alla storia come il “Re Sergente”. Era un uomo austero, famoso per la sua avarizia nelle spese di corte ma disposto a tutto per il suo esercito. Odiava i lussi francesi e lo sfarzo, ma nutriva una singolare ossessione: reclutare uomini altissimi per la sua guardia personale, i famosi “Giganti di Potsdam”. Dall’altra parte c’era Augusto il Forte, Elettore di Sassonia e Re di Polonia, un uomo che soffriva di quella che lui stesso definiva la “malattia della porcellana”. Per Augusto, l’oro bianco non era solo decorazione, ma una pura ossessione di potere e prestigio.

La trattativa che ne scaturì fu surreale. Augusto possedeva una collezione straordinaria di porcellane cinesi della dinastia Qing, in particolare dei magnifici vasi bianchi e blu del periodo Kangxi, che Federico Guglielmo ammirava segretamente. Il re prussiano, che solitamente non spendeva un centesimo per l’arte, vide in quei vasi qualcosa di irresistibile. Tuttavia, invece di aprire la tesoreria di stato, decise di pagare con la sua “moneta” preferita: i soldati. Mise sul piatto 600 Dragoni, cavalieri perfettamente addestrati e armati, pronti a cambiare bandiera.

L’accordo fu siglato. I 600 uomini lasciarono la Prussia per marciare verso la Sassonia, dove vennero integrati nell’esercito di Augusto. Da quel momento, quel reggimento portò su di sé un soprannome che non si sarebbe mai più tolto di dosso: i “Soldati di Porcellana”. Fu uno scambio che lasciò tutti a bocca aperta, dimostrando quanto, all’epoca, i soldati fossero considerati vera e propria “merce” di proprietà del sovrano, spostabili come pedine su una scacchiera.

Ma che fine hanno fatto i vasi? I 151 pezzi arrivarono illesi a Berlino e poi furono trasferiti nei palazzi reali. Oggi, gran parte di quei vasi è tornata a Dresda e sono noti come i “Vasi dei Dragoni” (Dragonervasen), proprio in memoria di quei cavalieri scambiati. Visitando la Collezione di Porcellane di Dresda, una delle più belle al mondo, ci si trova davanti a questi capolavori alti e lucenti, decorati con dragoni e motivi orientali. La loro bellezza è indiscutibile, ma la loro storia aggiunge un brivido freddo alla visione.

Questa vicenda ci offre uno spaccato incredibile sulla mentalità del Settecento. Rivela come la porcellana fosse considerata il massimo status symbol, capace di competere con il valore di un intero reggimento militare. Per Augusto il Forte, quei vasi erano la prova del suo gusto raffinato; per Federico Guglielmo, erano un trofeo ottenuto cedendo risorse umane che, per lui, erano sacrificabili per un capriccio estetico. Dietro i riflessi blu di quei vasi storici si nasconde il destino di 600 uomini, trasformati per sempre in moneta di scambio in uno dei baratti più stravaganti della storia.

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