Pressione alta? Potrebbe essere un dato positivo secondo una curiosa ed inquietante ricerca

Temuta, mai attesa e ineluttabile. È la morte. Unico destino che non fa distinzioni tra gli esseri umani ed in particolare tra gli uomini, dove le differenze di vario genere si annullano di fronte ad una fine che è annunciata e conosciuta.

Ed è così che di fronte a questo mistero esistono migliaia di speculazioni, ma una sola certezza: l’immortalità è una caratteristica che non potrà mai appartenere al genere umano.

Nessuno può prevedere quando arriverà la sua fine, ma esistono delle indagini medico-scientifiche che raccolgono dati interessanti e basandosi sulla casistica possono determinare realmente quando qualcosa potrebbe accadere.

Ed è inquietante quanto emerge da uno studio effettuato su quasi cinquantamila persone britanniche, poi decedute.

Secondo quanto pubblicato sul Journal of the American Medical Association Internal Medicine, una fonte a prova di bufale, pare che il dato da monitorare nel proprio corpo sarebbe la pressione del sangue.

Attenzione, non si fa riferimento, ad esempio, ad un fattore di rischio come l’ipertensione, ma ad un altro tipo di aspetto. Le persone che sono state oggetto dell’indagine, decedute a sessant’anni o più, avrebbero fatto registrare una diminuzione della pressione sanguigna circa quattordici anni prima di veder cessare la propria esistenza.

Si tratta di un campione piuttosto attendibile, dato che non coinvolgeva alcun tipo di particolare condizione iniziale.

Al suo interno, infatti, è possibile trovare persone che fossero in una condizione di partenza ottimale, così come altre con già conclamati problemi cardiaci o altre condizioni patologiche.

I medici invitano comunque a non recepire questo studio come il veicolo di un messaggio sbagliato. Anche perché ovviamente non si invita a coloro i quali sono in cura con dei farmaci per il proprio stato ipertensivo a sospendere il trattamento.

L’indagine ha solo la funzione di ampliare la conoscenza rispetto alle dinamiche della vita. Ad esempio è stato possibile verificare come la diminuzione della pressione sanguigna fosse più rapida nel tempo nei pazienti affetti inizialmente da demenza, da coloro i quali avessero perso peso soltanto in maniera tardiva nella vita o che, in partenza, patissero già problemi di pressione alta.

Questi sono dati che, naturalmente, amplificano la necessità di sottolineare quelli che sono i veri fattori di rischio, al di là di una statistica la cui valenza dovrà essere confermata nel tempo da altri approfondimenti.

Per il momento ci si limita a prendere atto di una ricerca effettuata come un normale studio finalizzato ad ampliare la conoscenza relativa ad un argomento delicato come quello della pressione sanguigna.

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