È stato condotto un nuovo studio per la possibile soluzione ai cambiamenti climatici, che consiste nel piantare 500 miliardi di alberi nel mondo, in modo da ridurre del 25% l’anidride carbonica dall’atmosfera.
La riforestazione, proposta da questo studio pubblicato su Science Friday, non intaccherebbe i terreni già adibiti all’agricoltura. Inoltre, gli studiosi hanno calcolato l’estensione della riforestazione: basterebbero 0,9 miliardi di ettari di terreno, pari ad un’area delle dimensioni degli Stati Uniti, per mettere in pratica il progetto.

Tom Crowther, autore della ricerca e professore dell’ETH-Zurigo, ha affermato che: “Lo studio mostra chiaramente che il ripristino delle foreste sia la migliore soluzione disponibile ad oggi per contrastare il cambiamento climatico, e fornisce prove concrete per giustificare gli investimenti. Se agissimo fin da subito, questo potrebbe ridurre l’anidride carbonica nell’atmosfera fino al 25 percento, e raggiungeremmo i livelli visti per l’ultima volta quasi un secolo fa“.
New report reveals #reforestation is one of the most effective strategies for #ClimateChange mitigation.
We must plant more trees????????, support restoration organisations and invest wisely.
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— Crowther Lab (@CrowtherLab) July 4, 2019
Il progetto porterebbe risultati sorprendenti, poiché i nuovi alberi eliminerebbero circa 200 gigatonnellate di carbonio, pari alla quantità di combustione di carbon fossile immessa nell’atmosfera a partire dalla Rivoluzione industriale inglese.
Purtroppo, la piantagione di nuovi alberi comporta un limite non trascurabile, ossia il tempo. Gli alberi sono esseri viventi e avrebbero bisogno dai 50 ai 100 anni per assorbire le gigatonnellate di carbonio presenti.
Crowther ha sottolineato al “The Guardian” che la piantagione di alberi è la soluzione più facile da mettere in pratica fin da subito per mitigare i cambiamenti climatici, mentre, nel frattempo, i presidenti dei maggiori paesi industrializzati decidono sul da farsi. Anche il l vicedirettore generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, René Castro, ha apprezzato questo studio.

Il progetto ha richiesto un lavoro intenso da parte dei ricercatori, i quali si sono serviti degli ultimi strumenti tecnologici all’avanguardia, come Google Earth Engine, e hanno esaminato circa 80 mila fotografie satellitari di aree forestali protette in tutto il mondo, per valutare la copertura degli alberi in ciascuna area geografica.
Hanno individuato 6 possibili paesi ospitanti tra cui la Cina, gli Stati Uniti, la Russia, l’Australia, il Canada e il Brasile. Tuttavia, nonostante i buoni propositi da parte dei ricercatori, sul piano internazionale le tendenze si stanno muovendo nella direzione opposta.
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