Immagina una città dove, per sfuggire a un caldo torrido che sfiora i 50 gradi, la vita non si ferma: si sposta sottoterra. Questo luogo non è fantascienza, ma Coober Pedy, un avamposto unico nel cuore del deserto dell’Australia Meridionale, a circa 850 chilometri da Adelaide. Qui, la maggioranza degli abitanti vive, lavora e prega in case, negozi e chiese scavate direttamente nella roccia: i famosi “dugouts”. Il risultato è un comfort inaspettato: ambienti silenziosi e freschi, con una temperatura naturale e costante tra i 22 e i 24 gradi, tutto l’anno, senza bisogno di aria condizionata. Vivere qui significa abitare in una caverna moderna, con stanze accoglienti e pareti di roccia scolpite a mano.
La ragione di questa scelta è tanto semplice quanto geniale. L’arenaria del luogo è abbastanza morbida da essere scavata con relativa facilità, ma abbastanza stabile da garantire la sicurezza delle strutture. Scendere sottoterra è la soluzione perfetta per un clima estremo. Ogni casa ha i suoi camini di ventilazione che sbucano in superficie e lucernari per catturare la luce naturale. Ampliare la propria abitazione è un’operazione letteralmente rivoluzionaria: basta accendere un macchinario e scavare una stanza in più nel fianco della collina.
Coober Pedy è conosciuta in tutto il mondo come la capitale dell’opale. La sua storia iniziò nel 1915, quando un ragazzo, Willie Hutchison, in cerca d’acqua, inciampò per caso nelle prime pietre scintillanti. Da quel momento, un’ondata di minatori, molti dei quali provenienti dall’Europa (inclusi italiani, greci e serbi), ha trasformato il paesaggio in un labirinto di gallerie e pozzi. L’opale di questa regione è celebre per i suoi giochi di colore quasi magici. Si forma quando l’acqua, carica di silice, si deposita in antiche crepe della roccia, creando microsfere che scompongono la luce in un arcobaleno iridescente. Il paesaggio circostante, con le sue colline colorate e le piane quasi lunari, racconta di antichi mari interni prosciugati milioni di anni fa.
La vita quotidiana è un eccezionale esempio di adattamento. L’acqua è un bene prezioso, estratto da pozzi profondi e trattato con costosi impianti di desalinizzazione; per questo, il suo consumo è spesso regolato da gettoni. Si lavora nelle ore più fresche, all’alba o al tramonto, mentre durante il giorno si cerca riparo nei freschi dugouts. All’aperto non c’è traccia di prati verdi. Persino il campo da golf è un’esperienza surreale: niente erba, ma terra battuta oliata, dove si gioca di notte con palline fluorescenti per schivare la calura infernale.
Per i turisti, visitare Coober Pedy è come esplorare un altro pianeta. Tra le tappe imperdibili ci sono l’Umoona Opal Mine & Museum, che svela i segreti dell’opale e la storia mineraria, e la Old Timers Mine, una miniera storica perfettamente conservata. Le chiese sotterranee, come quella serbo-ortodossa, sono capolavori scavati a mano, con altari e icone incastonate nella roccia. Per un’esperienza completa, si può dormire in uno degli hotel con camere sotterranee. Appena fuori città, il Kanku–Breakaways Conservation Park offre tramonti infuocati su colline multicolori, mentre il celebre Dog Fence, una recinzione lunga migliaia di chilometri, attraversa il deserto per proteggere il bestiame dai dingo. La Moon Plain, una distesa arida e spaccata, è stata il set perfetto per film iconici come Mad Max: Oltre la sfera del tuono, Pitch Black e Priscilla, la regina del deserto.
Alcune curiosità locali arricchiscono l’esperienza: il “noodling” è la pratica di cercare frammenti di opale tra gli scarti delle miniere, una sorta di caccia al tesoro per tutti. Il nome stesso, Coober Pedy, racconta la storia: deriva dal termine aborigeno “kupa piti”, che significa ‘buco dell’uomo bianco’. Coober Pedy non è solo una città, ma un simbolo potente dell’adattamento umano e della resilienza: un luogo dove una comunità ha trasformato un deserto ostile in una casa, una pietra preziosa in un destino e il sottosuolo in una vita confortevole e piena di meraviglia.
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