Negli anni ’30 dell’Ottocento, l’America fu travolta da una febbre inaspettata: la pomodoro-mania. Questo ortaggio, fino ad allora guardato con sospetto e da molti ritenuto addirittura velenoso, divenne all’improvviso la risposta a ogni male. A orchestrare questa trasformazione fu un medico carismatico, che con grande abilità comunicativa convinse il pubblico che il concentrato di pomodoro potesse curare qualsiasi cosa: indigestione, reumatismi, colera e diarrea. Il risultato? Un mercato fiorente di pillole di pomodoro, vendute come una vera e propria medicina miracolosa. Inevitabilmente, si scatenò una spietata faida commerciale, passata alla storia come la “Guerra del Ketchup”, combattuta a colpi di imitazioni, prezzi stracciati e campagne denigratorie.
Per capire questo fenomeno, bisogna immaginare un’epoca in cui la medicina era un Far West. Spopolavano le cosiddette “patent medicines”, rimedi venduti senza alcuna regolamentazione, la cui unica garanzia era una pubblicità martellante. In questo contesto, l’idea che il pomodoro facesse bene fu gonfiata a dismisura fino a diventare “il pomodoro guarisce tutto”. Il medico pioniere di questa tendenza affermava che un estratto di pomodoro, essenzialmente ketchup in forma di pillola, potesse riequilibrare l’organismo e sconfiggere un’infinita lista di disturbi. Le promesse erano altisonanti: azione depurativa, effetto tonificante e un sollievo quasi istantaneo.
La domanda esplose. Farmacisti e venditori ambulanti smerciavano eleganti confezioni con slogan seducenti, mentre i giornali si riempivano di annunci entusiastici. In breve tempo, però, l’enorme profitto attirò un’orda di imitatori senza scrupoli. Alcuni iniziarono a produrre pillole fasulle che di pomodoro avevano solo il colore, altri le “arricchivano” con potenti lassativi non dichiarati per simulare un effetto depurativo. Il mercato si trasformò in una giungla: i pazienti ottenevano risultati opposti a seconda della pillola acquistata e nessuno era più in grado di distinguere il prodotto originale dalle sue copie fraudolente.
Fu l’inizio di una vera e propria guerra commerciale. I produttori si accusavano a vicenda di frode sui giornali, lanciando pubblicità ingannevole e inventando slogan sempre più esagerati per screditare i rivali. Sorsero decine di marchi dai nomi simili, creati apposta per confondere i consumatori, ognuno rivendicando una presunta “ricetta segreta” o l’uso di “pomodoro purissimo”. La bolla, però, era destinata a scoppiare: sotto la superficie del marketing aggressivo, mancava l’elemento più importante: le prove scientifiche. Le riviste mediche più serie e i giornali più autorevoli cominciarono a smascherare l’inganno, definendo la moda delle pillole di pomodoro una montatura basata su aneddoti e non su fatti.
In pochi anni, la fiducia del pubblico crollò. Migliaia di acquirenti si sentirono traditi da promesse non mantenute e la spinta dei medici più scettici riportò tutti con i piedi per terra. L’immagine del pomodoro come cura miracolosa svanì, trascinando nel baratro l’intero business delle pillole. La “Guerra del Ketchup” si concluse, lasciando una lezione importante, ma non riuscì a cancellare il pomodoro dalle tavole. Anzi, liberato dalle sue false vesti di farmaco, il ketchup poté finalmente affermarsi per quello che era: un condimento delizioso e versatile.
C’è un’ironia storica affascinante: il ketchup originale non era a base di pomodoro. Il suo nome deriva dal “kê-tsiap”, una salsa asiatica fermentata a base di pesce o soia, importata in Europa nel Settecento. La versione al pomodoro è un’invenzione americana successiva, perfezionata a fine Ottocento con ricette più stabili e sicure, che diedero vita al prodotto che amiamo oggi.
E il pomodoro? Oggi la scienza ci conferma che è un tesoro di benessere: è ricco di vitamine, minerali e antiossidanti come il licopene, che contribuiscono alla salute del nostro corpo. Ma la differenza tra “fa bene” e “guarisce tutto” è abissale. La vicenda delle pillole di pomodoro è un esempio perfetto di come la speranza e un marketing spregiudicato possano trasformare un alimento sano in un elisir immaginario. È un potente promemoria dell’importanza di affrontare le mode salutistiche con curiosità, ma soprattutto con grande spirito critico. Alla fine, il pomodoro non ha sconfitto le malattie, ma ha conquistato i piatti di milioni di persone. Ed è lì, in cucina, che ha trovato il suo vero, indiscutibile trionfo.
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