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Il Turco Meccanico, l’automa che ingannò il mondo e sconfisse Napoleone a scacchi

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Immagina una sala illuminata da candele nella Vienna del 1770. Davanti a una scacchiera, un automa a grandezza naturale, vestito con un turbante e abiti orientali, attende il suo avversario. È il Turco Meccanico, la geniale creazione dell’ufficiale ungherese Wolfgang von Kempelen. Quando la sua mano di legno si alza e sposta un pezzo, un silenzio irreale cala sul pubblico: una macchina sta davvero pensando.

Per decenni, questo spettacolo incanta l’Europa e l’America. Il Turco siede su un grande mobile in legno pieno di sportelli. Prima di ogni partita, von Kempelen apre ante e cassetti per mostrare un groviglio di ingranaggi, molle e leve, come a dire: “Qui non c’è nessuno nascosto”. Ma è proprio questo il trucco. L’illusione è un capolavoro di ingegneria e inganno, basato su scomparti segreti, pannelli scorrevoli e sapienti giochi di luce. All’interno, rannicchiato in uno spazio angusto e illuminato da una piccola lanterna, si nasconde un vero maestro di scacchi. Questo operatore invisibile non vede la scacchiera, ma conosce la posizione di ogni pezzo grazie a un ingegnoso sistema di calamite. Dal buio, comanda il braccio dell’automa con delle leve, sincronizzando ogni mossa con piccoli suoni meccanici per rendere tutto incredibilmente realistico.

Il Turco Meccanico diventa una celebrità mondiale. Si racconta che abbia sfidato e battuto figure storiche come Benjamin Franklin e persino Napoleone Bonaparte. Un famoso aneddoto narra che Napoleone, per testare la macchina, provò a fare delle mosse irregolari. Per tutta risposta, il Turco prima rimise a posto il pezzo, poi, al secondo tentativo, con un gesto secco e teatrale, spazzò via tutti i pezzi dalla scacchiera. L’effetto sul pubblico era potentissimo: la gente usciva dalle sale convinta di aver assistito alla nascita del pensiero artificiale.

Dopo la morte di Kempelen, l’automa viene acquistato dall’imprenditore Johann Nepomuk Maelzel, che ne perfeziona la messa in scena e lo porta in tournée in Francia, Inghilterra e Stati Uniti. Nel corso degli anni, diversi maestri di scacchi si alternano nell’angusto nascondiglio, tra cui Jacques François Mouret e Wilhelm Schlumberger. Il Turco accumula vittorie su vittorie, ma non è invincibile. Contro i giocatori più forti perde alcune partite, alimentando dubbi e sospetti. Fu Edgar Allan Poe, nel 1836, a pubblicare un famoso saggio in cui smontava l’illusione, sostenendo con logica ferrea che all’interno doveva esserci per forza un essere umano. Aveva ragione.

Il segreto, pur intuito da molti, viene svelato solo più tardi. Il mobile del Turco era progettato per ingannare lo sguardo: aprendo uno sportello, le parti interne ruotavano o scivolavano per mostrare sempre ingranaggi e spazi apparentemente vuoti, mentre il vero spazio dell’operatore rimaneva nascosto. Il sistema di calamite sotto la scacchiera, collegate a dei fili, permetteva di tracciare ogni mossa senza bisogno di vedere il gioco. Infine, un complesso meccanismo di leve, noto come pantografo, riproduceva i movimenti della mano del giocatore nascosto sul braccio dell’automa.

La fine del Turco è tanto fredda quanto improvvisa: nel 1854, un incendio al museo di Filadelfia dove era custodito lo distrugge per sempre. Di lui restano solo testimonianze, disegni e analisi che, insieme, ci raccontano una delle più eleganti e geniali illusioni della storia. Era una truffa? Certo. Ma era anche una straordinaria opera di ingegneria teatrale, capace di toccare le domande più profonde di un’epoca: può una macchina pensare? Può avere una strategia?

Il Turco Meccanico fu l’automa più audace del suo tempo perché non si limitava a imitare un gesto, ma simulava l’attività più nobile della mente: la logica e la creatività del gioco degli scacchi. Il suo successo dimostra la potenza della combinazione tra scienza, artigianato e spettacolo. E ci insegna una lezione valida ancora oggi, nell’era dell’intelligenza artificiale: spesso, ciò che sembra magia tecnologica è il risultato di un complesso lavoro umano, nascosto ma fondamentale. Non è un caso se, secoli dopo, un famoso servizio online di Amazon per l’esecuzione di “compiti umani” dietro un’interfaccia digitale ha preso il nome di Mechanical Turk.

La sua storia non è solo il racconto di un inganno, ma la fotografia di un momento in cui l’umanità iniziò a chiedersi se l’intelligenza fosse un’esclusiva degli esseri umani. Anche se quel “robot” non pensava davvero, costrinse tutti noi a pensare meglio. E questo, forse, è stato il suo colpo da maestro più brillante.

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