Immagina un bosco senza alberi, steso sotto chilometri di acqua gelida e avvolto nel buio più totale. In questo mondo silenzioso, dominato da una pressione schiacciante e correnti lente, si nasconde un regno inaspettato: quello dei funghi sottomarini. Per secoli abbiamo pensato ai funghi come creature della terraferma, abitanti dei boschi umidi e delle radure. Oggi, la scienza ci svela che il mare, perfino nelle sue profondità più estreme, pullula di specie fungine che prosperano in condizioni che sembrano impossibili. E il loro ruolo, tanto per l’equilibrio ecologico quanto per le future tecnologie, sta diventando una fonte di meraviglia e nuove opportunità.
La scoperta di un mondo nascosto
Fino alla metà del Novecento, l’idea di cercare funghi in mare era quasi fantascenza. Poi, analizzando legni e alghe trasportati a riva dalle maree, i ricercatori iniziarono a trovare le prime tracce: spore e miceli su materiali sommersi. La vera rivoluzione, però, è arrivata con i sottomarini a controllo remoto e l’analisi del DNA ambientale. Sequenziando frammenti genetici prelevati direttamente dall’acqua e dai sedimenti, è emersa una ricchezza di vita invisibile. In poco tempo, il concetto di “micoplancton” – funghi che fluttuano come parte del plancton – è passato da ipotesi a realtà, rivelando il fondale oceanico come un immenso laboratorio naturale.
Come sopravvivere nell’abisso
I funghi marini sono maestri dell’adattamento e occupano nicchie ecologiche molto diverse:
- Nei sedimenti profondi, dove consumano detriti organici e rimettono in circolo i nutrienti.
- Su legni affondati e carcasse di grandi animali, vere e proprie “oasi” di cibo nel deserto abissale.
- Dentro spugne, coralli e alghe, con cui stabiliscono relazioni intime, a volte di reciproco aiuto, altre volte conflittuali.
- Vicino alle sorgenti idrotermali, in ambienti che mescolano calore estremo, minerali tossici e buio assoluto.
La loro esistenza è un’opera d’arte dell’adattamento. Alcuni hanno pareti cellulari rinforzate per resistere a pressioni devastanti; altri accumulano molecole protettive per gestire l’alta salinità e il freddo glaciale. Molti formano biofilm, comunità microbiche che aderiscono alle superfici, ottimizzando la nutrizione e la difesa. I loro enzimi sono delle vere chiavi universali: attivi in acqua salata, stabili a basse temperature e capaci di funzionare anche sotto le incredibili pressioni degli abissi.
Gli ingegneri invisibili dell’oceano
Pur essendo invisibili, i funghi sono architetti del ciclo della vita sottomarino. Sono tra i pochi organismi in grado di degradare materiali ultra-resistenti come cellulosa e lignina, scomponendo relitti che altrimenti resterebbero intatti per secoli sul fondo. In questo modo, liberano nutrienti essenziali che tornano disponibili per batteri e altri microrganismi, alimentando l’intera catena alimentare dal profondo alla superficie. Alcuni funghi microscopici infettano le alghe del plancton, trasformandole in “pacchetti” di cibo più nutrienti per lo zooplancton: un vero e proprio “ponte energetico” che ridisegna il percorso del carbonio nell’oceano.
Inoltre, agiscono come simbionti: all’interno delle spugne, contribuiscono a produrre molecole difensive. D’altra parte, esistono anche specie patogene, responsabili di malattie che colpiscono coralli e gorgonie, un promemoria di quanto sia delicato l’equilibrio della vita marina.
Dagli abissi alla biotecnologia
Proprio perché costretti a sopravvivere in condizioni estreme, questi funghi hanno sviluppato una farmacia biochimica unica al mondo. Producono composti chimici straordinari con potente attività antibatterica, antifungina e persino antitumorale, alcuni dei quali sono promettenti contro i batteri multi-resistenti, una delle sfide più urgenti della medicina moderna. I loro enzimi, attivi in condizioni proibitive per altri organismi, sono un tesoro per la chimica verde e l’industria: potrebbero essere usati per trasformare biomasse in modo sostenibile, creare nuovi materiali o depurare acque contaminate da idrocarburi e plastica.
Sul fronte ambientale, la loro capacità di degradare sostanze complesse come il petrolio è già nota. Studiarli potrebbe offrirci nuovi strumenti per la bonifica degli oceani e per affrontare disastri ecologici in modo più efficace e naturale.
Un futuro scritto nelle profondità
Gli oceani stanno cambiando a causa del riscaldamento globale e dell’inquinamento. La flessibilità dei funghi marini permetterà loro di adattarsi, ma il loro ruolo potrebbe cambiare, con effetti a cascata su tutta la biodiversità. Monitorare questo “regno nascosto” è come leggere in anticipo le trasformazioni del mare, dandoci la possibilità di proteggerlo meglio, collaborando con la natura invece di combatterla.
Il segreto dei funghi degli abissi non è solo la loro esistenza, ma l’arte con cui trasformano il buio in equilibrio e la pressione in potenza biologica. Dentro ogni granello di sedimento e ogni relitto sul fondo si intrecciano filamenti sottili e resilienti. In queste trame invisibili c’è un mondo che può raccontarci l’oceano con una voce nuova: quella di creature minuscole che, dal profondo, tessono il grande racconto della vita.
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