Immagina un’intera nazione che, allo scoccare di un’ora precisa, si ferma e inizia a guidare dal lato opposto della strada. Non è la trama di un film, ma quello che è successo davvero in Svezia la mattina del 3 settembre 1967. Quel giorno è passato alla storia come il Dagen H, la “Giornata H”, dove la H sta per höger, “destra” in svedese. In poche, decisive ore, il traffico cambiò senso di marcia: da sinistra a destra. Fu un caos? Assolutamente. Ma fu un caos ordinato, pianificato per anni con una precisione millimetrica.
Per capire questa decisione epocale, bisogna fare un passo indietro. La Svezia, come il Regno Unito, adottava la guida a sinistra. Il problema, però, era evidente e pericoloso: la stragrande maggioranza delle auto aveva il volante a sinistra, perché importate dal resto d’Europa. Questo rendeva ogni sorpasso un vero e proprio azzardo, limitando la visuale del conducente. Inoltre, creava un’enorme confusione ai confini con Norvegia, Finlandia e Danimarca, dove si guidava già a destra. Nonostante un referendum negli anni ’50 avesse bocciato la proposta, la sicurezza stradale e l’integrazione con i Paesi vicini erano priorità non più rimandabili: il Parlamento svedese decise di procedere con il grande cambiamento.
La preparazione fu a dir poco monumentale. Strade ridisegnate, migliaia di nuovi segnali pronti per essere svelati, corsie interamente ritracciate, semafori ricalibrati e fermate degli autobus spostate sull’altro lato della carreggiata. Migliaia di autobus dovettero essere modificati perché le porte si aprivano sul lato “sbagliato”. Ma la sfida più grande era quella psicologica: cambiare un’abitudine radicata in milioni di persone. Partì una campagna di comunicazione martellante, studiata da psicologi e pubblicitari, con un logo onnipresente e uno slogan che divenne un tormentone nazionale: “Håll dig till höger, Svensson” (Tieni la destra, Svensson).
L’obiettivo non era solo informare, ma creare un nuovo riflesso automatico. Jingle orecchiabili alla radio, adesivi sui cruscotti, promemoria distribuiti ovunque: tutto era pensato per scolpire nella mente dei cittadini il nuovo comportamento. L’intera nazione fu accompagnata, passo dopo passo, a modificare le proprie abitudini, persino il modo in cui i pedoni dovevano guardare la strada prima di attraversare: prima a sinistra, poi a destra, e di nuovo a sinistra.
Poi, calò la notte tra il 2 e il 3 settembre. Mentre il Paese dormiva, squadre di operai lavoravano febbrilmente per rimuovere le vecchie segnaletiche e svelare quelle nuove. Alle 4:50 del mattino, tutto il traffico privato fu fermato. Per dieci, lunghissimi minuti, la Svezia rimase immobile. Alle 5:00 in punto, arrivò il segnale. Sotto la guida di agenti e volontari, le auto si spostarono lentamente e in modo coordinato sulla corsia di destra. Le foto di quell’istante a Stoccolma, con le macchine che disegnano diagonali perfette sulla strada, sono diventate icone di un cambiamento epocale.
Nelle ore e nei giorni successivi, tutti si aspettavano il disastro. E invece, accadde l’incredibile. Proprio perché consapevoli del rischio, gli svedesi guidarono con una cautela e un’attenzione mai viste prima. Il risultato? Gli incidenti stradali, nei primi tempi, diminuirono drasticamente. I pedoni impararono in fretta, i mezzi pubblici si adattarono e, nel giro di pochi mesi, la Svezia era perfettamente allineata al resto dell’Europa continentale. Viaggiare oltre confine divenne più semplice e la sicurezza sulle strade ne trasse un beneficio duraturo.
Il Dagen H è molto più di una curiosità storica. È la cronaca di un successo collettivo, un esperimento sociale su scala nazionale perfettamente riuscito. È la dimostrazione che una società può cambiare un’abitudine profondamente radicata se guidata da un piano chiaro, una comunicazione efficace e un forte senso di responsabilità condivisa. È la storia di come un intero popolo si fermò per un istante, per poi ripartire meglio, tutti insieme, nella stessa direzione. A destra, appunto.
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