Immaginate un luogo dove il vento sferza rocce nude e il gelo domina ogni cosa, uno dei punti più aridi e freddi del nostro pianeta. Proprio qui, nel cuore bianco dell’Antartide, accade qualcosa che sfida la logica visiva: una ferita aperta nel ghiaccio versa un liquido rosso scuro, simile a sangue. Questa è la Blood Falls, la “Cascata di Sangue”, un fenomeno naturale che per decenni ha confuso gli esploratori e affascinato gli scienziati.
La scena appare nelle Valli Secche di McMurdo, un deserto polare quasi privo di neve che somiglia più alla superficie di Marte che alla Terra. Dalla fronte del Ghiacciaio Taylor sgorga questa colata cremisi che macchia il candore circostante. Quando il geologo Griffith Taylor scoprì la cascata nel 1911, durante la leggendaria spedizione Terra Nova, ipotizzò che quel colore fosse dovuto a misteriose alghe rosse. Era la spiegazione più semplice, ma la realtà scoperta in seguito si è rivelata molto più straordinaria.
Il segreto non risiede in superficie, ma nelle profondità. Sotto lo spesso strato di ghiaccio, sepolto da circa due milioni di anni, esiste un antico lago di acqua salata. Questa non è acqua comune: è una salamoia densa e ricchissima di minerali, rimasta intrappolata quando il ghiacciaio avanzò sopra un fiordo marino. Mentre l’acqua pura si congelava, il sale veniva espulso e concentrato nel liquido rimanente. Il risultato è un’acqua talmente salata (fino a tre volte più dell’oceano) che rimane allo stato liquido anche a temperature di -7 °C o inferiori.
Ma perché è rossa? La risposta è nella chimica elementare. L’acqua intrappolata ha “grattato” via il ferro dal fondale roccioso per millenni. Là sotto, al buio e senza ossigeno, il ferro resta disciolto nell’acqua limpida. Tuttavia, quando questa salamoia riesce a trovare una via di fuga attraverso le crepe del ghiacciaio e riemerge in superficie, incontra l’aria. In quell’istante avviene una reazione immediata: il ferro si ossida. È lo stesso processo che crea la ruggine su un vecchio cancello. L’acqua, che era trasparente nel sottosuolo, diventa rossa istantaneamente appena “respira” l’atmosfera.
La scoperta più sconvolgente, però, riguarda la vita. In quel lago sotterraneo, isolato dal resto del mondo, buio e privo di ossigeno, la vita ha trovato un modo per vincere. I microbiologi hanno isolato rari batteri estremofili che sono sopravvissuti per millenni “respirando” ferro e zolfo invece di ossigeno. È un ecosistema autosufficiente, una vera e propria capsula del tempo biologica che ci mostra come la vita possa adattarsi a condizioni impossibili.
Grazie a tecnologie avanzate, come i radar capaci di penetrare il ghiaccio usati nel 2017, oggi sappiamo che sotto il ghiacciaio Taylor scorre una complessa rete di canali idraulici che collega diverse riserve di salamoia. La cascata che vediamo è solo la punta dell’iceberg di un sistema idrologico attivo e pulsante.
L’importanza della Blood Falls va ben oltre la curiosità turistica. Per gli scienziati, questo luogo è un laboratorio naturale per l’astrobiologia. Se dei microbi possono vivere sotto un ghiacciaio antartico, in acqua salata, al buio e senza ossigeno, allora forme di vita simili potrebbero esistere oggi stesso negli oceani sotterranei di Europa (una luna di Giove) o Encelado (una luna di Saturno), o forse nel sottosuolo ghiacciato di Marte.
Osservare quel flusso rosso scendere lentamente tra le pieghe del ghiacciaio è un promemoria potente: anche nel deserto più freddo e ostile, la Terra nasconde calore, chimica e vita. La natura non ha bisogno di magia per stupirci; le bastano tempo, sale e ferro per dipingere uno spettacolo indimenticabile.
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