Londra, inverno 1716. La neve si scioglie lentamente sui tetti ardesia della città, ma dietro le mura spesse e umide della Torre di Londra, il tempo sembra essersi congelato. Un nobile scozzese condannato a morte attende l’alba del suo ultimo giorno con il cuore in gola. Il suo nome è William Maxwell, quinto Conte di Nithsdale. Catturato dopo il fallimento della rivolta giacobita del 1715, è stato giudicato colpevole di alto tradimento. La sentenza è inappellabile: decapitazione pubblica su Tower Hill. Tutto sembra indicare la fine tragica di una storia già scritta. Invece, sta per iniziare un capitolo degno dei migliori romanzi d’avventura, orchestrato non dalla forza bruta, ma dall’ingegno.
La vera protagonista di questa vicenda incredibile è sua moglie: Winifred, contessa di Nithsdale. Giovane, determinata e dotata di un’intelligenza fuori dal comune, Winifred non si rassegna al ruolo della vedova dolente. Mentre Londra freme nell’attesa dello spettacolo dell’esecuzione, lei elabora un piano così semplice e audace da risultare invisibile. La sua strategia non prevede armi, polvere da sparo o corruzione. La chiave del successo risiede nello sfruttare a proprio vantaggio le debolezze dell’epoca: le visite concesse ai prigionieri di alto rango, l’etichetta galante che impedisce di perquisire le donne e la scarsa voglia delle guardie di gestire signore in lacrime. E, soprattutto, la magia del travestimento.
È il 23 febbraio 1716, la vigilia dell’esecuzione. Winifred entra nella Torre accompagnata da due amiche fidate, citate nelle cronache come Mrs. Mills e Mrs. Morgan. A un primo sguardo distratto, sembrano solo tre donne avvolte in pesanti mantelli invernali, con cappucci calati e scialli per proteggersi dal gelo. In realtà, sotto quelle stoffe si nasconde la salvezza del Conte: un guardaroba di scorta fatto di gonne, sottane, cuffie e un cappuccio ampio capace di celare i lineamenti maschili.
Una volta nella cella, la contessa svela il piano al marito: deve vestirsi da donna. La stanza è piccola, l’aria è pesante e le guardie presidiano la porta. Bisogna agire con rapidità ma senza panico. Winifred orchestra una vera e propria messinscena teatrale. Una delle amiche finge di sentirsi male, piange rumorosamente e si asciuga gli occhi, attirando l’attenzione compassionevole dei soldati e distraendoli. Nel frattempo, tra abbracci di addio e movimenti rapidi, le donne passano i capi al prigioniero. Il volto del Conte viene leggermente truccato per nascondere la barba, le sopracciglia schiarite e il mento coperto. Non serve una trasformazione perfetta, basta ingannare l’occhio per pochi secondi.
Il tocco di genio di Winifred sta nella “contabilità” delle persone. Le amiche entrano ed escono in momenti diversi, creando confusione numerica. Alla fine, una esce accompagnando quella che sembra essere un’amica in lacrime, con il volto sepolto in un fazzoletto per il dolore. In realtà, quella “donna” che singhiozza è il Lord Nithsdale. Le guardie, per rispetto e imbarazzo di fronte al pianto femminile, non osano controllare. Aprono la porta, lasciano passare l’ombra incappucciata e richiudono. Il Conte è fuori.
Winifred rimane sola nella cella per guadagnare minuti preziosi. Simula una conversazione con il marito ormai fuggito, rispondendo a se stessa con due voci diverse, cammina su e giù per far sentire i passi. Quando infine esce, salutando i carcerieri con la raccomandazione di non disturbare il Conte che sta “pregando”, il marito è già lontano, inghiottito dal caos delle strade di Londra. Quello che segue è una fuga rocambolesca: il Conte si nasconde in città, poi attraversa il Canale della Manica travestito da servitore del seguito dell’ambasciatore veneziano, raggiungendo infine la salvezza a Roma, dove vivrà in esilio con Winifred per il resto dei suoi giorni.
Perché questa storia ci affascina ancora dopo tre secoli? Perché è un capolavoro di psicologia applicata. Le guardie non sono state corrotte, sono state “guidate” a vedere ciò che si aspettavano: donne tristi e innocue. Winifred ha manipolato la percezione della realtà usando il pregiudizio a suo favore, salvando la vita dell’uomo che amava con la sola forza dell’astuzia.
Ecco i dettagli chiave di questa straordinaria evasione:
- Data dell’evento: 23 febbraio 1716, il giorno prima dell’esecuzione capitale.
- I protagonisti: William Maxwell e la moglie Winifred Herbert, la mente del piano.
- Il metodo: Un travestimento femminile creato stratificando abiti portati di nascosto sotto i mantelli delle complici.
- Il trucco psicologico: Sfruttare le lacrime e il “pudore” delle guardie per evitare controlli visivi diretti sul volto del prigioniero.
- L’esito: Una fuga riuscita verso il continente e poi a Roma, sotto la protezione della corte giacobita in esilio.
Tra i corridoi freddi e bui della Torre di Londra, una donna armata solo di coraggio e di un abito di seta ha sconfitto il potere imperiale, regalando alla storia una delle evasioni più romantiche e audaci di sempre.
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