All’inizio del Novecento, Los Angeles non era la metropoli che conosciamo. Era una cittadina assetata, sorta ai margini di un deserto, con un problema gigantesco: l’acqua. Le piogge erano un miraggio e i pozzi si stavano esaurendo. Senza una fonte sicura, il suo sogno di grandezza era destinato a svanire. È qui che inizia una delle storie più controverse e affascinanti d’America: una guerra segreta combattuta con l’inganno, le firme e, infine, la dinamite.
I protagonisti di questa vicenda furono due uomini: Frederick Eaton, ex sindaco di Los Angeles, e William Mulholland, geniale ingegnere autodidatta a capo dell’acquedotto. Eaton aveva una visione, Mulholland il talento per realizzarla. Insieme, concepirono un piano audace: deviare le acque di un fiume lontano, l’Owens River, che scorreva a centinaia di chilometri di distanza in una fertile vallata a nord della Sierra Nevada, la Owens Valley.
La Owens Valley era un piccolo paradiso agricolo, con campi rigogliosi, allevamenti e un lago salato scintillante, l’Owens Lake. Le sue comunità prosperavano grazie a quell’acqua. Eaton e Mulholland inviarono sul posto agenti sotto copertura che, fingendosi contadini o investitori interessati a progetti di irrigazione, acquistarono terreni e, soprattutto, i preziosissimi diritti sull’acqua. Molti abitanti firmarono, convinti di aderire a un piano federale per migliorare l’irrigazione locale. In realtà, stavano svendendo il futuro della loro terra a una città lontana.
L’opera che ne risultò fu un’impresa titanica: l’Acquedotto di Los Angeles. Inaugurato nel 1913, si snodava per oltre 350 chilometri tra deserti e montagne, un capolavoro ingegneristico che funzionava quasi interamente per gravità. Alla cerimonia di apertura, Mulholland pronunciò la frase passata alla storia: “Eccola. Prendetela.” Quell’acqua permise a Los Angeles di esplodere, diventando un polo di industrie, cinema e sogni. Ma mentre la città fioriva, la Owens Valley moriva.
Il grande lago si prosciugò, lasciando un deserto di sale e polveri tossiche che il vento sollevava in tempeste soffocanti. I campi ingiallirono, i ranch chiusero. Gli abitanti della valle si sentirono derubati e traditi. La loro vita veniva risucchiata via, dentro un canale di cemento. Iniziò così la cosiddetta “guerra dell’acqua” della California.
La resistenza fu disperata e violenta. Gruppi di contadini e allevatori forzarono le paratie dell’acquedotto per deviare l’acqua verso i loro campi assetati. Altri passarono al sabotaggio: tra il 1924 e il 1927, fu una guerriglia continua e silenziosa, con sezioni dell’acquedotto fatte saltare in aria con la dinamite. Los Angeles rispose inviando guardie armate e avvocati, vincendo le battaglie legali ma non riuscendo a spegnere la rabbia di un’intera comunità.
Una storia dai tratti unici
- L’acquedotto fu progettato per sfruttare il dislivello naturale, funzionando quasi interamente per gravità. Un’idea semplice e geniale che eliminava la necessità di costose pompe.
- Owens Lake, un tempo pieno di vita, si trasformò in una delle maggiori fonti di inquinamento da polveri del Nord America. Solo oggi, con progetti miliardari, si sta tentando di mitigare il disastro.
- L’inganno usato per l’acquisto dei diritti idrici è diventato un caso di studio su come gli interessi urbani possano schiacciare le comunità rurali.
- Questo conflitto ha plasmato decenni di politiche idriche in California, portando a leggi ambientali più severe.
E oggi? La ferita e il futuro
Oggi Los Angeles non dipende più solo dalla Owens Valley. L’acqua arriva anche dal fiume Colorado e da avanzati sistemi di riciclo e risparmio idrico. La città ha avviato programmi per mitigare i danni del passato, restituendo parzialmente l’acqua al fiume Owens e intervenendo sul lago prosciugato. Non cancella il passato, ma segna un tentativo di riconciliazione tra la città e le risorse che consuma.
Quella tra Los Angeles e la Owens Valley è una storia che parla di sete di futuro, di progresso e di ingiustizia. Un potente promemoria che ogni goccia che esce da un rubinetto ha una storia lunga, fatta di geografia, politica e vite umane. E a volte, anche di una guerra segreta combattuta per l’oro blu.
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