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Infrasuoni della Terra: Il Linguaggio Segreto di Vulcani, Tempeste e Terremoti

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C’è un coro che accompagna ogni istante della vita sulla Terra, ma la maggior parte di noi non lo sentirà mai. È la voce degli infrasuoni: vibrazioni dell’aria così lente e profonde da sfuggire al nostro orecchio, che percepisce solo dai 20 hertz in su. Sotto questa soglia c’è un mondo sonoro nascosto che racconta storie di vulcani, tempeste, terremoti, meteore e persino del respiro degli oceani. Ascoltarlo significa spiare in segreto il cuore del pianeta.

Gli infrasuoni sono speciali per almeno due motivi. Primo: viaggiano lontanissimo. Le onde a bassissima frequenza perdono pochissima energia e possono essere guidate dagli strati dell’atmosfera come da corridoi invisibili, arrivando a migliaia di chilometri dalla sorgente. Secondo: nascono da fenomeni potenti, spesso difficili da osservare direttamente. Così diventano messaggeri, una traccia discreta ma fedele di eventi imponenti e lontani.

Pensiamo a un vulcano. Ogni esplosione che getta cenere e gas nel cielo spinge l’aria con un colpo secco, producendo un impulso infrasonico che scappa via come un segnale d’allarme. Molti vulcani, come l’Etna e lo Stromboli, vengono “ascoltati” con microbarometri sensibili: strumenti capaci di cogliere variazioni di pressione dell’aria minime. Dal ritmo e dall’ampiezza di quei colpi, gli scienziati ricostruiscono l’energia dell’attività, la presenza di frammenti di roccia e perfino l’altezza delle fontane di lava. Non è solo poesia: è un modo concreto per capire se un’eruzione sta diventando pericolosa, specialmente per l’aviazione, dato che una nube di cenere può bloccare i motori degli aerei.

E i terremoti? Anche loro hanno un’ombra acustica. Quando la crosta trema, la superficie del suolo fa vibrare l’aria soprastante e genera infrasuoni; grandi eventi possono persino far “suonare” l’atmosfera come un’enorme campana. Alcuni tsunami e i loro lunghissimi fronti d’onda lasciano un segno nel cielo, sotto forma di onde di pressione quasi impercettibili. Monitorando questi sussurri, si ottengono informazioni preziose per ricostruire la dinamica degli scossoni e dei maremoti.

Poi ci sono le tempeste. Gli uragani e le grandi perturbazioni fanno ribollire l’oceano e il cielo insieme, producendo un mormorio di fondo chiamato microbarom, una sorta di basso continuo della meteorologia. Nasce quando onde oceaniche di direzione opposta si scontrano, “pestando” l’aria a una frequenza tipica bassissima. È come se il mare parlasse a voce bassissima dell’intensità del vento e della spuma. In modo simile, i temporali più violenti e i tornado emettono segnali infrasonici, oggi studiati come potenziali strumenti per anticipare la formazione di vortici pericolosi.

Forse l’esempio più stupefacente del potere degli infrasuoni è arrivato nel 2022, con l’eruzione del vulcano Hunga Tonga-Hunga Ha’apai: il suo boato ha prodotto onde di pressione che hanno fatto il giro del mondo più volte. Anni prima, nel 2013, la meteora di Čeljabinsk in Russia aveva scatenato un’onda d’urto infrasonica registrata da stazioni a migliaia di chilometri di distanza, consentendo di stimarne l’energia senza neanche vedere l’oggetto. È affascinante pensare che una rete globale, nata per monitorare esplosioni nucleari clandestine, oggi ascolti anche i capricci della natura, offrendo dati vitali a vulcanologi, meteorologi e geofisici.

La parte più sorprendente è che la Terra non tace mai. Anche in assenza di eruzioni e tempeste, il pianeta vibra. Il continuo sciabordio degli oceani contro i continenti fa tremare lievemente sia il suolo (creando i cosiddetti micro-sismi) sia l’atmosfera. È un “ronzio” perpetuo, troppo debole per creare un suono udibile, ma sufficiente a raccontare quanto è agitato il mare o come cambia il vento in quota. In questo senso, gli infrasuoni sono una colonna sonora permanente che unisce geologia, oceani e cielo.

Come si ascolta una voce così sottile? Con antenne di microbarometri disposte in piccoli gruppi, distanziati tra loro da poche centinaia di metri a qualche chilometro. Confrontando i tempi di arrivo della stessa onda sui vari sensori, si capisce da dove proviene il segnale e quanto è intenso. È la stessa logica con cui si “triangola” un tuono, ma con strumenti molto più sensibili. A terra, i sismometri colgono le vibrazioni del suolo, che spesso si collegano a quelle dell’aria: un dialogo continuo tra la crosta e l’atmosfera.

Gli infrasuoni non riguardano solo strumenti e grafici. Alcuni animali li usano da sempre. Gli elefanti comunicano con brontolii a bassa frequenza che si propagano per chilometri, e che i loro simili percepiscono anche attraverso le vibrazioni del terreno. Nelle profondità marine, molti grandi cetacei sfruttano suoni incredibilmente gravi per restare in contatto a distanze enormi. È la conferma che sul nostro pianeta “parlare a voce bassa” è spesso la strategia migliore per farsi sentire lontano.

C’è spazio anche per qualche curiosità “umana”. Alcuni organi monumentali e certe macchine sceniche del passato sapevano produrre note così basse da essere più sentite con il corpo che con l’orecchio: vibrazioni che potevano dare sensazioni di inquietudine o meraviglia. Alcuni studi hanno ipotizzato che in luoghi attraversati da infrasuoni naturali, come certe gole ventose, le persone possano percepire sensazioni strane o brividi, senza capirne il perché.

Dietro il fascino c’è anche un’utilità concreta. Ascoltare gli infrasuoni aiuta a seguire l’evoluzione di un’eruzione in tempo reale, anche quando il vulcano è coperto dalle nuvole; a stimare la forza di una tempesta in mezzo all’oceano; a notare il passaggio di una meteora su una regione disabitata. È una scienza silenziosa che rende il mondo un po’ più trasparente.

La prossima volta che guarderai un cielo cupo o sentirai un tuono lontano, immagina tutto quello che non puoi sentire. Sotto il limite della nostra percezione, il pianeta continua a parlare: racconta dove il vento spinge le onde, quando una montagna di fuoco si agita, come un masso è franato su un pendio remoto. È una voce inaudita, sì, ma non per questo muta. E chi sa ascoltarla scopre che la Terra non è solo un corpo solido e visibile: è un gigante che risuona e sussurra i suoi segreti a chi presta orecchio alle sue frequenze più profonde.

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