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Il gigantesco polmone verde di Shark Bay: la pianta marina più grande e antica del mondo

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Nelle acque cristalline e incredibilmente salate a largo dell’Australia occidentale, vive un essere che sfida ogni nostra concezione di grandezza e longevità. A prima vista sembra una semplice distesa di erba sottomarina mossa dalle correnti, ma la realtà scientifica è molto più sorprendente: quella che appare come una prateria infinita è, in verità, un singolo organismo vivente. Si tratta di un clone gigantesco di Posidonia australis, una pianta marina che si è estesa senza sosta fino a conquistare oltre 180 chilometri di fondale a Shark Bay.

Tutto è iniziato da un unico seme, germogliato circa 4.500 anni fa. Mentre sulla terraferma nascevano le civiltà antiche e si costruivano le piramidi, nel silenzio dell’oceano questa pianta cominciava il suo lento cammino. Non si tratta di un’alga, ma di una vera e propria pianta dotata di fiori e frutti, che invece di riprodursi sessualmente ha scelto una strategia differente: la clonazione. Attraverso i suoi rizomi sotterranei, simili a radici che corrono sotto la sabbia, ha continuato a generare nuovi germogli geneticamente identici all’originale, creando un unico essere connesso, vasto quanto una metropoli.

I ricercatori della University of Western Australia hanno svelato questo segreto prelevando campioni di DNA a chilometri di distanza l’uno dall’altro. Il risultato è stato sconvolgente: la firma genetica era identica ovunque. Ma come ha fatto a sopravvivere così a lungo in un ambiente ostile come Shark Bay, dove l’acqua evapora velocemente raddoppiando la salinità e le temperature oscillano drasticamente? La risposta risiede nel suo DNA. Questa straordinaria Posidonia è poliploide, il che significa che possiede il doppio del corredo genetico dei suoi parenti “normali”. Possiede 40 cromosomi invece di 20. Questa caratteristica le ha donato una sorta di “superpotere” genetico, offrendole una capacità di adattamento e una resilienza fuori dal comune per resistere a condizioni estreme che ucciderebbero altre piante.

Questa immensa prateria è un vero e proprio polmone sottomarino. Lavora incessantemente giorno e notte per filtrare l’acqua, intrappolare i sedimenti e, soprattutto, immagazzinare enormi quantità di carbonio. Quando le sue foglie muoiono e affondano, il carbonio che contengono viene sepolto nel fondale per millenni: è il prezioso carbonio blu, uno degli alleati più potenti che abbiamo nella lotta contro il cambiamento climatico. Inoltre, la struttura fisica della prateria protegge le coste dall’erosione delle onde e offre rifugio a una biodiversità incredibile, dai pesci più piccoli ai maestosi dugonghi e alle tartarughe marine.

Osservando più da vicino, tra le foglie nastriformi, si scopre un altro mondo invisibile. Le acque di Shark Bay sono l’habitat ideale per le diatomee, microscopiche alghe unicellulari racchiuse in gusci di silice finemente lavorati. Se potessimo vederle a occhio nudo, apparirebbero come gioielli di vetro, minuscole “perle” viventi che producono ossigeno e stanno alla base della catena alimentare. Insieme ai frammenti di conchiglie e ai granelli di sabbia, creano un ecosistema dove la chimica della natura costruisce bellezza funzionale.

Shark Bay è riconosciuta come Patrimonio dell’Umanità UNESCO, e la scoperta di questo gigante verde aggiunge un tassello fondamentale alla nostra comprensione della vita. Ci insegna che in natura l’individuo non è sempre isolato, ma può essere una rete collaborativa immensa. Tuttavia, anche un gigante di 4.500 anni è vulnerabile. L’aumento delle temperature oceaniche e l’impatto umano, come l’ancoraggio selvaggio o l’inquinamento, minacciano la sua integrità. Proteggere la pianta più grande del mondo non è solo un atto di conservazione ecologica, ma significa custodire una biblioteca biologica vivente che ha attraversato i millenni per raccontarci che, con tempo e adattamento, la vita trova sempre una strada per prosperare.

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