Storia vera o leggenda ben congegnata? In Inghilterra si tramanda il racconto di come un re, il futuro Carlo II, sia riuscito a scampare a una cattura certa nascondendosi in una dispensa, mimetizzato tra sacchi di farina e forme di formaggio. Non è certamente il modo in cui immaginiamo un sovrano, eppure è proprio questa umiltà forzata ad aver reso l’episodio indimenticabile: la storia di un uomo che, pur avendo perso tutto, mantenne il sangue freddo necessario per sopravvivere.
Torniamo indietro nel tempo. Siamo nel 1651, nelle fasi finali della sanguinosa guerra civile inglese. Carlo, il cui padre era stato decapitato dai rivoluzionari, gioca la sua ultima carta per riprendersi il trono, ma il 3 settembre subisce una sconfitta devastante a Worcester per mano delle truppe di Oliver Cromwell. Da quel momento, il re diventa la preda di una caccia all’uomo spietata. Sulla sua testa pende una taglia enorme e l’intera nazione è setacciata da soldati, spie e delatori pronti a venderlo. Se fosse stato catturato, il patibolo sarebbe stato l’unico esito possibile.
È qui che la grande storia incrocia la vita contadina. Entrano in scena i fratelli Penderel, boscaioli cattolici abituati a proteggere i perseguitati, e due luoghi chiave: il casolare di Boscobel e la vicina White Ladies Priory. Per salvarsi, il re dovette smettere di essere un re. Secondo le cronache del tempo e i racconti tramandati, Carlo subì una trasformazione radicale: i suoi lunghi capelli furono tagliati in modo grossolano, il viso e le mani vennero scuriti con fuliggine e mallo di noce per nascondere la pelle nobile e delicata, e fu costretto a indossare abiti logori da boscaiolo.
Ma dove entra in gioco il formaggio? Le fattorie del Seicento non avevano bunker, ma possedevano dispense colme di provviste per l’inverno: forme di formaggio stagionato, salumi appesi, pane duro e grandi sacchi di farina. Erano luoghi freschi, bui e affollati di merci. Una versione particolarmente vivida della fuga narra che, durante una perquisizione improvvisa, Carlo fu spinto in una di queste dispense. Lì, immobile tra le forme di cacio e i sacchi, lasciò che l’odore pungente del latte fermentato coprisse l’odore del suo sudore e della paura. Il travestimento fece il resto: agli occhi dei soldati che aprirono la porta, quel ragazzo sporco di farina sembrò solo un garzone di cucina troppo indaffarato per essere degnato di uno sguardo.
Quanto c’è di vero in questa scena? Documenti storici come i Boscobel Tracts confermano senza dubbio che Carlo si nascose in ambiento domestici, che passò ore in caseifici e stanze del latte fingendo di lavorare e che la sua salvezza dipese interamente da questi travestimenti umili. Il dettaglio specifico delle forme di formaggio fa parte della tradizione popolare, ma è storicamente plausibile e coerente con l’architettura delle case coloniche dell’epoca, dove le “stanze del formaggio” erano ideali nascondigli improvvisati.
La sua incredibile odissea proseguì per settimane. Carlo finse di essere un servo di scuderia, cavalcò al seguito di una nobildonna, Jane Lane, e recitò la parte del contadino ignorante fino a raggiungere la costa, imbarcandosi infine per la Francia. Sarebbe tornato trionfante solo nel 1660 con la Restaurazione della monarchia.
Perché questa vicenda continua a stupire e affascinare?
- L’ingegno della sopravvivenza: L’episodio svela l’esistenza delle “buche dei preti” e delle intercapedini segrete nelle case cattoliche, vere e proprie architetture progettate per salvare vite umane.
- Il potere del travestimento: Dimostra come, in un’epoca senza documenti fotografici, bastasse un po’ di sporcizia, abiti rozzi e un atteggiamento sottomesso per cancellare l’identità dell’uomo più ricercato del regno.
- La caduta del mito: Rende il re estremamente umano. Sentiamo l’odore del formaggio, vediamo la polvere della farina, percepiamo il silenzio teso mentre le baionette nemiche sono a pochi metri di distanza.
- L’eredità culturale: Il famoso albero dove si nascose divenne la Royal Oak, nome oggi onnipresente nei pub inglesi; per secoli, il 29 maggio è stato celebrato come l’Oak Apple Day, in ricordo di quella fuga miracolosa.
Il re che sfugge alla morte tra farina e formaggi non è solo un aneddoto curioso. È una finestra su un’Inghilterra dove la grande storia non si faceva solo sui campi di battaglia, ma anche nelle dispense buie e nelle cucine, grazie al coraggio di gente comune e all’istinto di sopravvivenza. In quel labirinto di odori e polvere, un sovrano imparò una lezione fondamentale: talvolta, la strada più sicura verso la libertà passa attraverso i luoghi più impensabili.
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