Il 10 maggio si celebra la Giornata mondiale del Lupus, istituita per accendere i riflettori su una malattia autoimmune ancora poco conosciuta che colpisce circa cinque milioni di persone nel mondo, di cui circa 60.000 in Italia. È un’occasione per fare informazione, sostenere la ricerca e, soprattutto, dare voce a chi convive ogni giorno con questa patologia.
Cosa è il lupus, in breve
Il lupus eritematoso sistemico (LES) è una malattia autoimmune cronica: il sistema immunitario, che dovrebbe difendere l’organismo da virus e batteri, attacca per errore i tessuti sani. L’infiammazione che ne deriva può colpire pelle, articolazioni, reni, cuore, polmoni, sangue e sistema nervoso. È una patologia “multisistemica”, cioè con manifestazioni molto diverse da paziente a paziente.
Il lupus colpisce in larga maggioranza le donne in età fertile (15-45 anni), con un rapporto di circa 9 a 1 rispetto agli uomini. Le cause non sono completamente chiarite: si ritiene che entrino in gioco una predisposizione genetica e fattori ambientali come infezioni virali, alcune sostanze chimiche, esposizione ai raggi ultravioletti e cambiamenti ormonali.
Perché si celebra il 10 maggio
La Giornata mondiale del Lupus è stata istituita nel 2004 dalla Lupus Federation of America insieme ad altre associazioni internazionali. La data del 10 maggio fu scelta per dare visibilità globale a una malattia ancora “invisibile” nei media e spesso ignorata anche dai medici di base, e per mobilitare istituzioni, ricercatori e cittadini.
Ogni anno aderiscono decine di Paesi e centinaia di associazioni. In Italia, la giornata è promossa dall’ANMAR (Associazione Nazionale Malati Reumatici) e dal Gruppo LES Italiano, con conferenze, eventi divulgativi e illuminazioni di monumenti pubblici di colore viola, simbolo della causa.

I sintomi più frequenti
Il lupus è chiamato anche “la malattia dai mille volti” perché i sintomi possono variare molto. I più comuni includono:
- Stanchezza cronica profonda e non risolta dal riposo;
- Dolori articolari e muscolari a polsi, mani, ginocchia;
- Eruzioni cutanee, in particolare il caratteristico rash a farfalla sul viso (zigomi e naso);
- Febbricola persistente senza causa apparente;
- Sensibilità alla luce solare, con peggioramento dei sintomi cutanei;
- Caduta di capelli;
- Ulcere in bocca o naso, generalmente non dolorose;
- Fenomeno di Raynaud: dita che cambiano colore al freddo o sotto stress;
- Coinvolgimento di reni (nefrite lupica), cuore, polmoni o sistema nervoso nelle forme più gravi.
L’andamento è tipicamente “a ondate”: fasi di riacutizzazione si alternano a periodi di remissione. Per questo è fondamentale un monitoraggio costante e una gestione personalizzata.
Diagnosi: una sfida che richiede tempo
Diagnosticare il lupus non è semplice. I sintomi sono aspecifici e possono assomigliare a molte altre patologie, dall’artrite reumatoide alla fibromialgia. Spesso passano mesi o anni dai primi sintomi alla diagnosi. Gli strumenti utilizzati comprendono:
- Esami del sangue per anticorpi anti-nucleo (ANA), anti-DNA, anti-Sm e per valutare l’attività infiammatoria;
- Analisi delle urine per individuare un’eventuale nefrite lupica;
- Visita reumatologica;
- Imaging (ecografia, risonanza) e, se necessario, biopsie di pelle o reni.
I criteri diagnostici aggiornati EULAR/ACR del 2019 hanno migliorato la capacità di riconoscere precocemente la malattia, ma resta indispensabile la valutazione clinica di uno specialista esperto.

Le terapie disponibili oggi
Non esiste una cura definitiva per il lupus, ma negli ultimi anni le terapie hanno fatto enormi passi avanti. L’obiettivo è controllare l’infiammazione, prevenire i danni d’organo e mantenere una buona qualità di vita. Le opzioni più usate sono:
- Idrossiclorochina: antimalarico che riduce le riacutizzazioni e protegge gli organi;
- Corticosteroidi: per il controllo rapido dell’infiammazione, a dosi e durata personalizzate;
- Immunosoppressori tradizionali (azatioprina, micofenolato, ciclofosfamide) nelle forme severe;
- Farmaci biologici come belimumab e anifrolumab, recentemente approvati e in continua evoluzione;
- FANS per dolore e febbre.
La ricerca clinica è molto attiva: nuove molecole sono in sperimentazione e l’obiettivo è arrivare a terapie sempre più mirate e con meno effetti collaterali. Per qualsiasi sintomo o sospetto è fondamentale consultare il medico curante e uno specialista reumatologo: nessuna informazione contenuta in questo articolo sostituisce il parere di un professionista sanitario.
Vivere con il lupus: stile di vita e consigli
Convivere con il lupus richiede attenzioni quotidiane. Le linee guida internazionali sottolineano l’importanza di:
- Proteggersi dal sole con creme ad alto fattore (SPF 50+), abbigliamento coprente e cappelli, evitando le ore centrali della giornata;
- Mantenere un’alimentazione equilibrata, ricca di frutta, verdura, pesce e cereali integrali;
- Praticare attività fisica moderata e regolare, adattata alle proprie condizioni;
- Smettere di fumare, perché il fumo peggiora la malattia e ne riduce la risposta alle terapie;
- Gestire lo stress con tecniche di rilassamento, mindfulness o supporto psicologico;
- Effettuare controlli periodici con il proprio specialista, anche durante le fasi di remissione.
Lupus e gravidanza
Una delle domande più frequenti riguarda la possibilità di avere figli. La risposta è positiva: molte donne con lupus possono affrontare una gravidanza in piena salute, a patto di pianificarla con il proprio reumatologo e ginecologo. Le raccomandazioni cliniche prevedono di programmare il concepimento durante una fase di remissione stabile di almeno sei mesi, di adeguare la terapia in modo da utilizzare farmaci compatibili e di intensificare i controlli durante i nove mesi di gestazione.

L’impatto psicologico e il ruolo del supporto
Il lupus non colpisce solo il corpo. Convivere con una malattia cronica, imprevedibile e spesso invisibile a chi sta intorno può avere un peso emotivo importante. Ansia, frustrazione, senso di isolamento sono comuni. Il supporto delle associazioni dei pazienti è una risorsa preziosa: gruppi di mutuo aiuto, ascolto telefonico e sportelli psicologici aiutano a sentirsi meno soli e a ricevere informazioni affidabili.
In Italia il Gruppo LES Italiano e ANMAR offrono supporto su tutto il territorio. A livello internazionale, la Lupus Foundation of America e Lupus Europe coordinano campagne di sensibilizzazione e finanziano la ricerca.
Lupus: i numeri italiani
In Italia si stimano circa 60.000 pazienti con lupus eritematoso sistemico, anche se i numeri reali potrebbero essere superiori a causa delle diagnosi tardive. La maggior parte sono donne tra i 20 e i 40 anni. La diagnosi tempestiva e l’accesso alle terapie più recenti hanno permesso di migliorare nettamente la prognosi: oggi la sopravvivenza a 10 anni dalla diagnosi supera il 90%, contro il 50% degli anni Cinquanta.
Come partecipare alla Giornata mondiale del Lupus
- Indossare qualcosa di viola il 10 maggio per esprimere solidarietà.
- Condividere informazioni corrette sui social usando l’hashtag #WorldLupusDay o #GiornataMondialedelLupus.
- Sostenere economicamente le associazioni dei pazienti.
- Partecipare agli eventi locali: conferenze divulgative, illuminazioni di monumenti, walk for lupus.
Domande frequenti sul lupus
Quando si celebra la Giornata mondiale del Lupus?
La Giornata mondiale del Lupus si celebra ogni anno il 10 maggio, dal 2004. Nel 2026 cade di domenica.
Il lupus è ereditario?
Esiste una predisposizione genetica, ma il lupus non si trasmette in modo diretto. Avere un parente di primo grado con lupus aumenta leggermente il rischio, ma la maggior parte dei pazienti non ha familiarità.
Il lupus è contagioso?
No, il lupus non è una malattia infettiva e non è contagioso. È una malattia autoimmune.
Si può guarire dal lupus?
Attualmente non esiste una cura risolutiva, ma le terapie disponibili permettono di tenere sotto controllo la malattia e di condurre una vita di buona qualità. La ricerca sta facendo passi avanti molto significativi.
Quale specialista si occupa del lupus?
Il riferimento principale è il reumatologo, che coordina la diagnosi e la terapia. A seconda degli organi coinvolti possono entrare in gioco anche nefrologi, dermatologi, cardiologi, ginecologi e psicologi.
Perché il colore simbolo è il viola?
Il viola è stato scelto a livello internazionale come colore simbolo del lupus per dare visibilità alla causa. Per questo, il 10 maggio molti monumenti pubblici nel mondo si illuminano di viola.
Per approfondire si consiglia la pagina di Wikipedia sul lupus eritematoso sistemico e i siti istituzionali delle associazioni dei pazienti. Sull’importanza dei segnali corporei nelle malattie autoimmuni può essere utile leggere anche il nostro approfondimento su come il corpo segnala le malattie prima dei sintomi.
