Alcatraz, l’isola-prigione al largo di San Francisco, è diventata nel tempo il simbolo della sicurezza assoluta. Acque gelide, correnti fortissime e una struttura pensata per non lasciare scampo facevano credere che fuggire fosse impossibile. Per quasi trent’anni nessun detenuto riuscì mai a scappare. Eppure, nel 1962, tre uomini misero in atto una delle evasioni più incredibili della storia, usando solo ingegno, pazienza e strumenti rudimentali. Questa è la storia vera di Frank Morris e dei fratelli John e Clarence Anglin.
Chi erano Frank Morris e i fratelli Anglin
Frank Morris era noto per la sua intelligenza superiore alla media. Aveva un quoziente intellettivo molto alto e un passato segnato da numerosi tentativi di fuga da altre prigioni. Proprio per questo fu trasferito ad Alcatraz, riservata ai detenuti considerati più pericolosi o inclini all’evasione.
I fratelli John e Clarence Anglin, invece, erano cresciuti in Florida in una famiglia povera. Lavoravano come agricoltori stagionali e fin da bambini avevano imparato a nuotare in acque difficili. Questa abilità, apparentemente insignificante, si sarebbe rivelata fondamentale nel loro piano.
Tutti e tre vennero rinchiusi ad Alcatraz perché considerati detenuti problematici. Ironia della sorte, fu proprio questa reputazione a spingerli a tentare l’impensabile.
I cucchiaini da tè e il muro friabile
Scavare senza farsi scoprire
L’idea di base era semplice ma rischiosa. I detenuti riuscirono a rubare alcuni cucchiaini da tè dalla mensa e li usarono per scavare il muro dietro i lavandini delle celle. Il cemento, a causa dell’umidità e della salsedine, si era deteriorato nel tempo ed era sorprendentemente friabile.
Per coprire il rumore dello scavo, Frank Morris suonava la fisarmonica durante l’ora di musica concessa ai detenuti. Giorno dopo giorno, i fori vennero allargati fino a diventare abbastanza grandi da permettere il passaggio di una persona.
Le teste finte per ingannare le guardie
Un inganno geniale
Per evitare di essere scoperti durante i controlli notturni, i tre realizzarono delle teste finte incredibilmente realistiche. Usarono sapone, dentifricio, carta igienica e una colla artigianale. I capelli veri furono recuperati dal barbiere della prigione.
Ogni sera, le teste venivano sistemate nei letti sotto le coperte. Al buio, le guardie vedevano solo ciò che sembrava un detenuto che dormiva tranquillamente.
La zattera fatta di impermeabili
Affrontare l’oceano
Il vero ostacolo restava il mare. Le acque intorno ad Alcatraz sono gelide e attraversate da correnti molto forti. Per superarle, i prigionieri costruirono una zattera artigianale utilizzando oltre cinquanta impermeabili rubati, sigillati e gonfiati con il vapore delle tubature calde.
Realizzarono anche giubbotti di salvataggio e un semplice soffietto per gonfiare la zattera. Tutto il materiale venne assemblato in uno spazio inutilizzato sopra le celle, lontano dagli sguardi delle guardie.
La notte della fuga
Nella notte tra l’11 e il 12 giugno 1962, Morris e i fratelli Anglin uscirono dalle loro celle, salirono sul tetto e raggiunsero il bordo dell’isola. Da lì si calarono in acqua e scomparvero nel buio, diretti verso la baia di San Francisco.
Un quarto detenuto, Allen West, non riuscì a liberarsi dalla cella in tempo e fu costretto a restare indietro. In seguito raccontò alle autorità l’intero piano nei dettagli.
Che fine hanno fatto davvero?
Ufficialmente, le autorità conclusero che i tre uomini morirono annegati. Tuttavia, nessun corpo fu mai ritrovato. Negli anni emersero indizi curiosi: cartoline provenienti dal Sud America, presunti avvistamenti in Brasile, fiori inviati alla madre dei fratelli Anglin e persino una fotografia che mostrerebbe i due fratelli molti anni dopo la fuga.
Una leggenda che continua
L’evasione da Alcatraz affascina ancora oggi perché unisce intelligenza, coraggio e mistero. Non è solo una fuga spettacolare, ma la prova che l’ingegno umano può sfidare anche i sistemi più rigidi. Finché non emergerà una prova definitiva, resterà una domanda senza risposta: Morris e gli Anglin sono morti in mare o hanno davvero iniziato una nuova vita?