Il giorno in cui la Pietà di Michelangelo fu vandalizzata

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Il 21 maggio 1972, nella basilica di San Pietro in Vaticano, uno dei capolavori assoluti della storia dell’arte rischiò di andare distrutto. La Pietà di Michelangelo, scolpita oltre quattro secoli prima, fu colpita a martellate da un uomo in preda a un delirio. Quel giorno cambiò per sempre il modo in cui proteggiamo le opere d’arte.

Che cosa accadde il 21 maggio 1972

Era una domenica di Pentecoste. Tra i fedeli e i turisti che affollavano la basilica vaticana si trovava László Tóth, un geologo di origine ungherese di trentatré anni. All’improvviso scavalcò la balaustra che proteggeva la statua, estrasse un martello e cominciò a colpire la scultura gridando frasi sconnesse.

In pochi secondi inferse una quindicina di colpi prima di essere bloccato dai presenti. I danni furono gravi: il braccio sinistro della Madonna si staccò, il naso e la palpebra vennero scheggiati, parte del velo andò in frantumi. Frammenti di marmo schizzarono tra la folla.

Chi era László Tóth

L’uomo, secondo le ricostruzioni, soffriva di gravi disturbi mentali. Durante l’aggressione avrebbe gridato di essere Gesù Cristo risorto. Non fu processato in sede penale: venne riconosciuto incapace di intendere e di volere e ricoverato in un ospedale psichiatrico in Italia, per poi essere espulso verso l’Australia, dove viveva, alcuni anni dopo.

Scultura in marmo bianco raffigurante figure classiche
La scultura fu gravemente danneggiata e poi restaurata con polvere di marmo.

La Pietà: un capolavoro del giovane Michelangelo

La Pietà vaticana fu scolpita tra il 1497 e il 1499, quando Michelangelo Buonarroti aveva poco più di vent’anni. Rappresenta la Madonna che sorregge il corpo di Cristo deposto dalla croce, un soggetto di origine nordica che l’artista reinterpretò con straordinaria delicatezza.

L’opera è celebre anche perché è l’unica firmata da Michelangelo: sulla fascia che attraversa il petto della Vergine si legge l’iscrizione con il suo nome. Per approfondire la figura dell’artista è interessante ripercorrere la storia della vita del grande maestro rinascimentale.

Il restauro: una sfida senza precedenti

Il recupero della scultura fu affidato ai Musei Vaticani e durò diversi mesi. I restauratori raccolsero ogni frammento, anche i più piccoli, alcuni dei quali erano stati sottratti dai presenti come souvenir e poi in parte restituiti.

Le tecniche utilizzate

Per ricomporre il braccio e le altre parti danneggiate furono impiegate resine speciali e una polvere di marmo ricavata dallo stesso tipo di pietra, in modo da rendere le integrazioni il più possibile invisibili. Dove mancavano frammenti si ricostruirono le forme basandosi su calchi e fotografie precedenti.

Dettaglio di una statua di marmo finemente lavorata
Il restauro rese quasi invisibili i danni dell’aggressione del 1972.

Come cambiò la sicurezza nei musei

L’episodio ebbe conseguenze durature. Da allora la Pietà è protetta da una spessa lastra di vetro antiproiettile, che la separa dai visitatori. L’aggressione spinse musei e luoghi di culto di tutto il mondo a rivedere i sistemi di protezione delle opere più preziose.

Il caso aprì un dibattito ancora attuale: come conciliare la tutela del patrimonio con il desiderio del pubblico di ammirare le opere da vicino, senza barriere che ne riducano l’emozione.

Un precedente per altri attacchi al patrimonio

Quello del 1972 non fu un caso isolato nella storia. Opere d’arte sono state più volte bersaglio di gesti vandalici, talvolta legati a disturbi psichici, talvolta a forme di protesta. Ogni episodio ha riacceso la riflessione sul fragile equilibrio tra accessibilità e conservazione.

La Pietà oggi

Restaurata con cura, la scultura è tornata al suo posto nella prima cappella della navata destra della basilica di San Pietro. Milioni di visitatori la ammirano ogni anno attraverso il vetro protettivo. Le cicatrici del 1972 sono ormai invisibili a occhio nudo, ma la memoria di quel giorno resta un monito sulla vulnerabilità anche dei capolavori più celebri.

Cupola e navata di una grande basilica romana
Dopo l’attacco, l’opera fu protetta da un vetro antiproiettile.

Perché quel giorno è ancora importante

L’aggressione alla Pietà ci ricorda che il patrimonio artistico non è eterno per natura, ma sopravvive grazie alla cura costante di chi lo protegge. La data del 21 maggio 1972 segna uno spartiacque nella storia della conservazione, il momento in cui il mondo capì che anche il marmo più sublime ha bisogno di essere difeso.

Domande frequenti

La Pietà di Michelangelo fu danneggiata in modo irreparabile?

No. I danni furono gravi, ma il restauro effettuato dai Musei Vaticani permise di ricomporre la statua in modo che le integrazioni risultassero quasi invisibili.

Chi era l’uomo che colpì la statua?

Era László Tóth, un geologo di origine ungherese affetto da gravi disturbi mentali, che fu ricoverato in ospedale psichiatrico anziché processato.

Perché oggi la Pietà è dietro un vetro?

Dopo l’aggressione del 1972 fu installata una lastra di vetro antiproiettile per proteggere l’opera da nuovi tentativi di danneggiamento.

Quando fu scolpita la Pietà?

Michelangelo la realizzò tra il 1497 e il 1499, quando aveva poco più di vent’anni.

È vero che la Pietà è l’unica opera firmata da Michelangelo?

Sì. L’artista incise il proprio nome sulla fascia che attraversa il petto della Vergine, ed è l’unica sua scultura firmata.

Dove si trova oggi la Pietà?

Si trova nella basilica di San Pietro in Vaticano, nella prima cappella della navata destra, protetta da un vetro di sicurezza.