Il 13 luglio 1969, tre giorni prima del lancio dell’Apollo 11, l’Unione Sovietica spediva verso la Luna una sonda automatica chiamata Luna 15. Il suo scopo era silenzioso ma ambizioso: raccogliere un campione di suolo lunare e riportarlo sulla Terra prima o insieme agli astronauti americani. È una delle storie meno raccontate della corsa allo spazio, eppure una delle più affascinanti.
Un lancio a tre giorni dall’Apollo 11
Mentre il mondo aspettava la partenza dell’Apollo 11, prevista per il 16 luglio 1969, in Unione Sovietica si preparava un tentativo diverso. Il 13 luglio decollava Luna 15, una sonda senza equipaggio destinata alla superficie del nostro satellite. Non trasportava uomini, ma un obiettivo capace di rubare la scena all’impresa americana.
L’idea sovietica era semplice nella teoria e complicatissima nella pratica: far atterrare un veicolo automatico, prelevare un po’ di terreno lunare e riportarlo a casa. Se fosse riuscita nei tempi giusti, l’Unione Sovietica avrebbe potuto dire di aver riportato per prima un pezzo di Luna sulla Terra, sia pure con una macchina anziché con astronauti.
Che cos’era il programma Luna
Luna 15 faceva parte di un lungo programma di sonde robotiche che l’Unione Sovietica aveva avviato alla fine degli anni Cinquanta. Le missioni Luna avevano già ottenuto risultati importanti: il primo impatto controllato sul suolo lunare, le prime immagini della faccia nascosta del satellite e il primo atterraggio morbido di un veicolo automatico.

Queste sonde rappresentavano la scommessa sovietica sull’esplorazione automatica: invece di rischiare vite umane, si affidavano a macchine sempre più sofisticate. Luna 15 era il tentativo di portare questa filosofia al livello successivo, con il rientro di un campione.
L’obiettivo segreto: riportare la Luna sulla Terra
Il cuore della missione era il cosiddetto sample return, cioè il recupero e il ritorno di materiale lunare. La sonda avrebbe dovuto frenare in orbita attorno alla Luna, scendere dolcemente sulla superficie, estendere un braccio meccanico per raccogliere il terreno e infine ripartire verso la Terra con il prezioso carico.
Si trattava di una sequenza di operazioni molto delicata, in cui bastava un piccolo errore per compromettere tutto. All’epoca la conoscenza precisa del rilievo lunare era ancora limitata, e questo rendeva la fase di discesa particolarmente rischiosa.
La corsa parallela con l’Apollo 11
Nei giorni in cui gli astronauti Armstrong, Aldrin e Collins viaggiavano verso la Luna, Luna 15 li precedeva silenziosamente. La sonda entrò in orbita lunare il 17 luglio e vi rimase per diversi giorni, mentre i tecnici sovietici studiavano il momento migliore per tentare la discesa.
Un raro momento di collaborazione
La presenza contemporanea di due veicoli attorno alla Luna sollevò un timore concreto: quello di una possibile interferenza tra le due missioni. In un gesto insolito per il clima della guerra fredda, l’Unione Sovietica comunicò agli Stati Uniti i dati orbitali di Luna 15, così da escludere qualsiasi rischio di collisione con l’Apollo 11. Fu un piccolo ma significativo esempio di cooperazione in mezzo alla competizione.

Cosa accadde il 21 luglio 1969
Il 21 luglio, mentre l’equipaggio dell’Apollo 11 si trovava sulla superficie lunare dopo lo storico allunaggio, i sovietici diedero il via alla manovra di discesa di Luna 15. Qualcosa però andò storto. La sonda non riuscì a rallentare come previsto e si schiantò sul Mare Crisium, la vasta pianura lavica dove avrebbe dovuto atterrare.
La coincidenza temporale fu impressionante: il tentativo automatico sovietico finì praticamente nelle stesse ore in cui gli americani stavano completando la loro missione con equipaggio. Il confronto tra i due approcci si concluse nettamente a favore dell’impresa statunitense.
Perché Luna 15 fallì
Le cause dell’insuccesso vengono ricondotte soprattutto alla scarsa conoscenza del terreno nella zona di discesa. Secondo le ricostruzioni, la sonda potrebbe aver incontrato un rilievo non previsto durante la fase finale, oppure aver subito un malfunzionamento nel sistema di frenata. In ogni caso, l’atterraggio morbido non avvenne e il campione non fu mai raccolto.
Le stazioni di osservazione occidentali, tra cui il grande radiotelescopio britannico di Jodrell Bank, seguirono le fasi finali della missione e registrarono la brusca fine del segnale della sonda.
L’eredità delle sonde automatiche
Il fallimento di Luna 15 non pose fine al programma. Pochi mesi dopo, i sovietici tornarono a provarci e negli anni successivi riuscirono davvero a riportare campioni di suolo lunare sulla Terra con veicoli automatici. Fu la dimostrazione che l’esplorazione robotica poteva raggiungere obiettivi scientifici notevoli, anche senza la presenza dell’uomo.
Oggi quella stessa filosofia guida molte missioni verso pianeti, asteroidi e comete: sonde intelligenti che raccolgono dati e materiali dove sarebbe troppo pericoloso o costoso mandare esseri umani. Se ti interessano i fenomeni legati al nostro satellite, puoi leggere anche l’articolo sulla Luna del Cervo.

Le missioni Luna che riuscirono
La storia del programma Luna comprende diversi successi che spesso vengono dimenticati nell’ombra dell’Apollo 11. Furono proprio quelle sonde a dimostrare che il rientro automatico di campioni era possibile, aprendo la strada a decenni di esplorazione robotica. Chi vuole approfondire la vicenda di Luna 15 può consultare la voce dedicata su Wikipedia.
Domande frequenti su Luna 15
Che cos’era Luna 15?
Era una sonda automatica sovietica lanciata il 13 luglio 1969 con l’obiettivo di raccogliere un campione di suolo lunare e riportarlo sulla Terra.
Perché fu lanciata poco prima dell’Apollo 11?
L’Unione Sovietica sperava di riportare per prima un frammento di Luna sulla Terra, sia pure con un veicolo automatico anziché con astronauti.
Luna 15 trasportava astronauti?
No, era una missione completamente robotica, senza equipaggio a bordo.
Cosa le accadde?
Durante la manovra di discesa del 21 luglio 1969 la sonda si schiantò sul Mare Crisium, senza riuscire a raccogliere il campione.
C’è stata cooperazione con gli Stati Uniti?
Sì: i sovietici comunicarono i dati orbitali di Luna 15 agli americani per evitare qualsiasi rischio di interferenza con l’Apollo 11.
Il programma Luna ebbe successi?
Sì. Dopo Luna 15, altre sonde del programma riuscirono a riportare davvero campioni di suolo lunare sulla Terra in modo automatico.