La nascita degli oceani anticipata: lo studio sui coccolitoforidi

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Gli oceani come li conosciamo oggi, brulicanti di microscopiche alghe che producono ossigeno e sostengono la vita marina, potrebbero avere origini più antiche di quanto si pensasse. Secondo uno studio recente condotto da ricercatori dell’Università degli Studi di Milano, le tracce dei coccolitoforidi, minuscoli organismi del plancton, risalirebbero a circa 250 milioni di anni fa. Vediamo con calma cosa significa questa scoperta e perché è importante.

Cosa sono i coccolitoforidi

I coccolitoforidi sono alghe unicellulari microscopiche che vivono negli strati superficiali del mare. Il loro nome deriva dai coccoliti, minuscole placche di carbonato di calcio con cui si rivestono, formando una sorta di armatura calcarea grande pochi millesimi di millimetro.

Nonostante le dimensioni ridottissime, questi organismi hanno un ruolo enorme negli equilibri del pianeta: fanno parte del fitoplancton, producono ossigeno attraverso la fotosintesi e contribuiscono ai cicli del carbonio negli oceani.

Perché sono così importanti

Il fitoplancton è alla base della catena alimentare marina: nutre gli organismi più piccoli, che a loro volta sostengono pesci e grandi animali. Inoltre, catturando anidride carbonica, il fitoplancton influenza il clima dell’intero pianeta.

I coccolitoforidi, quando muoiono, depositano sul fondale i loro gusci calcarei. Nel corso di milioni di anni questi accumuli hanno formato rocce come il calcare e il gesso: le celebri scogliere bianche di alcune coste europee sono fatte in buona parte proprio dei resti di questi microrganismi.

Analisi al microscopio in laboratorio scientifico
I coccolitoforidi si rivestono di placche calcaree grandi pochi millesimi di millimetro.

La scoperta dello studio

Secondo la ricerca dell’Università degli Studi di Milano, sarebbero state individuate le tracce più antiche mai documentate di questi organismi, risalenti a circa 250 milioni di anni fa, nel periodo a cavallo tra il Permiano e il Triassico. Si tratterebbe di un’origine più remota rispetto a quanto ritenuto in precedenza.

È importante sottolineare che si parla di risultati che spostano indietro nel tempo una datazione, non di una certezza assoluta: come spesso accade in paleontologia, le conclusioni potranno essere affinate da studi futuri e da nuovi ritrovamenti.

Cosa cambia per la storia degli oceani

Se confermata, questa datazione anticiperebbe il momento in cui gli oceani hanno iniziato ad assumere caratteristiche simili a quelle attuali, con un plancton calcareo attivo nella regolazione del carbonio. In altre parole, l’ecosistema marino “moderno” potrebbe essere nato prima di quanto immaginato.

La scoperta è interessante anche perché quel periodo geologico coincide con una delle più grandi estinzioni di massa della storia della Terra. Comprendere come e quando alcuni organismi siano comparsi aiuta a ricostruire la resilienza della vita di fronte a grandi cambiamenti ambientali.

Ipotesi e conferme

Gli scienziati distinguono sempre tra dati preliminari e risultati consolidati. In questo caso i ricercatori hanno individuato indizi che retrodatano la presenza dei coccolitoforidi, ma la comunità scientifica valuterà nel tempo la solidità di queste prove. È il normale percorso della ricerca.

Onde dell'oceano ricco di vita marina
Lo studio dei sedimenti marini permette di ricostruire la storia degli oceani.

Come si studiano organismi così antichi

Per indagare microrganismi vissuti centinaia di milioni di anni fa, i ricercatori analizzano campioni di roccia sedimentaria al microscopio, cercando i minuscoli resti calcarei lasciati dagli organismi. Tecniche di analisi sempre più sofisticate permettono di riconoscere strutture invisibili a occhio nudo.

Lo studio dei sedimenti marini è una vera e propria macchina del tempo: strato dopo strato, racconta la storia degli oceani e dei loro abitanti attraverso le ere geologiche.

Il ruolo del plancton oggi

Capire il passato dei coccolitoforidi aiuta anche a comprendere il presente. Il fitoplancton continua a produrre una quota significativa dell’ossigeno che respiriamo e a influenzare il clima. Studiare la sua evoluzione è quindi utile per interpretare i cambiamenti in corso negli oceani.

Questi organismi sono sensibili alle variazioni di temperatura e di acidità dell’acqua, e per questo vengono osservati con attenzione dagli scienziati che monitorano la salute dei mari.

Scogliere bianche formate da resti calcarei
Il fitoplancton produce ossigeno e influenza il clima del pianeta.

Una piccola alga, una grande storia

La vicenda dei coccolitoforidi mostra come organismi microscopici possano avere un’importanza planetaria e una storia lunghissima. Ogni nuova scoperta aggiunge un tassello alla comprensione degli oceani e della vita sulla Terra. Puoi approfondire questi affascinanti microrganismi sulla voce di Wikipedia dedicata ai coccolitoforidi.

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Domande frequenti sui coccolitoforidi

Cosa sono i coccolitoforidi?

Sono alghe unicellulari microscopiche che vivono negli strati superficiali del mare e si rivestono di minuscole placche di carbonato di calcio chiamate coccoliti.

Perché sono importanti?

Fanno parte del fitoplancton: producono ossigeno, sono alla base della catena alimentare marina e partecipano ai cicli del carbonio che influenzano il clima.

Cosa ha scoperto lo studio dell’Università di Milano?

Secondo la ricerca, le tracce di questi organismi risalirebbero a circa 250 milioni di anni fa, un’origine più antica rispetto a quanto ritenuto in precedenza.

È una scoperta definitiva?

Si tratta di risultati che retrodatano una presenza: come in ogni ricerca scientifica, le conclusioni potranno essere confermate o affinate da studi futuri.

Che legame hanno con le scogliere bianche?

I gusci calcarei dei coccolitoforidi, accumulandosi nei fondali per milioni di anni, hanno contribuito a formare rocce come il calcare che compone alcune celebri scogliere bianche.

Perché si studiano ancora oggi?

Perché continuano a produrre ossigeno e a influenzare il clima, e la loro sensibilità ai cambiamenti dell’acqua li rende importanti indicatori della salute degli oceani.