La Vergine velata e il velo di marmo che sembra vero

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Preparato con l'aiuto dell'intelligenza artificiale · responsabile editoriale Andrea Bertolotti · come lavoriamo

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Guarda il volto della Vergine velata e giureresti che il velo sia di stoffa vera, posato lì un istante prima. Invece è marmo: lo stesso identico blocco della statua, scolpito così sottile da sembrare trasparente.

L’opera è di Giovanni Strazza, scultore milanese dell’Ottocento, e oggi la trovi lontanissima dall’Italia: in un convento di suore a St. John’s, sull’isola canadese di Terranova. Un capolavoro finito ai margini dell’Atlantico, che quasi nessuno va a vedere.

Come si fa un velo di marmo trasparente?

Il trucco non è un trucco. Strazza lavorò il marmo di Carrara fino a lasciarne, sopra il viso della Madonna, uno strato sottilissimo. Talmente sottile che la luce lo attraversa appena e lascia intravedere le palpebre chiuse, le labbra, il rilievo del naso, persino le ciocche dei capelli sotto la stoffa. Non c’è un secondo pezzo di pietra appoggiato sopra: il velo nasce dallo stesso masso, come se la Vergine si fosse coperta e la seta le si fosse pietrificata addosso.

È un’arte antichissima, quella del “panneggio bagnato” che già i greci usavano per far aderire la veste al corpo delle statue. Strazza la spinse a un punto quasi insuperabile, dove il confine tra pietra e tessuto sparisce.

Vero o falso: è un velo di stoffa indurito?

Falso. Non è tessuto trattato né seta impietrita: è marmo massiccio, ricavato per intero dallo stesso blocco della testa. La leggenda del velo vero trasformato in pietra accompagna da sempre queste sculture, ma dietro non c’è nessuna magia, solo un mestiere straordinario.

Come è finita in un convento in Canada?

Attorno al 1850 Strazza scolpì la Vergine a Roma. Pochi anni dopo un vescovo irlandese di Terranova, John Thomas Mullock, se la fece spedire dall’Italia. Nel 1856 annotò sul diario poche righe rimaste celebri, che il Newfoundland and Labrador Heritage conserva ancora: aveva ricevuto da Roma “una bellissima statua della Beata Vergine Maria in marmo, di Strazza”, col volto velato e ogni tratto perfettamente visibile, “una perfetta gemma d’arte”.

Il vescovo la tenne per anni nel palazzo vescovile, poi la donò alle Suore della Presentazione, che la custodiscono ancora in una cappella di St. John’s. Là fuori, tra i banchi di nebbia e i pescherecci, riposa uno dei marmi più delicati dell’Ottocento italiano.

Non è l’unica meraviglia del genere

Se questa ti stupisce, la sorella maggiore è a Napoli. Nella Cappella Sansevero c’è il Cristo velato di Giuseppe Sanmartino, un Cristo disteso sotto un sudario di marmo così vero che per secoli si è raccontato fosse un velo vero, pietrificato per alchimia dal principe di Sansevero. Anche lì la verità batte la leggenda. È lo stesso prodigio di un’altra scultura italiana talmente perfetta che è difficile credere sia di marmo, o della delicatezza che Michelangelo raggiunse nella sua Pietà.

Di Strazza, in sé, si sa poco: nacque a Milano, lavorò a lungo a Roma e tornò poi a insegnare in patria. La data esatta in cui terminò la Vergine resta incerta, e forse va bene così. Certe cose belle non hanno bisogno di una targa.

Il dettaglio più bello lo cogli solo da vicino: sotto il velo, gli occhi della Vergine sono chiusi. La pietra li nasconde e insieme li mostra.

Fonti

Ultimo aggiornamento: 22 settembre 2026