Il rosso delle arance siciliane lo accende il freddo
Senza notti fredde un’arancia rossa resta arancione: il colore lo accende un gene saltatore che si sveglia col freddo dell’Etna
La curiosità è sintomo d'intelligenza
Origini dei piatti, usanze regionali, feste: quello che mangiamo e perché.
Origini dei piatti, usanze regionali, feste: quello che mangiamo e perché.
Senza notti fredde un’arancia rossa resta arancione: il colore lo accende un gene saltatore che si sveglia col freddo dell’Etna
Il vino sfumato nel risotto lascia quasi tutto l’alcol nel piatto e il flambé fa poco meglio: quanto bisogna cuocere davvero per farlo sparire.
Gli spinaci di Braccio di Ferro non c’entrano col ferro, e la celebre virgola sbagliata che lo spiegherebbe non è mai esistita.
Quel succo rosso nel piatto non è sangue: è acqua e una proteina del muscolo. E la stessa proteina spiega perché il petto di pollo è bianco.
In una trattoria di Bangkok il brodo di manzo non si spegne mai da mezzo secolo: come ci riescono e quanto di quello vecchio finisce nel tuo piatto
A Madrid c’è un ristorante aperto da tre secoli con un forno a legna mai spento. E si racconta che un giovane Goya ci lavasse i piatti.
In un museo tedesco c’è un vino romano chiuso da diciassette secoli, e il suo tappo è un filo d’olio d’oliva. Per questo nessuno osa aprirlo.
Prima di bollire il latte si costruisce da solo un coperchio che intrappola il vapore: come funziona, e perché il salvalatte faceva tic tic
Quel gorgoglio finale non annuncia il caffè pronto: è vapore che brucia la tazzina. E la moka l’ha inventata guardando un bucato.
Fai roteare il calice e il vino risale il vetro invece di scendere. Il motivo porta il nome di un fisico italiano, e non riguarda la qualità.
Prendi uno spaghetto e piegalo: i pezzi saranno tre o quattro, mai due. Un premio Nobel ci provò per ore in cucina e si arrese.
Bevi un bicchiere d’acqua dopo un piatto di carciofi e giureresti che è zuccherata. Non è suggestione: è una molecola che ti spegne la lingua.
Quei puntini bianchi che croccano sotto i denti non sono sale: raccontano quanti anni ha la forma, e devono il nome al formaggio stesso.
Nel 1773 un mercante di Liverpool assaggiò un vino siciliano, ci versò dentro dell’acquavite e lo spedì a casa: da lì nacque il Marsala.
Nel 1930 Marinetti apri una campagna per cancellare la pastasciutta dalle tavole italiane. Napoli insorse. Poi usci una fotografia.
Il cibo in scatola esiste da oltre due secoli, ma per quasi cinquant’anni nessuno aveva pensato a un modo civile per aprirlo.
In cucina si crede il contrario, per colpa del punto di fumo. Ma il punto di fumo misura un’altra cosa: perché l’extravergine regge di più.
Grana, pecorino, gorgonzola: chi non digerisce il latte spesso li evita. Le analisi dicono che nella maggior parte dei formaggi italiani il lattosio è praticamente sparito.
Basta una quantità infinitesimale di una molecola per rovinare una bottiglia. E il difetto non aggiunge un odore: spegne gli altri.
Il basilico odia il freddo: sotto una certa temperatura annerisce in poche ore. Dove tenerlo davvero, e perché le foglie scure si possono ancora usare.