L’espresso ha meno caffeina di una tazza di americano

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Il caffè al bar, quello stretto e nero che ti dà la scossa, ha meno caffeina di una tazza di caffè americano. Proprio così: il tazzone annacquato che tanti italiani guardano con compassione ti sveglia di più della nostra tazzina.

Sembra un’offesa alla patria dell’espresso. Invece è solo una questione di acqua.

Perché siamo tutti convinti del contrario?

Perché l’espresso sa di forte. È denso, amaro, con la crema sopra, e si beve in due sorsi. Un caffè lungo all’americana, al confronto, sembra acqua colorata. Il nostro cervello fa un’equazione semplice: più intenso il gusto, più energia dentro la tazza.

L’equazione però confonde due cose diverse. Una è la concentrazione, cioè quanta caffeina c’è in ogni sorso. L’altra è la quantità totale, cioè quanta ne finisce davvero nel tuo stomaco. L’espresso vince la prima gara a mani basse. Perde la seconda.

Cosa succede davvero dentro la tazzina

Pensa a uno sciroppo e a una spremuta. Un cucchiaio di sciroppo è dolcissimo, ma un bicchiere grande di spremuta può contenere più zucchero in tutto. Con il caffè funziona allo stesso modo.

Per un espresso la macchina spinge poca acqua, molto calda e sotto pressione, attraverso una dose piccola di caffè macinato. In pochi secondi ottieni un concentrato. Per un caffè filtro, invece, si usa più polvere e tantissima acqua in più, che resta a contatto con il caffè per qualche minuto. Il risultato è più leggero al palato, ma ne bevi una tazza intera.

Le tabelle dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare, riprese dal consiglio europeo per l’informazione alimentare, mettono un espresso intorno agli 80 milligrammi di caffeina e una tazza di caffè filtro un po’ sopra, intorno ai 90. E la loro tazzina di riferimento è già abbondante: quella servita al bancone di un bar italiano spesso è più piccola. Lo dice chiaro anche il Centro tutela consumatori di Bolzano: la tazzina contiene molta meno caffeina della tazza di filtro, e il gusto più intenso dipende solo dal fatto che si usa meno acqua.

Un dubbio onesto: i numeri ballano parecchio. Dipendono dalla miscela, da quanto caffè mette il barista, dalla macchina, perfino dalla mano di chi la usa. In certe caffetterie la differenza è enorme, altrove è minima. Ma il verso della differenza resta quasi sempre lo stesso.

Se vuoi sapere come agisce poi la caffeina una volta bevuta, c’è questa storia del perché il caffè ci tiene svegli. Per le questioni personali di salute, come sempre, serve un medico.

E allora cosa rende “forte” un caffè?

Più del metodo, conta la pianta. Il caffè del mondo arriva soprattutto da due specie: l’Arabica, profumata e delicata, e la Robusta, più amara e terrosa. La Robusta contiene circa il doppio della caffeina, lo confermano le analisi dei laboratori del dipartimento dell’Agricoltura americano. Tante miscele da bar, quelle che ti fanno dire «questo sì che è un caffè», ne contengono una parte proprio per la crema e il carattere.

C’è anche chi pensa che la tostatura scura dia più carica. Anche qui, il colore inganna: la tostatura cambia il sapore molto più della caffeina, e su chi vinca per un soffio gli esperti di caffè discutono ancora.

Anche a casa vale la stessa regola di fondo. La moka non fa un espresso vero, ma un caffè a metà strada, e il suo borbottio finale ha una spiegazione tutta sua. Un po’ come succede con il vino sfumato in padella, che non perde l’alcol come crediamo: in cucina le sensazioni raccontano spesso una storia diversa dai fatti.

Vero o falso?

L’espresso è il caffè più concentrato: vero.

Una tazzina di espresso dà più caffeina di una tazza di americano: falso, di solito è il contrario.

Il tipo di chicco conta più del metodo: spesso vero, la Robusta ne ha circa il doppio.

La prossima volta che un turista ordina un americano, non compatirlo. Si sta svegliando più di te.

Fonti

EUFIC, EFSA opinion on the safety of caffeine

Centro Tutela Consumatori Utenti, Qual è la differenza tra un espresso e un caffè filtro

USDA ARS, Identification of a coffee berry borer-associated yeast (Entomologia Experimentalis et Applicata)

Ultimo aggiornamento: 5 novembre 2026