Se hai una stampante laser a colori, probabilmente ogni foglio che esce porta una firma che non hai mai visto. È una griglia di puntini gialli, più piccoli di un granello di sale, che racconta quale stampante ha stampato quella pagina e quando.
Non è una leggenda da forum. I puntini sono lì, sparsi su tutta la pagina, anche quando stampi la lista della spesa.
Perché proprio il giallo?
Perché è il colore che l’occhio umano distingue peggio sul bianco. Un punto nero si vedrebbe subito, uno giallo minuscolo sparisce nella carta. La stampante lo appoggia con lo stesso toner che usa per le foto, ripetendo un piccolo disegno a scacchiera ogni pochi centimetri, come un timbro invisibile.
Il trucco funziona in tre passi. La stampante conosce il proprio numero di serie e ha un orologio interno. Traduce quei dati in un codice di punti presenti o assenti, un po’ come una schedina con le caselle annerite. Poi ripete il codice su tutto il foglio, così che anche un pezzetto strappato basti a leggerlo.
Per vederli con i tuoi occhi servono due cose: una lente d’ingrandimento e una luce blu. Sotto il blu il giallo diventa scuro e la griglia salta fuori. È così che i tecnici della Electronic Frontier Foundation, l’associazione americana per i diritti digitali, hanno controllato le stampe di centinaia di modelli.
Chi li ha voluti?
La spiegazione ufficiosa è la lotta ai falsari. Quando le stampanti a colori sono diventate abbastanza buone da riprodurre una banconota, le autorità hanno voluto un modo per risalire alla macchina usata. Negli Stati Uniti il Servizio segreto, che si occupa anche di moneta falsa, avrebbe chiesto ai produttori di collaborare.
Su questo punto restano molte ombre. Nessuna legge obbliga a stampare i puntini e i produttori non hanno mai spiegato bene chi li legge. Anni fa la stessa associazione ha decifrato il codice di una famiglia di stampanti Xerox, e da allora conclude che quasi tutte le laser a colori recenti lasciano qualche tipo di traccia, gialla o no.
Più di recente un gruppo dell’Università tecnica di Dresda ha analizzato le stampe di moltissimi modelli e marchi diversi e ha trovato un disegno nuovo che nessuno aveva mai descritto. Hanno anche scritto un programma gratuito che aggiunge altri puntini e confonde il messaggio.
La pagina che finì sui giornali
Nel giugno 2017 il sito The Intercept pubblicò un documento riservato dell’agenzia americana per la sicurezza nazionale. Era la scansione di un foglio stampato. Nel giro di poco l’esperto di sicurezza Robert Graham ingrandì l’immagine, trovò i puntini gialli e li decifrò: il foglio era uscito da una stampante con un certo numero di serie, il 9 maggio, alle 6:20.
Lo stesso giorno si seppe che era stata arrestata la presunta fonte, una giovane contractor di nome Reality Winner. Furono i puntini a tradirla? Non lo sappiamo con certezza. Secondo l’FBI, il documento era stato stampato da sei persone soltanto e il foglio aveva una piega sospetta, come ricostruì il giornalista Alexis Madrigal. Ma la data nascosta combaciava con quella dell’indagine.
È la stessa sorpresa di altri oggetti di casa che fanno più di quanto pensiamo: anche lo scontrino che sbiadisce ha una chimica tutta sua, e le parole storte da ricopiare online servivano a un altro scopo.
E le banconote?
Qui la storia si capovolge. Prendi una banconota da euro e guardala da vicino: tra i disegni ci sono cinque cerchietti, spesso gialli, disposti come una piccola costellazione. Le fotocopiatrici a colori li cercano su ogni foglio e, se li trovano, si rifiutano di copiare.
Lo ha raccontato Markus Kuhn, ricercatore a Cambridge, che li ha battezzati costellazione di EURion. La stampante firma i tuoi fogli. La banconota firma sé stessa.
Fonti
Electronic Frontier Foundation, List of printers which do or do not display tracking dots
TU Dresden, Geheime Daten auf dem Druckpapier
Alexis C. Madrigal, The mysterious printer code that may have led the FBI to the alleged NSA leaker
Markus Kuhn, University of Cambridge, The EURion constellation
Ultimo aggiornamento: 5 novembre 2026
