Il cibo più rubato al mondo è il formaggio. Più della carne e più del cioccolato: è lui che sparisce dagli scaffali più di ogni altra cosa, e in Emilia hanno dovuto mettergli un microchip per proteggerlo.
Il primato viene da un enorme censimento dei taccheggi fatto nel 2011 nei supermercati di decine di paesi, da un capo all’altro del pianeta. In cima alla lista degli alimenti portati via senza pagare c’era proprio il formaggio, con la carne subito dietro. In Europa il distacco era ancora più netto. Come spiegava allora un dirigente di un’azienda di antitaccheggio, la ragione è semplice: gli europei adorano il formaggio, e chi ruba va dove c’è qualcuno pronto a comprare.
Un dubbio onesto va detto: quella classifica è vecchia e nessuno l’ha più rifatta con lo stesso metodo. La cronaca, però, racconta che la passione dei ladri non si è affatto raffreddata.
Perché proprio il formaggio?
Pensa a quello che cerca un ladro. Qualcosa che valga tanto e che si rivenda senza domande. Un pezzo di grana stagionato è perfetto: sta in una borsa e non ha un numero di serie. E non teme qualche giorno fuori dal frigo. Una volta tagliato a spicchi, nessuno può più dire da dove arrivi.
Poi c’è il prezzo. Una forma intera di Parmigiano Reggiano, quella ruota che vedi dietro il banco della gastronomia, vale circa quattrocento euro, più o meno come un telefono nuovo. E un magazzino di stagionatura ne contiene a migliaia, allineate sugli scaffali di legno come libri in biblioteca.
La notte in cui sparirono 366 forme
Luzzara, nella Bassa reggiana, primavera del 2015. Al caseificio Fratelli Manfredini i ladri portano via 366 forme di Parmigiano, abbastanza da riempire un camion intero. Non era un colpo improvvisato. Secondo l’accusa dietro c’era una banda arrivata da Cerignola, in Puglia: un capo al Nord sceglieva i caseifici, i camion caricavano le forme e le portavano a sud. Parte della refurtiva fu ritrovata nascosta in un casolare della zona, in attesa del viaggio.
Non fu un caso isolato. In quegli anni in Emilia sono sparite migliaia di forme, per un danno che il Consorzio ha stimato in diversi milioni di euro. E i furti si concentrano sotto Natale, quando ogni tavola ne vuole una scaglia.
Il formaggio con il chip
Ogni forma di Parmigiano nasce con una specie di carta d’identità: una placchetta ovale di caseina, la proteina del latte, premuta nella crosta quando il formaggio è ancora fresco. Nel 2022 il Consorzio ha cominciato a inserire in quella placca un chip più piccolo di un granello di sale fino. Basta avvicinare un lettore per sapere da quale caseificio arriva quella ruota e quanto ha stagionato. Il chip resiste anche quando la crosta viene grattata, quindi segue il formaggio fin dentro le grattugie industriali.
Se ti sembra esagerato proteggere un formaggio come un gioiello, aspetta l’ultimo dettaglio. A Reggio Emilia una banca, il Credem, accetta da decenni le forme di Parmigiano come garanzia per i prestiti. I caseifici le portano nei magazzini della banca, dove stagionano sotto sorveglianza. Se il prestito non viene restituito, la banca si tiene il formaggio e lo vende.
Lì, il caveau profuma di crosta.
Fonti
- ABC News: il formaggio in cima ai furti alimentari (Global Retail Theft Barometer 2011)
- Il Post: i furti di formaggi pregiati in Europa e in Emilia
- Il Fatto Alimentare: il microchip nelle forme di Parmigiano Reggiano
- Dairy Reporter: la banca che accetta il Parmigiano in pegno
Ultimo aggiornamento: 30 ottobre 2026
