Sopra Merano, a Prissiano, c’è una vite che da sola copre più spazio di un campo da tennis. Si chiama Versoaln, si arrampica sul muro di un castello e ha più di 350 anni: quando nacque Mozart era già una pianta adulta.
Se ci passi sotto a fine settembre, alzi la testa e vedi un tetto verde da cui pendono grappoli chiari, quasi trasparenti, appoggiati su una pergola di legno di castagno. Il primo pensiero è: bel vigneto. Poi scendi con lo sguardo e scopri che tutto quel verde esce da un tronco solo, contorto, che sparisce nel terreno accanto al muro di Castel Katzenzungen.
Come si fa a dare un’età a una vite?
Con un albero si contano gli anelli e via. Con una vite è più complicato, perché il legno si avvita su sé stesso e il tronco non è un cilindro ordinato. Nel 2004 il castello ha chiamato un esperto di anelli di accrescimento, Martin Worbes dell’Università di Gottinga, che ha studiato il legno e ha messo nero su bianco il risultato: oltre tre secoli e mezzo.
La pagina che il turismo meranese dedica alla vite la chiama senza esitare la più grande d’Europa. Sull’età invece aggiunge un prudente «quasi certamente la più antica». Quel «quasi» non è modestia, è onestà.
Chi è il vero nonno delle viti?
La sfida più seria arriva dalla Slovenia. A Maribor, sulla facciata di una casa lungo la Drava, cresce una vite di Žametovka che il Guinness dei primati ha registrato come la più antica del mondo ancora capace di fare uva: oltre 400 anni. È sopravvissuta agli incendi, alla fillossera che nell’Ottocento distrusse mezza viticoltura europea e ai bombardamenti della Seconda guerra mondiale, che danneggiarono la casa ma risparmiarono lei.
E poi c’è un rivale in casa. A Magrè, nella Bassa Atesina, vive una vecchia vite chiamata Urrebe, piantata secondo la tradizione nel 1601, che sulla carta batterebbe il Versoaln. Nessuna delle tre ha un certificato di nascita, e chi deve contare anelli in un legno attorcigliato ammette volentieri un margine d’errore. La partita, insomma, è aperta. Sulla grandezza invece non discute nessuno.
Da dove viene quel nome strano
Anche qui le versioni sono diverse. C’è chi lo fa risalire a una vecchia parola dialettale per «verde», per il colore degli acini. C’è chi pensa al tedesco Seil, corda, perché sui pendii ripidi la vendemmia si faceva con le corde. E poi c’è la versione da racconto davanti al camino: Versoaln come storpiatura di Versailles, con un conte della famiglia Schlandersberg che nel Quattrocento avrebbe portato la pianta dalla Francia. Peccato che a quell’epoca Versailles fosse poco più di un villaggio di campagna.
Che vino fa una vite sola?
Ogni autunno l’uva viene raccolta e portata alla cantina del centro di sperimentazione Laimburg, che ne ricava un bianco in edizione limitata. Chi l’ha assaggiato per la rivista Palate Press lo descrive giallo pallidissimo con riflessi verdi, profumi di pompelmo rosa e ananas, e un finale che sa di limone. Bottiglie poche, numerate, che si trovano quasi solo in cantina. Un po’ come la bottiglia di vino più antica del mondo, il Versoaln è più famoso che bevuto.
A Maribor sono ancora più gelosi. Il vino della loro vite non si vende proprio: finisce in bottigliette disegnate apposta e viene regalato a capi di Stato e ospiti di riguardo, come si fa con le cose di famiglia. Chi ama le storie di longevità a tavola, del resto, sa che certi record si difendono così, come il ristorante più antico del mondo, con un forno mai spento.
Il Versoaln invece si può andare a trovare. Il castello si visita solo su prenotazione, la vendemmia è a fine estate, e se vuoi capire quanto è antica la tradizione che le sta attorno puoi ripassare la storia della vendemmia prima di partire. Poi, una volta lì, alza la testa. Tutto quel tetto verde è una pianta sola.
Fonti
Südtiroler Land – Vite Versoaln
Palate Press – Versoaln, the oldest wine in the world
In Your Pocket – World’s oldest vine, Maribor
Rivista di Agraria – Vendemmiata la storica vite Versoaln
Ultimo aggiornamento: 31 ottobre 2026
