In un museo tedesco, dietro un vetro, c’è una bottiglia di vino romano che nessuno ha mai stappato. Ha circa diciassette secoli, dentro c’è ancora del liquido, e il tappo che l’ha salvata non è di sughero: è olio d’oliva.
È il Römerwein di Spira, cittadina sul Reno, ed è la bottiglia di vino più antica del mondo ancora sigillata.
Un regalo per l’aldilà
Nel 1867, vicino a Spira, degli operai stanno scavando per costruire un edificio in una zona di vigne quando trovano una tomba romana con due sarcofagi di pietra. Dentro, accanto ai defunti, ci sono una serie di vasi di vetro: il corredo per il viaggio nell’aldilà. Uno solo, però, è ancora pieno.
È una bottiglia di vetro giallo-verde, alta più o meno come una bottiglia d’acqua da tavola, con due manici a forma di delfino. Dentro ci sono due strati: sul fondo un dito di liquido chiaro, sopra una massa scura e resinosa che occupa più di metà della bottiglia. Risale all’epoca dell’imperatore Costantino, quando da quelle parti comandava ancora Roma e sulle colline del Reno si faceva già vino.
Oggi è esposta al Museo storico del Palatinato, che la considera il vino liquido più antico conservato a nord delle Alpi. La scheda dell’ente dei vini tedeschi la definisce senza giri di parole il vino d’uva più vecchio al mondo ancora allo stato liquido.
Il trucco dell’olio
Come fa un vino a resistere così a lungo? Il segreto è quella crosta scura. Chi preparò la bottiglia versò sopra il vino una bella dose d’olio d’oliva mescolato con erbe aromatiche. L’olio galleggia, fa da coperchio e tiene fuori l’aria, che è il vero nemico del vino. Col tempo quello strato si è indurito come ceralacca e ha chiuso tutto meglio di un tappo di sughero, che su un vetro così sottile i romani non potevano usare.
Se ti sembra un’idea strana, chiedi a un toscano di una certa età. Prima che arrivassero i tappi, anche i fiaschi di Chianti si chiudevano così: un velo d’olio sopra il vino e un ciuffo di stoppa legato al collo. Al momento di bere si toglieva l’olio con la stoppa e si buttava via il primo goccio con un colpo secco. Quel gesto a Firenze ha un verbo tutto suo, «sboccare», ed è la stessa città dove il vino usciva da una porticina nel muro.
Si potrebbe bere?
Tecnicamente, forse. Monika Christmann, enologa dell’università di Geisenheim, ha detto che dal punto di vista microbiologico probabilmente non è guasto, ma che al palato non darebbe nessuna gioia. Di alcol, comunque, non ne è rimasto. Il curatore del museo, Ludger Tekampe, ha raccontato di non aver visto la bottiglia cambiare di una virgola in decenni di lavoro, e proprio per questo nessuno vuole aprirla: nessuno sa come reagirebbe quel liquido all’aria, e il rischio è rovinare per sempre l’unico esemplare. Quindi resta lì, chiusa, a guardare i visitatori che la guardano.
Il rivale spagnolo con le ossa dentro
C’è un però. Per molto tempo Spira ha avuto anche il titolo di vino liquido più antico in assoluto, e l’ha perso nel 2024. In un mausoleo romano a Carmona, vicino a Siviglia, gli archeologi hanno trovato un’urna di vetro con dentro qualche litro di liquido rossastro. I chimici dell’Università di Córdoba lo hanno analizzato: era vino bianco, di circa tre secoli più vecchio di quello tedesco, diventato rosso con il tempo.
Solo che quel vino non è mai stato in una bottiglia da tenere in cantina. Nell’urna, immerse nel liquido, c’erano le ossa cremate di un uomo, insieme al suo anello d’oro. Il record, insomma, adesso è spagnolo, ma nessuno lo chiamerebbe una bottiglia.
Se ti interessa cosa succede davvero dentro un bicchiere di oggi, qui trovi perché il vino piange sul bordo e perché a volte sa di tappo. Il Römerwein, dal canto suo, il problema del tappo non l’ha mai avuto.
Da diciassette secoli il suo tappo è un filo d’olio.
Fonti
Historisches Museum der Pfalz – Römerwein (scheda museo-digital)
Wines of Germany – The Roman wine of Speyer
Università di Córdoba via ScienceDaily – The world’s oldest wine discovered
Accademia della Crusca – Vocabolario fiorentino, «sboccare»
Ultimo aggiornamento: 28 settembre 2026