Il tesoro che quattro ragazzi andarono a cercare sotto una collina della Dordogna non c’era. Al suo posto trovarono centinaia di cavalli, tori e cervi dipinti sulla roccia da gente vissuta circa ventimila anni fa.
È la grotta di Lascaux, e la sua storia comincia con un cane, una lampada a olio e una leggenda di paese.
Una buca sotto un albero caduto
Montignac, fine estate del 1940. La Francia è appena stata sconfitta e divisa in due, le scuole stanno per riaprire, i ragazzi del paese passano le giornate nei boschi. Marcel Ravidat è un apprendista meccanico, il più grande della compagnia. Un giorno, mentre gira per la collina di Lascaux, il suo cane sparisce dentro una buca aperta dalle radici di un albero sradicato. Il cane si chiama Robot.
Marcel si affaccia, lancia un sasso e lo sente rotolare a lungo, giù nel buio. In paese tutti conoscono la storia: da qualche parte sotto quella collina ci sarebbe una galleria segreta che porta al vecchio maniero di Lascaux, con un tesoro nascosto dentro. Marcel decide che l’ha trovata.
Quattro giorni dopo torna con tre amici: Jacques Marsal, del posto; Georges Agniel, in vacanza dalla nonna; e Simon Coencas, il più piccolo, arrivato da Parigi con la famiglia per scappare dalla guerra. Portano un coltello per allargare il buco e una lampada. Marcel scivola dentro per primo, su un cumulo di pietrisco che lo porta fino in fondo. Gli altri lo seguono.
Il tesoro era sulle pareti
Alla luce tremolante della lampada, le pareti si muovono. Ci sono cavalli con la criniera irta, cervi con le corna a ventaglio, tori neri grandi come un’automobile, disegnati da mani che non conoscevano né la ruota né il metallo. Nessun forziere, nessuna moneta. Solo una stanza piena di animali che nessuno vedeva da millenni.
I ragazzi tornano più volte, e sulle prime tengono il segreto. Poi lo raccontano al loro maestro, Léon Laval, che scende nella grotta pochi giorni dopo. Nella zona si era rifugiato l’abate Henri Breuil, il più famoso studioso di preistoria di Francia: arriva, guarda e capisce. Sarà lui a chiamare Lascaux «la Cappella Sistina della preistoria». Il sito del Ministero della cultura francese ricostruisce quei giorni quasi ora per ora.
E il cane, c’era davvero?
Qui la storia si fa scivolosa, come l’ingresso della grotta. Nel racconto del Ministero il cane non compare: c’è solo Marcel che si cala nel pozzo. Robot spunta invece nei ricordi dei protagonisti e nelle pagine dell’ufficio turistico locale, che lo mette al centro di tutto. Negli anni i ragazzi, diventati adulti, hanno raccontato versioni un po’ diverse: chi dice che il cane cadde nella buca, chi che la trovò e basta. Che Robot abbia dato il via all’avventura è probabile. Che sia stato lui a «scoprire» Lascaux è la versione che piace ai giornali.
Di sicuro, dopo la guerra, la grotta diventa una star. Marsal e Ravidat ci lavorano come guide, i visitatori arrivano a frotte, e il loro respiro fa quello che ventimila anni non erano riusciti a fare: sulle pareti compaiono macchie verdi di alghe e croste bianche. Nel 1963 il ministro André Malraux la chiude per sempre al pubblico. Oggi chi va a Lascaux visita copie perfette costruite lì accanto; l’originale lo vedono solo pochi studiosi, a turno e con il contagocce.
Anche l’Italia ha la sua Lascaux trovata per caso
Nel 1949, sull’isola di Levanzo, nelle Egadi, una pittrice fiorentina in vacanza, Francesca Minellono, sente i pescatori parlare di una grotta con «i conigli» disegnati. Si fa portare fin lì, accende una candela e striscia sulla pancia dentro un cunicolo stretto. Dall’altra parte ci sono cervi, buoi e figure umane del Paleolitico: la Grotta del Genovese, uno dei tesori della preistoria siciliana. Se ti è venuta voglia di altre pitture nella roccia, qui trovi le cose più strane che sappiamo sull’arte rupestre, e c’è anche un altro ritrovamento casuale finito in tribunale: Ötzi, l’uomo venuto dal ghiaccio.
Quanto al tesoro del maniero, nessuno l’ha mai trovato. Simon, il ragazzino arrivato da Parigi, due anni dopo fu arrestato con la famiglia perché ebreo: lui e la sorella vennero liberati grazie alla Croce Rossa, i genitori morirono ad Auschwitz. È morto nel 2020, l’ultimo dei quattro ragazzi di Lascaux.
Fonti
Ministère de la Culture – Lascaux, la découverte
Lascaux – Histoire de Lascaux (sito ufficiale)
Ministère de la Culture – Simon Coencas (1927-2020)
Grotta del Genovese – La grotta, le pitture, le incisioni
Ultimo aggiornamento: 28 settembre 2026