Il forzuto di Padova che firmò dentro una piramide
Era un forzuto da circo figlio di un barbiere padovano. Finì in Egitto, aprì una piramide e ci lasciò il suo nome sulla parete.
La curiosità è sintomo d'intelligenza
Era un forzuto da circo figlio di un barbiere padovano. Finì in Egitto, aprì una piramide e ci lasciò il suo nome sulla parete.
I frati di Ravenna sfilarono le ossa di Dante da un buco nel muro per non darle a Firenze. Le ritrovò un muratore che non sapeva leggere.
Per quasi quarant’anni le Olimpiadi hanno premiato pittori, scultori e poeti con medaglie vere: un oro finì anche a uno scultore di Bologna.
Nei muri dei palazzi di Firenze ci sono sportelli grandi quanto un fiasco. Per secoli da lì passavano il vino e le monete, senza toccarsi.
Fino all’Ottocento ci si svegliava nel mezzo della notte e si restava alzati un’ora: si chiamava primo sonno, poi veniva il secondo.
Nessun documento medievale le nomina e i musei hanno corretto i cataloghi: il mutandone di ferro del cavaliere crociato non è mai esistito.
Il vomitorium esisteva davvero, ma era l’uscita dell’anfiteatro. La stanza per vomitare l’ha inventata un turista inglese a Roma.
La notte in cui Roma prese fuoco Nerone era ad Anzio, e il violino non era ancora stato inventato: cosa raccontano davvero le fonti antiche.
Ad Agnone la stessa famiglia fonde campane da quasi mille anni: la firma più antica è del 1339 e il forno è ancora acceso.
Una città del Mediterraneo restò circondata per ventun anni: chi ci nacque dentro fece in tempo a combattere prima che finisse.
Una spilla d’oro di Palestrina porta le prime parole latine mai scritte. Nel 1979 la bollarono come un falso ottocentesco; poi il microscopio l’ha riabilitata.
Nei forni di due panifici sepolti dal Vesuvio sono rimasti i resti delle olive del 79 d.C. Dicono che olivi c’erano e cosa si bruciava per fare il pane.
Vicino al lago di Garda continuano a spuntare piccole tavolette d’argilla con segni incisi. Sono ventuno, e il loro significato è ancora un enigma.