La Torre di Pisa pende, ed è pure curva come una banana

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La Torre di Pisa non pende soltanto: è anche curva, piegata appena come una banana. E quella curva l’hanno fatta apposta i muratori del Medioevo, che cercavano di raddrizzarla mentre la tiravano su.

Se la guardi di profilo, dal prato dove tutti fanno la foto con la mano che «la regge», te ne accorgi: i piani alti non proseguono la linea di quelli bassi. Puntano un po’ più verso il cielo, come se la torre a metà strada avesse cambiato idea.

Come facciamo a saperlo?

Lo ha spiegato John Burland, l’ingegnere dell’Imperial College di Londra che negli anni Novanta faceva parte della commissione chiamata a salvarla. In un documentario della televisione pubblica americana racconta il trucco: quando i lavori ripresero, i muratori usarono pietre leggermente più alte sul lato che pendeva. Ogni anello nuovo era costruito un filo storto al contrario, per riportare il pavimento in piano.

Il guaio è che correggere una torre che si muove è come raddrizzare un quadro mentre qualcuno sposta il chiodo. I muratori aggiustavano, la torre continuava ad affondare, quelli dopo aggiustavano di nuovo, e a un certo punto la correzione la fece perfino sbandare dall’altra parte. Anche nella cella campanaria, l’ultimo piano, i gradini non sono uguali su tutti i lati: da una parte ce ne sono di più, per compensare. Generazione dopo generazione, è venuta fuori una torre che pende e si piega insieme. Pure il sito turistico della Regione Toscana lo dice a modo suo: dal terzo piano in su la costruzione continuò «nel senso opposto alla pendenza».

Perché ha cominciato a pendere

Il cantiere partì nell’agosto del 1173, su un terreno che a Pisa somiglia a una torta a strati: argilla morbida, sabbia e acqua, con l’Arno a due passi. Pochi anni dopo, arrivati al terzo piano, la torre aveva già cominciato a cedere da un lato. Poi tutto si fermò per quasi un secolo, tra le guerre di Pisa con le città vicine e le casse vuote.

Quella pausa è stata la sua fortuna. Nel frattempo il peso della torre a metà ha schiacciato l’argilla, rendendola più compatta e capace di reggere il resto. Burland lo dice senza giri di parole: se l’avessero costruita tutta d’un fiato, sarebbe crollata. Tra uno stop e l’altro ci sono voluti circa due secoli per finirla, e la cella delle campane in cima è arrivata solo nel Trecento. Se ti incuriosisce come nasce una campana, c’è una bottega in Molise che lo fa da mille anni.

E chi ha provato a raddrizzarla dopo?

Non solo i muratori medievali. Negli anni Trenta del Novecento, con Mussolini al governo, gli ingegneri forarono il pavimento della torre e pomparono tonnellate di cemento nelle fondamenta per rinforzarle. La torre rispose a modo suo: fece uno scatto verso sud e si piegò ancora di più. Alla fine del secolo rischiava davvero di cadere, e fu chiusa al pubblico per undici anni. Come l’hanno salvata, togliendo terra invece di aggiungerne, è un’altra storia.

Su un punto gli storici non sono tutti d’accordo: le date esatte delle riprese dei lavori cambiano di qualche anno a seconda delle cronache, e anche i nomi dei capomastri non sono sempre certi. Sulla banana, invece, basta guardarla.

C’è però un dettaglio che quasi nessun turista conosce. A Pisa la torre pendente non è l’unica: dall’altra parte della città, vicino all’Arno, il campanile di San Michele degli Scalzi pende quasi quanto quella famosa, sullo stesso terreno molle. Eppure quasi nessuno lo fotografa.

Lì, almeno, nessuno ha mai provato a raddrizzarlo.

Fonti

PBS NOVA, Fall of the Leaning Tower (trascrizione, con John Burland)

Visit Tuscany, Regione Toscana: la Torre pendente di Pisa

Imperial College London, il professore che aiutò a salvare la Torre di Pisa

Visit Tuscany, 5 curiosità da scoprire a Pisa

Ultimo aggiornamento: 23 ottobre 2026