In Molise c’è una bottega che fonde campane da mille anni

Preparato con l'aiuto dell'intelligenza artificiale · responsabile editoriale Andrea Bertolotti · come lavoriamo

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In un paese dell’alto Molise c’è un cortile pieno di campane di bronzo, e lì dentro si fonde metallo da quasi mille anni. Stessa famiglia, stesso mestiere, stessa strada: la fonderia Marinelli di Agnone è considerata la più antica bottega artigiana d’Italia ancora al lavoro, e una delle più longeve del mondo.

Non è un museo con le luci basse e il cartello «non toccare». È un’officina che sa di fumo e di cera, dove si prende un ordine, si accende il forno e si consegna una campana a una parrocchia che l’ha aspettata per mesi. La differenza è che, quando qui hanno acceso il primo forno, in Europa non esisteva ancora una sola cattedrale gotica.

Una firma del 1339

La data di nascita precisa non ce l’ha nessuno, ed è giusto dirlo. La tradizione fa cominciare tutto ai tempi in cui l’Italia si riempiva di chiese e ogni campanile cercava qualcuno capace di dargli una voce. Il primo documento solido arriva più tardi: una campana firmata da Nicodemo Marinelli, maestro fonditore di Agnone, con l’anno 1339 inciso nel bronzo.

Da lì in poi la catena non si è più spezzata, di padre in figlio, fino alla ventisettesima generazione che tiene aperta l’officina adesso. Nel frattempo, fuori da quel cortile, sono passate la peste nera, Colombo, Napoleone, le guerre mondiali e il wi-fi. Dentro, la sequenza dei gesti è rimasta quasi la stessa, come è successo ai falegnami giapponesi di Kongo Gumi, l’altra dinastia che ha attraversato i secoli senza cambiare lavoro.

Perché su una bottega di paese c’è lo stemma del Papa

Il nome completo comincia con «Pontificia», e non è un vezzo pubblicitario. Nel 1924 Pio XI concesse alla famiglia il privilegio di fregiarsi dello stemma pontificio, un riconoscimento che in Italia hanno pochissime imprese. Da Agnone sono poi partite campane per santuari, abbazie e cattedrali sparse su mezzo pianeta, dal Molise a Buenos Aires.

Nel 1995 ci è andato anche un papa di persona, Giovanni Paolo II, e nel cortile è rimasto il suo busto di bronzo a sorvegliare le campane appoggiate a terra. Il Comune di Agnone racconta quella visita come il momento più alto della storia della fonderia.

La campana finta che sparisce

Il metodo, quello sì, è rimasto quello di sempre, e ha un passaggio che sembra uscito da un racconto. Prima si costruisce in mattoni e argilla l’«anima», cioè il vuoto interno della futura campana. Poi sopra se ne modella un’altra, sempre di argilla, con la stessa forma e lo stesso spessore di quella vera: la chiamano falsa campana, e ci si attaccano sopra scritte e decorazioni modellate nella cera.

Infine tutto viene ricoperto da un mantello di argilla e messo a seccare. Mentre asciuga, la cera si scioglie e viene bevuta dal fango. Quando arriva il bronzo fuso, il metallo va a occupare esattamente lo spazio dove prima c’era la campana di argilla, e ne eredita le decorazioni. Nella fonderia lo raccontano così: la campana vera nasce nel posto lasciato libero da quella finta.

Per ogni pezzo servono mesi, e quasi tutto il lavoro consiste nel costruire con cura qualcosa che verrà distrutto. Il bronzo, del resto, perdona poco: sbagliano la lega o lo spessore e quella stessa famiglia di rame e stagno che fa verde la Statua della Libertà restituisce una nota storta, da rifondere daccapo.

Il giorno della colata, ad Agnone, nel cortile si raduna ancora gente. Poi il metallo cola, e per un attimo nessuno fiata.

Fonti

Pontificia Fonderia di Campane Marinelli, la storia della fonderia
Comune di Agnone, Pontificia Fonderia di Campane Marinelli
Come nasce una campana: le fasi della lavorazione ad Agnone

Ultimo aggiornamento: 13 settembre 2026