Il tappo che togli da una birra è stato progettato apposta per finire nella spazzatura. E proprio quell’idea, un dischetto di latta da usare una volta sola, ha fatto nascere la lametta da barba usa e getta.
Lo inventò William Painter, un meccanico di Baltimora, nel 1892. Prima di lui le bibite gassate si chiudevano con tappi di sughero, gommini stretti da gabbiette di filo e altri marchingegni da riusare. Perdevano gas, si sporcavano e a volte davano alla bevanda un sapore strano. Painter fece il ragionamento opposto: un tappo così economico da poterlo buttare senza pensarci.
Perché si chiama «a corona»?
Guardalo di profilo. Quel bordo tutto pieghettato sembra davvero una piccola corona, e Painter ne andava così fiero da chiamare la sua azienda Crown Cork & Seal. Il trucco con cui tiene chiusa una bottiglia piena di gas sta in tre mosse:
- Il cuscinetto. Dentro c’era un dischetto sottile di sughero, oggi sostituito dalla plastica. Si schiaccia contro la bocca della bottiglia e fa da guarnizione, e in più impedisce alla bibita di toccare il metallo.
- La piega. Una macchina preme il tappo e ripiega i denti sotto il bordino in rilievo del collo. Il gas spinge verso l’alto, ma i denti agganciati non mollano.
- La leva. Painter allargò il dischetto quel tanto che basta per fare forza da sotto, con un attrezzo molto simile all’apribottiglie che hai nel cassetto.
In Italia quei tappi hanno avuto anche una seconda vita: generazioni di bambini li hanno spinti a colpi di dito sulle piste di sabbia in spiaggia, con dentro la figurina del ciclista preferito. Se ti piacciono le storie di oggetti così, vale la pena scoprire anche perché la chiave di casa funziona come una serratura egizia.
Perché proprio 21 denti?
I primi tappi di denti ne avevano 24. Con gli anni il disegno è stato limato fino a 21, il numero che trovi ancora su quasi tutte le bottiglie, come ricorda la scheda dedicata a Painter nella galleria degli inventori americani. Qui conviene essere onesti: un documento che spieghi la scelta non salta fuori. La spiegazione più diffusa è che sia il compromesso giusto tra presa e fatica. Pochi denti e il gas scappa, troppi e il tappo diventa un osso duro.
Il venditore che ascoltò il capo
Tra i commessi viaggiatori che giravano gli Stati Uniti a vendere quei tappi c’era un uomo dal nome curioso: King Camp Gillette. Painter lo stimava e un giorno gli diede un consiglio rimasto agli atti quasi parola per parola: perché non provi a inventare qualcosa come il tappo a corona, che una volta usato si butta via?
Gillette ci rimuginò sopra a lungo. Una mattina del 1895, a Boston, l’idea arrivò. Il suo rasoio andava affilato di continuo su una striscia di cuoio. E se la lama fosse stata un quadratino d’acciaio sottile, da gettare appena smette di tagliare? I metallurgi del politecnico più famoso di Boston gli dissero che era impossibile. Ci vollero anni e un ingegnere testardo, William Nickerson, per farla funzionare davvero. Il resto, probabilmente, ce l’hai sulla mensola del bagno.
Domani, quando stappi una birra o una gassosa, magari prima di un cin cin, prima di buttare il tappo giralo tra le dita e conta i denti. Ne troverai 21 quasi sempre. E ripensa a dove ha portato quel pezzetto di latta, insieme alle altre storie nascoste in una bottiglia, come quella del monaco che cercava di togliere le bolle allo champagne.
Ultimo dettaglio. Ancora nel 1904, con le lamette già in vendita, l’azienda di Painter mandò Gillette a Londra ad aprire la filiale dei tappi. Il primo lavoro, evidentemente, non si butta via.
Fonti
National Inventors Hall of Fame: William Painter
ASME: Crown Cork and Soda Filling Machine
Invention & Technology: The Razor King
Lemelson-MIT: King Gillette
Ultimo aggiornamento: 6 novembre 2026
