Novembre porta nel nome il numero nove, eppure è l’undicesimo mese dell’anno. Non è la svista di qualche copista: per i primi romani novembre era davvero il nono, perché il loro anno cominciava a marzo.
Prova a contare sulle dita partendo da marzo. Marzo, aprile, maggio, giugno, poi il quinto e il sesto mese, poi settembre, ottobre, novembre e dicembre: settimo, ottavo, nono, decimo. I conti tornano alla perfezione. Lo dice anche il vocabolario Treccani: era il nono «nell’antico calendario romano, in cui l’anno aveva inizio con il mese di marzo».
Un anno con l’inverno senza nome
Secondo la tradizione, il primo calendario di Roma, attribuito a Romolo, aveva solo dieci mesi. Dopo dicembre c’era un buco: le settimane più fredde, quando nei campi non si faceva nulla, semplicemente non venivano contate. Immagina un’agenda a cui qualcuno ha strappato le pagine dell’inverno.
Il re Numa Pompilio avrebbe poi riempito il vuoto con gennaio e febbraio, portando i mesi a dodici. Qui serve un dubbio onesto: l’anno di Romolo è più leggenda che documento, e gli storici non sono sicuri che sia mai esistito davvero così. Di certo c’è che marzo, il mese di Marte e della ripresa delle campagne militari, rimase a lungo il vero inizio dell’anno.
Chi ha spostato il Capodanno?
La politica, come spesso succede. Dal 153 a.C. i consoli, i due magistrati più importanti di Roma, presero a entrare in carica il primo gennaio. L’anno ufficiale si spostò lì, e con il tempo lo seguirono tutti. Ma nessuno si prese la briga di rinominare i mesi. Settembre, ottobre, novembre e dicembre si ritrovarono scalati di due posti, come inquilini che cambiano piano senza cambiare il nome sul campanello. Ai giorni della settimana è andata diversamente: quelli hanno preso i nomi dai pianeti.
Quando Giulio Cesare riformò il calendario, nel 46 a.C., tenne i vecchi nomi. Gli unici mesi numerati a sparire furono il quinto e il sesto, Quintile e Sestile, ribattezzati luglio e agosto in onore di Cesare e di Augusto. L’unico calendario romano di prima della riforma arrivato fino a noi è dipinto su intonaco e fu trovato ad Anzio, la città dove stava Nerone mentre Roma bruciava. Oggi è a Roma, a Palazzo Massimo, e tra i frammenti si legge ancora Quintile.
Gli imperatori che volevano un mese tutto per sé
Dopo luglio e agosto, ogni imperatore con un ego robusto puntò ai mesi rimasti. Caligola chiamò settembre «Germanico», in memoria del padre, racconta Svetonio. Domiziano fece il bis: settembre diventò Germanico e ottobre Domiziano, perché nel primo era salito al trono e nel secondo era nato. Nessuno di questi nomi sopravvisse ai suoi padroni.
Il più furbo fu Tiberio, che disse di no. Il senato voleva chiamare novembre «Tiberio», visto che lui era nato il 16 di quel mese. La risposta ce l’ha conservata lo storico Cassio Dione, parola per parola: «E che farete, allora, quando ci saranno tredici Cesari?»
Così novembre è rimasto il nono. Anche se arriva undicesimo.
Fonti
Treccani, Vocabolario: novembre
Treccani, Enciclopedia: calendario (Numa, riforma di Cesare, luglio e agosto)
Cassio Dione, Storia romana 57.18 (Tiberio e novembre)
Svetonio, Vita di Domiziano 13.3 (settembre e ottobre rinominati)
Ultimo aggiornamento: 1 novembre 2026
