La cicogna con la lancia che svelò dove vanno gli uccelli

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Fino a duecento anni fa nessuno in Europa sapeva davvero dove andassero le cicogne d’inverno. Lo ha scoperto, suo malgrado, una cicogna bianca atterrata in Germania con una lancia africana conficcata nel collo.

Era la primavera del 1822, nella tenuta del conte von Bothmer, vicino a Klütz, sul Baltico. L’uccello era tornato al nido come ogni anno, solo che attraverso il collo aveva un’asta di legno lunga più o meno quanto un braccio, con la punta di ferro legata con tendini. Era sopravvissuto così per migliaia di chilometri. Il conte lo abbatté, e quella cicogna cambiò la storia dell’ornitologia.

Come facciamo a saperlo

La cicogna fu imbalsamata con la lancia ancora al suo posto, ed è ancora lì, nella collezione zoologica dell’Università di Rostock, dove la chiamano «Pfeilstorch», la cicogna con la freccia. Il museo la presenta come la più antica prova della migrazione a lunga distanza degli uccelli: un reperto che, all’epoca, ribaltò il modo di pensare degli studiosi.

Il botanico Heinrich Gustav Flörke esaminò l’arma e concluse che veniva dall’Africa centrale, probabilmente dalla regione dell’alto Nilo, nell’attuale Sudan, dove lance di quel tipo si usavano per la caccia. Quindi la cicogna aveva passato l’inverno laggiù, era stata colpita, e con quella lancia addosso aveva attraversato il deserto e il Mediterraneo per tornare a casa.

E prima, cosa si pensava?

Qui le cose si fanno divertenti. Che gli uccelli sparissero d’autunno lo vedevano tutti, ma le spiegazioni erano fantasiose. Aristotele sosteneva che alcuni uccelli cambiassero specie con le stagioni: il codirosso d’estate diventava pettirosso d’inverno (e sui pettirossi c’è ancora qualcosa da scoprire, come racconta la storia delle femmine che cantano d’autunno). Per secoli si credette che le rondini passassero l’inverno addormentate nel fango, sul fondo di stagni e laghi, e nel Cinquecento circolavano illustrazioni di pescatori che le tiravano su con le reti. C’era chi giurava che si trasformassero in topi, e perfino chi ipotizzava un volo fino alla Luna.

Non erano sciocchi: semplicemente nessuno aveva mai seguito un uccello oltre il mare. La rivista della Audubon Society racconta come la conoscenza sia arrivata a pezzi, tra esploratori, anelli alle zampe e infine satelliti, ma il primo indizio concreto fu proprio la cicogna di Klütz.

Perché fanno tutta quella strada

La cicogna bianca mangia rane, lombrichi, insetti, piccoli roditori: cibo che d’inverno, nei campi gelati del Nord Europa, sparisce. In Africa invece le savane a sud del Sahara ne offrono in abbondanza. Così ogni autunno parte, e ogni primavera torna, spesso allo stesso nido sullo stesso campanile.

C’è un dettaglio che rende il viaggio ancora più strano: la cicogna non ama battere le ali. Vola planando sulle correnti ascensionali che si formano sulla terraferma, e sul mare quelle correnti non ci sono. Per questo evita il più possibile di attraversarlo e si incanala nei punti stretti: Gibilterra a ovest, il Bosforo a est. In primavera qualche gruppo passa anche sopra lo Stretto di Messina, dove ogni anno si contano migliaia di rapaci in transito. Se vuoi capire come fanno a non perdersi, c’è il nostro pezzo su come gli uccelli si orientano nelle migrazioni.

La cicogna di Rostock, poi, non è rimasta sola. Per quasi due secoli fu considerata un pezzo unico, finché nel 2006 ne è riemersa un’altra, a Wittenberg, rimasta dimenticata per anni. E contando le segnalazioni di tutta Europa, le cicogne tornate dall’Africa con una freccia o una lancia addosso sono più di due dozzine. Al punto che in tedesco «Pfeilstorch» non indica più un uccello: indica una categoria.

Quella di Klütz resta la prima. Ha volato con la risposta piantata nel collo.

Fonti

Universität Rostock, Zoological Collection

Audubon Magazine, What This Gruesome Stork Taught Us About Bird Migration

Nordkurier, Der Storch mit dem Pfeil, der die Wissenschaft veränderte

Ultimo aggiornamento: 1 novembre 2026