Le campane che senti a mezzogiorno sono nate per una battaglia. Nel 1456 un papa ordinò a tutte le chiese di suonarle ogni giorno per chiedere aiuto al cielo contro l’esercito ottomano che assediava Belgrado, e da allora non hanno più smesso.
Quindi sì: il rintocco che accompagna la pasta che scola, in pratica, è il ricordo di un assedio sul Danubio. Solo che quasi nessuno lo sa più.
Un papa Borgia e una città sul Danubio
Il papa era Callisto III, al secolo Alfonso Borgia: uno spagnolo anziano, zio di quel Rodrigo che qualche anno dopo sarebbe diventato il famigerato Alessandro VI. Nella primavera del 1456 arrivavano a Roma notizie pessime. Il sultano Maometto II, che aveva appena preso Costantinopoli, marciava verso Belgrado, la fortezza che chiudeva la porta dell’Ungheria e, dietro di lei, dell’Europa centrale.
Il 29 giugno Callisto firmò una lettera rivolta a tutta la cristianità. Chiedeva penitenza, digiuni e soprattutto preghiere. E per non lasciare che la gente se ne dimenticasse, ordinò che in ogni chiesa le campane suonassero ogni giorno a un’ora fissa: un promemoria sonoro, una specie di sveglia collettiva che ricordava a tutti di pregare per chi difendeva le mura.
A difenderle c’erano due uomini molto diversi. Il condottiero ungherese Giovanni Hunyadi, soldato di mestiere, e un anziano frate abruzzese, Giovanni da Capestrano, che aveva radunato una folla di contadini armati di forconi e fionde predicando per le strade d’Europa.
Il colpo di scena: la vittoria arriva prima dell’ordine
Il 22 luglio, contro ogni previsione, gli assediati respinsero i turchi. Il sultano, ferito, si ritirò. E qui succede la cosa più bella della storia. Nel Quattrocento una lettera da Roma ci metteva settimane a raggiungere le parrocchie più lontane, mentre la notizia di una vittoria correva di bocca in bocca. Si racconta che in molti paesi l’annuncio del trionfo sia arrivato prima dell’ordine del papa: così la gente sentì suonare le campane a mezzogiorno e pensò che stessero festeggiando Belgrado.
Il papa, a quel punto, non smentì. La preghiera per chiedere aiuto diventò una preghiera per ringraziare. Callisto istituì anche una festa liturgica in ricordo della vittoria, la Trasfigurazione, che la Chiesa celebra ancora ogni estate. Lo ricorda lo stesso Vaticano: cinquecento anni dopo, Pio XII dedicò alla vicenda una lettera apostolica rivolta ai popoli dell’Europa orientale, citando proprio l’ordine delle campane.
Ma era proprio mezzogiorno?
Qui gli storici discutono. Il testo del papa, per come lo riassume la Santa Sede, parla di campane da suonare «a un tempo determinato», senza dire quale. In alcune città, poi, si suonava già a metà giornata per scandire il lavoro o per l’Angelus. Quello che è certo è che dopo Belgrado l’uso del rintocco di mezzogiorno si diffuse ovunque, e in Ungheria lo spiegano ancora oggi così: per gli ungheresi la campana di mezzogiorno è il ricordo di Nándorfehérvár, il vecchio nome di Belgrado, come racconta lo storico Zsolt Visy sul portale della Difesa ungherese.
In Italia il mezzogiorno ha anche altre voci: a Roma, per esempio, lo dà ancora un colpo di cannone dal Gianicolo. E le campane che lo annunciano spesso escono da fonderie antichissime, come la bottega molisana che le fonde da mille anni. Ma il motivo per cui suonano proprio in quel momento della giornata, invece che a metà pomeriggio, è più vecchio di qualsiasi quadrante d’orologio di piazza.
I due eroi di Belgrado non videro durare la loro vittoria. Pochi giorni dopo la battaglia, nell’accampamento scoppiò la peste. Hunyadi morì ad agosto, il frate di Capestrano a ottobre, in un convento sulle rive del Danubio. Le campane, invece, sono ancora lì.
Fonti
Pio XII, lettera apostolica Dum maerenti animo (1956), vatican.va
Zsolt Visy, A déli harangszó Magyarországon és a nagyvilágban, honvedelem.hu
San Giovanni da Capestrano: 570 anni dalla morte, InfoVaticana
Ultimo aggiornamento: 2 novembre 2026
