Le lancette girano in senso orario perché copiano un’ombra. I primi orologi meccanici imitavano le meridiane, e sulle meridiane europee l’ombra ha sempre girato in quel verso.
In pratica il senso orario è il senso del sole, visto da questa parte del mondo. E a Firenze c’è un orologio che se lo ricorda a modo suo.
Un bastoncino in un prato
Pianta un bastoncino in un prato, in una giornata di sole. Al mattino il sole sta a est e l’ombra si allunga verso ovest. A mezzogiorno il sole è a sud, alto, e l’ombra diventa corta e punta a nord. Verso sera il sole scende a ovest e l’ombra si stende verso est. Se guardi il tutto dall’alto, l’ombra ha fatto mezzo giro esattamente come la lancetta della cucina.
Questo vale per chi vive a nord dell’equatore: Egizi, Greci, Romani e gli orologiai del Medioevo che, verso la fine del Duecento, costruirono i primi orologi a ingranaggi. La gente sapeva già leggere l’ora da un’ombra che gira. Il quadrante nuovo doveva sembrare familiare, e la lancetta prese la strada dell’ombra.
A differenza dell’acqua del lavandino, che non sa in che emisfero sei, l’ombra lo sa benissimo. In Australia o in Argentina una meridiana da giardino gira al contrario, perché lì il sole passa a nord. Se gli orologi li avessero inventati a Buenos Aires, oggi «senso orario» vorrebbe dire l’opposto.
Su questa spiegazione quasi tutti gli storici sono d’accordo, ma una prova scritta non c’è: nessun orologiaio medievale ci ha lasciato un appunto per dire perché. Qualcuno aggiunge che in Occidente girare verso destra era considerato il verso giusto, di buon augurio, e che questo abbia dato una spinta.
Il quadrante che va al contrario
Ora entra nel Duomo di Firenze e voltati verso l’ingresso. Sopra il portale centrale c’è un enorme quadrante dipinto nel 1443 da Paolo Uccello, il pittore della Battaglia di San Romano, con quattro teste di santi agli angoli. Ha una sola lancetta, i numeri romani arrivano a ventiquattro, e la lancetta gira in senso antiorario.
Non è un errore. Quell’orologio segna l’ora italica: il giorno comincia al tramonto, quando le campane suonavano l’Ave Maria, e la ventiquattresima ora cade proprio lì. Era il modo di contare il tempo diffuso soprattutto in Italia, ma anche in Boemia e in Polonia. Un fiorentino del Quattrocento, guardando quel quadrante, sapeva subito quanta luce gli restava per lavorare.
E il verso? Secondo l’Opera del Duomo la lancetta copia il movimento dell’ombra di una meridiana. Sembra una contraddizione, ma c’è un dettaglio che nessuno si aspetta: sulle meridiane verticali, quelle disegnate sui muri rivolti a sud come sulle facciate di tante chiese italiane, l’ombra scende sotto lo stilo e scorre al contrario rispetto a quella del prato. Stessa ombra, stesso sole, verso opposto. Dipende solo da dove la guardi.
Com’è arrivato fino a noi
Nel Settecento il meccanismo fu rifatto e il quadrante adattato alle dodici ore, con una lancetta nuova: il mondo ormai contava il tempo da mezzanotte. Solo con il restauro del Novecento il disegno di Paolo Uccello è tornato visibile e la lancetta ha ripreso a girare all’antica. Se ti piacciono le chiese che fanno da strumento scientifico, a Bologna ce n’è una con una meridiana lunga quanto la navata.
Se entri in Duomo al tramonto, la lancetta dovrebbe trovarsi sulla ventiquattresima ora. Per quell’orologio, la giornata è appena finita.
Fonti
Opera di Santa Maria del Fiore, Paolo Uccello, orologio monumentale
Firenze Post, Restaurato l’antico orologio del Duomo: segna l’ora italica
History Facts, Why do clocks move clockwise?
Ultimo aggiornamento: 30 settembre 2026