La meridiana di San Petronio: 66,8 metri tracciati nel 1655

Preparato con l'aiuto dell'intelligenza artificiale · responsabile editoriale Andrea Bertolotti · come lavoriamo

Condividi l'articolo

La meridiana di San Petronio, a Bologna, misura 66,8 metri e riceve la luce da un foro aperto a 27,07 metri d’altezza nella volta della basilica. La tracciò Giovanni Domenico Cassini nel 1655 e, secondo l’Università di Bologna, resta la linea meridiana più lunga del mondo.

Ufficialmente doveva verificare il calendario gregoriano e la data della Pasqua. In pratica misurò il moto apparente del Sole con una precisione mai raggiunta prima e portò dentro una chiesa dello Stato Pontificio, ventidue anni dopo l’abiura di Galileo, una prova a favore di Keplero.

Non segna le ore.

Un foro di pochi centimetri governa 66,8 metri di pavimento

Il pezzo che conta sta in alto. Nella volta della navata sinistra, a 27,07 metri dal pavimento, una lastra forata lascia passare un fascio di luce solare: è il foro gnomonico, l’obiettivo di una macchina fotografica grande quanto una basilica. Sotto, incassata nel pavimento, corre una striscia metallica lunga 66,8 metri, incorniciata da lastre di marmo con i segni zodiacali e le scale delle date. A mezzogiorno vero la luce che scende dal foro disegna sul pavimento un ovale luminoso, e la posizione di quell’ovale dice il giorno dell’anno.

La misura non è casuale. Cassini calcolò 66,8 metri perché fossero un seicentomillesimo della circonferenza terrestre, così i conti sul posto diventavano immediati, e collocò il foro a mille pollici di piede francese dal suolo, cioè i 27,07 metri riportati dall’Università di Bologna.

La linea attraversa la basilica in diagonale e sfiora le basi delle colonne gotiche. Era l’unica traiettoria che consentisse tanta lunghezza senza demolire niente: Cassini la individuò guardando in alto dalla navata sinistra, in penombra, prima ancora di avere il permesso di costruirla.

Ci cammini sopra senza accorgertene.

Tre date costruiscono la linea: il Cinquecento, il solstizio, l’equinozio

Una meridiana a San Petronio esisteva già, ed era di medie dimensioni: l’aveva costruita nel Cinquecento il domenicano Egnazio Danti, cosmografo e matematico. Smise di funzionare all’inizio del Seicento, quando i lavori di ampliamento della basilica abbatterono il muro da cui entrava il raggio. Sull’anno esatto della costruzione di Danti le ricostruzioni divergono, oscillando tra il 1575 e il 1576: il dato non è fermo, e le fonti universitarie preferiscono parlare genericamente di meridiana cinquecentesca.

Nel 1655 la Fabbriceria affidò il nuovo progetto a un professore di trent’anni arrivato da Perinaldo, in provincia di Imperia. Cassini insegnava astronomia a Bologna dal 1650. Contro chi proponeva di rifare una linea più corta e più comoda, ne propose una due volte e mezza più lunga.

Il 21 giugno 1655, solstizio d’estate, eseguì la prima misura. Il 22 settembre, all’equinozio d’autunno, mostrò lo strumento a «li professori di Matematica e Filosofia e gli altri curiosi», come registra l’ateneo bolognese. Nessuno dei presenti sapeva a che cosa sarebbe servito davvero. La cronologia completa è nella tabella qui sotto.

Data Che cosa accade
1575-1576 (incerto) Egnazio Danti costruisce la prima meridiana di San Petronio
Inizio Seicento L’ampliamento della basilica abbatte il muro del foro: la linea di Danti diventa inservibile
1625 Giovanni Domenico Cassini nasce a Perinaldo
1649-1650 Cassini arriva a Bologna e inizia a insegnare astronomia
21 giugno 1655 Solstizio d’estate: prima misura per la nuova linea
22 settembre 1655 Equinozio d’autunno: la meridiana viene mostrata al pubblico
1656 Cassini pubblica le osservazioni fatte con il nuovo gnomone
1669 Cassini si trasferisce a Parigi, chiamato all’Osservatorio
1672-1703 Quattro terremoti fanno cedere il pavimento e spostano la linea
1695 Di ritorno in Italia, Cassini rivede e restaura la meridiana
1702 Bologna gli concede la cittadinanza
1712 Cassini muore a Parigi
4 ottobre 1776 Eustachio Zanotti inaugura un secondo restauro della linea

Nata per fissare la Pasqua, servì a confermare Keplero

Il modo in cui Cassini ottenne i fondi è la parte più interessante della vicenda. Sostenne che la nuova linea avrebbe fornito una verifica della bontà del calendario gregoriano, introdotto una settantina d’anni prima e usato per calcolare la data della Pasqua. Era vero. Era anche parziale.

Con quella striscia di metallo Cassini studiò il rallentamento apparente del corso del Sole in estate, l’obliquità dell’eclittica, la parallasse solare, la rifrazione atmosferica e il diametro apparente del Sole: l’elenco è quello riportato dalla voce Treccani dedicata all’astronomo. Misurando giorno per giorno le dimensioni e la posizione dell’ovale di luce poteva risalire alla distanza del Sole e alla sua velocità apparente, e mostrare che le due grandezze non variavano allo stesso modo.

Secondo l’Università di Bologna quella fu la prima conferma sperimentale della seconda legge di Keplero. Nel 1656 Cassini pubblicò le osservazioni e le dedicò a Cristina di Svezia, allora la sovrana più corteggiata d’Europa dagli scienziati. Il libro lo rese famoso ben oltre Bologna.

Poi arrivò Parigi. Nel 1669 Cassini passò all’Osservatorio francese, dove individuò quattro satelliti di Saturno e la divisione degli anelli che porta il suo nome, in una stagione dell’astronomia che Tycho Brahe aveva contribuito ad aprire un secolo prima. Tornato in Italia tra il 1694 e il 1696 rimise mano alla linea bolognese, e il volume che ne uscì porta un titolo che è già un rendiconto: «La meridiana del tempio di S. Petronio tirata, e preparata per le osservazioni astronomiche l’anno 1655. Rivista, e restaurata l’anno 1695». La copia digitalizzata sta nell’archivio Historica dell’Università di Bologna.

Lo strumento invecchiò male, e la colpa fu del sottosuolo. Quattro terremoti, nel 1672, nel 1688, nel 1695 e nel 1703, fecero cedere il pavimento della basilica: la linea perse la posizione originale e il foro sul tetto risultò disallineato, come ricostruisce il Dizionario Biografico degli Italiani nella voce su Eustachio Zanotti. Fu Zanotti, astronomo bolognese, a rimetterla in squadra: il restauro venne inaugurato il 4 ottobre 1776.

La lapide in marmo della linea meridiana nel pavimento della Basilica di San Petronio, con l'iscrizione latina e le date 1656 e 1776
La lapide sul pavimento di San Petronio: «constructa anno MDCLVI, ampliori forma renovata anno MDCCLXXVI». Foto: Dimitris Kamaras / Wikimedia Commons / CC BY 2.0

Sulla lapide che i visitatori calpestano ogni giorno è inciso l’anno 1656, non il 1655 delle prime misure di Cassini: le due date convivono, e nessuna delle due è sbagliata. Una segna il lavoro, l’altra il collaudo.

Cosa non è vero

Non segna le ore. Una linea meridiana registra un solo istante al giorno, il passaggio del Sole sul meridiano locale, cioè il mezzogiorno vero. Per il resto del tempo la striscia resta al buio. Quello che fornisce è la data e l’altezza del Sole sull’orizzonte, non l’orario: per questo la Basilica di San Petronio concentra le osservazioni guidate intorno a mezzogiorno e non in altri momenti della giornata.

Non è la prima meridiana della basilica. Quella di Cassini è la seconda. La prima la costruì Egnazio Danti nel Cinquecento e fu resa inservibile dai lavori di ampliamento del primo Seicento, come ricostruisce l’Università di Bologna. Il progetto del 1655 nacque proprio per rimpiazzarla, e la lunghezza record fu la contropartita che Cassini chiese per accettare l’incarico.

A fine settembre, intorno al passaggio stagionale dell’equinozio, l’ovale di luce torna sul punto dove Cassini radunò i curiosi nel 1655. Servono una giornata di sole e un quarto d’ora di pazienza prima di mezzogiorno. Si entra dalla porta di sempre.

Fonti

Ultimo aggiornamento: 7 settembre 2026.