Sul pavimento di una basilica di Bologna corre una striscia di metallo lunga quanto un campo da calcio. È la meridiana più lunga del mondo, la tracciò un astronomo quasi quattro secoli fa, e la calpesti senza accorgertene.
Nacque, ufficialmente, per fissare la data della Pasqua. Ma il suo inventore aveva in mente ben altro, e finì per dare ragione a chi diceva che la Terra gira in modo strano intorno al Sole.
Una macchina fotografica grande come una basilica
Il pezzo che conta non è a terra, è lassù. Nella volta della chiesa, all’altezza di un palazzo di nove piani, c’è un piccolo foro. A mezzogiorno esatto un raggio di sole ci passa dentro e cade sul pavimento in un ovale di luce. È l’obiettivo di una fotocamera grande come un’intera chiesa, e la pellicola è quella striscia di metallo incassata nel marmo.
Giorno dopo giorno, l’ovale luminoso si sposta lungo la linea: d’estate è vicino, d’inverno lontano. La sua posizione ti dice il giorno dell’anno con una precisione impressionante. E qui c’è un tocco da genio: la striscia non fu tagliata a caso, ma su misura, così che a un capo e all’altro i conti astronomici tornassero da soli. La linea taglia la basilica in diagonale, sfiorando le colonne. Era l’unico modo di farla così lunga senza abbattere niente, e il suo autore la immaginò guardando in su, al buio, prima ancora di avere il permesso.
Nata per la Pasqua, servì a dare ragione a Keplero
L’uomo era Giovanni Domenico Cassini, un professore di trent’anni arrivato dalla Liguria. La parte più furba della storia è come ottenne i soldi. Disse ai committenti che la linea sarebbe servita a controllare il calendario e la data della Pasqua. Vero, ma solo a metà.
Perché con quella striscia Cassini si mise a misurare il Sole come nessuno prima: quanto sembra grande, quanto rallenta d’estate, quanto è lontano. E ricavò una prova a favore delle idee di Keplero sul moto dei pianeti. Il tutto dentro una chiesa dello Stato del Papa, appena ventidue anni dopo l’abiura di Galileo. Un colpo da maestro, mascherato da questione di calendario.
Il libro che ne trasse lo rese celebre in tutta Europa, tanto che poi lo chiamarono a Parigi, dove scoprì satelliti di Saturno e quella divisione degli anelli che ancora porta il suo nome, raccogliendo il testimone lasciato da Tycho Brahe. La linea, intanto, invecchiava male: una serie di terremoti fece cedere il pavimento e la spostò, e un altro astronomo bolognese dovette poi rimetterla dritta.

Un dettaglio da detective: sulla lapide che i visitatori calpestano è inciso l’anno 1656, mentre le prime misure sono del 1655. Nessuna delle due date è sbagliata. Una segna il lavoro, l’altra il collaudo.
Vero o falso?
«È un grande orologio da terra.» Falso. Non segna le ore. Si illumina un istante solo al giorno, il mezzogiorno vero; per il resto del tempo resta al buio. Ti dice la data, non l’orario.
«È la prima meridiana della chiesa.» Falso. Ce n’era già una, più piccola, del Cinquecento. I lavori di ampliamento la resero inservibile, e la linea di Cassini nacque proprio per rimpiazzarla.
Intorno all’equinozio, l’ovale di luce torna sul punto dove Cassini radunò i curiosi. Serve una giornata di sole e un quarto d’ora di pazienza prima di mezzogiorno.
Si entra dalla porta di sempre.
Fonti
- Università di Bologna, Cassini e la meridiana più lunga del mondo
- Historica, l’opera di Cassini sulla meridiana, 1695
- Treccani, Giovanni Domenico Cassini
- Basilica di San Petronio, l’osservazione del passaggio del Sole
Ultimo aggiornamento: 11 settembre 2026